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Continua la mobilitazione per il contratto dei metalmeccanici Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Parlagreco (delegato Fiom - Cgil Amisco)   

Milano  

Il 26 settembre a Paderno Dugnano (paese dell’hinterland di Milano) si è svolto il secondo sciopero di zona dei metalmeccanici per un contratto nazionale dignitoso e contro quello separato firmato da Fim e Uilm lo scorso 7 maggio.

Come il 6 giugno anche questa volta la partecipazione è stata significativa, oltre 200 lavoratori in manifestazione, come significativa era la rabbia mostrata. Per 2 ore la Comasina (una delle arterie stadali che portano a Milano) è rimasta bloccata e il blocco ha avuto ripercussioni anche sulla adiacente autostrada. Alla manifestazione si sono aggiunti anche alcuni studenti della vicina scuola tecnica industriale Gadda, venuti per solidarizzare con gli operai e per protestare contro i continui tagli alla scuola pubblica da parte del Governo.

Oggi ancora più che a giugno agli occhi di chi ha scioperato (l’adesione nelle fabbriche che hanno promosso lo sciopero è oscillata tra il 70 e il 90%) è evidente come non sia più solo un problema dei metalmeccanici poter portare a casa un vero contratto. Negli interventi che si sono susseguiti nel comizio finale è emerso chiaramente come la lotta si debba estendere anche alle altre categorie e agli studenti. Attacco alle pensioni, legge 30, aumento del costo della vita, crisi occupazionale, sono sotto gli occhi di tutti e riguardano tutti. Significativo a tale proposito anche il luogo in cui si è deciso di far finire la manifestazione, davanti ai cancelli della Sitindustria, fabbrica storica della zona che recentemente ha dichiarato la chiusura lasciando 100 lavoratori in mezzo alla strada.

Alla manifestazione erano presenti i lavoratori e i delegati  di diverse aziende che si trovano attualmente in scontro aperto con l’azienda: Amisco, Ecobat, Metalli Preziosi, Bialetti, solo per citarne alcune. In ognuna di queste fabbriche si è aperta la vertenza per conquistare un pre contratto sul modello di quello rivendicato a livello nazionale dalla Fiom. In ognuna di queste fabbriche la risposta dell’azienda è stata di totale rifiuto a trattare.

Alla Metalli Preziosi quest’estate il padrone, davanti all’escalation di scioperi articolati, ha organizzato una serrata intimidatoria. Alla Bialetti dopo un luglio di scioperi intensi il padrone alla riapertura dello stabilimento ha chiesto e avviato la cassa integrazione. All’Amisco, dove mentre scriviamo prosegue la terza settimana di scoperi articolati, il padrone che l’estate scorsa non ha voluto pagare il premio di produzione, lo stesso che poche settimane fa ha distribuito ai lavoratori i risultati di un questionario interno spiegando che l’armonia tra direzione e maestranze può e deve migliorare per il bene comune, si rifiuta categoricamente non solo di aprire le trattative ma anche solo di ricevere i delegati per un confronto preliminare, minacciando la cassa integrazione.

I lavoratori dell’Amisco non si sono fatti intimidire. In queste settimane l’ambiente si è fatto giorno dopo giorno più compatto e la determinazione a tenere duro è forte.

I lavoratori sanno che è troppo comodo farsi forti della congiuntura internazionale sfavorevole per riversare sulle loro spalle i costi e i sacrifici per mantenere sani i conti aziendali. Capiscono anche quale ipocrisia si cela dietro chi in questi dieci anni ha triplicato il proprio fatturato, ha fatto grandi profitti grazie al nostro sudore, si nasconde dietro false disponibilità al dialogo e appena vede profilarsi degli scioperi minaccia lo stato di crisi.

All’Amisco faremo la nostra parte, faremo tutto il possiblie per vincere la resistenza padronale sviluppando le forme di lotta più efficaci consapevoli che la lotta sarà lunga, complessa e che non abbiamo davanti solo il padrone aziendale me anche un Governo sostenuto da Confindustria che vuole peggiorare le nostre condizioni in nome dei loro profitti. Allo stesso tempo però è ormai chiaro, se ancora qualcuno aveva dei dubbi, che la lotta non può rimanere circoscritta alle singole aziende. è tempo che la Fiom torni indietro sulle sue scelte, come quella dei precontratti fabbrica per fabbrica, e riporti la lotta sul terreno nazionale, terreno in cui potremo dimostrare la nostra reale forza senza lasciare ogni singola fabbrica al proprio destino.

Così come a Paderno Dugnano il coordinamento dei delegati, che ha dato vita alla manifestazione del 26 ottobre, deve coordinare la lotta per il pre contratto organizzando e preparando scioperi e mobilitazioni che rafforzino i lavoratori di Paderno, anche ai livelli provinciali, regionali e nazionale la parola deve tornare ai lavoratori e ai delegati che devono coordinarsi e preparare la controffensiva ai padroni.

 
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