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La lotta all’Alfa continua! Stampa E-mail
Scritto da Tatiana Chignola   
Come sempre a pagare la crisi sono i lavoratori. Gli effetti disastrosi dell’accordo firmato da Fiat e governo lo scorso Dicembre continuano a farsi sentire: ora è chiaro che solo una parte dei lavoratori in cassa integrazione verrà reintegrata, mentre negli stabilimenti ancora produttivi le condizioni di lavoro non fanno altro che peggiorare.
 

A Melfi e a Pomigliano si produce a ritmi estenuanti, con turni di notte che durano anche due settimane consecutive. Termini Imerese ha dovuto adeguarsi a tali condizioni, pena la chiusura; ciò nonostante, tra cassa integrazione e mobilità, lo stabilimento è ormai privo di prospettive e ridotto ad una fabbrica di riserva.

La sorte di Mirafiori non è certamente migliore: tra i 1800 operai in cassa integrazione verranno selezionati (chissà con quali criteri!) quelli che rimpiazzeranno i lavoratori in mobilità lunga.

Il coordinamento dei delegati Fiom di tutti gli stabilimenti è completamente in mano alla burocrazia e non rispecchia in alcun modo la reale volontà dei lavoratori. Inoltre lo stabilimento di Arese, che vede al suo interno una forte presenza dello Slai Cobas, è tagliato fuori da ogni decisione che riguardi una prospettiva di lotta nazionale.

Il 7 Dicembre terminerà la cassa integrazione straordinaria, ma nessuno degli 850 operai dell’Alfa verrà reintegrato. Solo una parte di questi, circa 350, sarà “accompagnata alla pensione”, ma coloro che non hanno ancora raggiunto l’età del prepensionamento si troveranno di fronte a 24 mesi di mobilità. In altre parole la prospettiva rimane uno stipendio da fame (circa 630 euro al mese) per altri due anni, al termine dei quali i lavoratori saranno costretti a cercarsi un nuovo posto di lavoro (con tutte le difficoltà che una persona di mezza età può incontrare).

Da un mese a questa parte i lavoratori di Arese hanno ricominciato a lottare con grande combattività, bloccando l’autostrada e organizzando picchetti. La Rsu ha intrapreso anche una battaglia di tipo legale che, nonostante l’esito positivo, non ha la forza di invertire le sorti della vertenza. Lo scorso Luglio, infatti, il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza che ordina il reintegro dei cassintegrati, ma la Fiat ha pensato bene di attuarla solo nel mese di Agosto, per sostituire i lavoratori in ferie, e da Settembre tutto è tornato come prima. Lo stesso vale per il ricollocamento dei lavoratori Alfa nei nuovi consorzi stanziatisi nell’area di Arese: al loro posto sono stati assunti giovani precari non sindacalizzati.

Sapevamo benissimo che la Fiat se ne sarebbe infischiata sia del giudice, sia dei lavoratori, continuando lo smantellamento della fabbrica e la speculazione edilizia; ma l’aspetto più contraddittorio è che di fronte ad un attacco del genere gli esponenti della sinistra mantengono un silenzio assordante! La stessa Fiom, almeno a livello milanese, se ne sta in un angolo senza proporre uno sbocco concreto alla vertenza. Lo Slai Cobas è rimasto l’unico sindacato che propone un minimo di mobilitazioni. Questo esprime innanzitutto la necessità di riconquistare la Cgil ad una politica che difenda realmente gli interessi dei lavoratori. In secondo luogo non possiamo e non dobbiamo riporre alcuna fiducia nelle istituzioni: i padroni vanno attaccati nei loro interessi. Solo una lotta che colpisca i profitti può portare realmente alla vittoria!

 
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