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Scritto da Davide Bacchelli   

Contratto Nazionale dei metalmeccanici – I risultati dei pre-accordi Fiom a Bologna

Con 31 pre-accordi realizzati sul totale dei 155 a livello nazionale (dato aggiornato al 19 settembre), Bologna è la punta più avanzata nello sviluppo della strategia della Fiom per la conquista di un contratto nazionale sostenuto dalla maggioranza dei metalmeccanici.

Tra gli accordi spiccano quelli del gruppo IMA e della G.D, aziende produttrici di macchine automatiche con circa 1.500 dipendenti, le maggiori aziende dell’area e, a livello nazionale, le più grandi in cui finora si sono chiuse le vertenze precontrattuali.

In particolare con il gruppo IMA si è usciti dai limiti territoriali andando ad interessare stabilimenti situati in provincia di Firenze (Libra) e di Milano (Comadis). Rassegna Sindacale, il settimanale della CGIL, ha così parlato di “colpo grosso” della Fiom bolognese, anche perché l’amministratore delegato dell’IMA, Alberto Vacchi, è il vicepresidente di Assoindustria di Bologna. Per questo “tradimento” Fim e Uilm hanno protestato verso Federmeccanica, e Guidalberto Guidi, il numero due di Confindustria e padrone della Ducati Energia di Bologna, sulle pagine locali de La Repubblica del 18 settembre ha dichiarato che “purtroppo anche le nostre aziende rappresentative firmano, ma quello è un problema nostro e comunque ne risponderanno”.

L’incrinatura del fronte padronale, insieme alla dimostrazione che si può ottenere di più rispetto all’intesa del 7 maggio sottoscritta da Fim e Uilm, hanno determinato l’approvazione quasi unanime (923 si contro 14 no) del pre-accordo da parte dei lavoratori del gruppo IMA. E’ vero, la strada per un diverso contratto nazionale è solo all’inizio, ma un primo risultato concreto allevia il bruciore del nulla di fatto nel rinnovo economico del 2001.

Se da un lato i pre-accordi dell’IMA e della G.D oggi costituiscono il punto di riferimento per le intese future, dall’altro vedono affermarsi il carattere aziendalista con cui i padroni interpretano la strategia della Fiom, assecondati in questo dalla fretta con cui funzionari e dirigenti sindacali cercano l’intesa, spesso arrivando al tavolo delle trattative senza una discussione preparatoria in RSU, giustificandosi di fronte ai delegati più dubbiosi e critici con la necessità di chiudere il più alto numero di pre-accordi possibile prima dello sciopero generale indetto dalla Fiom.

Se su salario e lotta al precariato i risultati sono inferiori rispetto alla piattaforma nazionale approvata e sostenuta da 450mila metalmeccanici (120 euro uguali per tutti invece di 135; contratto a tempo indeterminato dopo 12 mesi di attività continuativa da parte di un lavoratore atipico e dopo aver verificato la non temporaneità della prestazione, invece di 8 mesi in automatico), la ultrattività del CCNL del 1999 - l’ultimo sottoscritto unitariamente da Fim,Fiom e Uilm – in realtà apre alla possibilità di applicare l’intesa separata del 2003 e quindi anche la famigerata legge 30. Certo, è necessario il confronto preventivo fra le parti, ma questo significa rimandare il tutto ai rapporti di forza in azienda. E se la RSU dice no? Per quanto riguarda l’IMA, Vacchi ha le idee chiare: si andrà allo scontro, come ha tranquillamente dichiarato al tavolo della trattativa. Tanto è vero che in IMA non si è nemmeno parlato di clausole che limitano l’azione di sciopero, a differenza di quanto contenuto nella maggioranza dei pre-accordi, conquistati grazie alla determinazione dei lavoratori negli scioperi articolati che ha mandato in bestia i padroni della Cesab, della Motori Minarelli o della Fini compressori, solo per fare alcuni esempi.

Invece la proprietà di IMA ha creduto opportuno chiudere in fretta la vertenza per non avere noie nell’ultimo trimestre dell’anno quando si realizza il grosso del fatturato. Infatti, sempre su “La Repubblica” del 18 settembre, a fianco e a replicare alle dichiarazioni di Guidi, intervistato Vacchi dichiara che in IMA “abbiamo investito nella pace sociale”, cosa impossibile a Bologna senza concertare con la Fiom, e che con il pre-accordo “noi abbiamo soltanto riconosciuto un’integrazione ai lavoratori”, “la nostra è un’integrazione, come il contratto aziendale che è stato pienamente riconfermato”, e aggiunge che “no, il nostro non è un modello esportabile a livello nazionale”.

Invece il nostro compito è proprio generalizzare l’apertura delle vertenze sulla base della piattaforma nazionale e coordinare le varie forme di lotta in tutto il paese per farle convergere nel prossimo sciopero generale.

L’attuale situazione a Bologna apre alla possibilità di rompere il fronte padronale in punti nodali come la Ducati Energia di Guidalberto Guidi – ovvero sconfiggere Confindustria in casa propria dove vengono multati i lavoratori che scioperano con la Fiom - o la Weber-Magneti Marelli, per aprire una breccia nel gruppo Fiat. Costruiamo dei coordinamenti di lotta dei delegati e pressiamo i vertici della Fiom per la costituzione di una cassa di resistenza a sostegno dei lavoratori che dovranno reggere il duro scontro in queste fabbriche, spieghiamo il valore cruciale di queste vertenze in tutti i luoghi di lavoro anche dove, raggiunto il pre-accordo, le mobilitazioni articolate si sono interrotte. Una vittoria significativa sarebbe di riferimento per i lavoratori in lotta in tutto il paese. E la cassa di resistenza smetterebbe di rimanere solo argomento di polemica negli organismi sindacali, diventando nei fatti lo strumento con cui rilanciare le mobilitazioni coinvolgendo tutta la categoria.

 Così falliranno tutti gli “investimenti nella pace sociale” tanto decantata dai vari Vacchi – ma non disprezzata dai Guidi che la cercano con l’uso del bastone invece della carota – condizione necessaria per conquistare un contratto nazionale che risponda alle nostre esigenze.
 
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