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Scritto da Samira Giulitti (delegata Direct-Line)   
Alcune lezioni importanti

MILANO - Il 6 giugno si è svolto uno sciopero nelle due sedi della Direct Line, quella di Lambrate e quella di Cinisello Balsamo (Milano), che ha visto la partecipazione quasi totale di tuttti i lavoratori, con una percentuale di adesione di oltre il 97%.

Lo sciopero era stato indetto, ufficialmente per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ma a livello aziendale abbiamo deciso che era arrivato il momento di indire un’azione di lotta anche per sbloccare la trattativa sul contratto integrativo.

Nel mese di aprile, infatti, abbiamo presentato all’azienda la piattaforma votata all’unanimità da tutti i lavoratori e, dopo una prima apparente apertura, nel corso della trattativa si sono chiarite le posizioni. L’azienda, infatti, ha subito detto che per quanto riguarda tutte le rivendicazioni economiche non ci sono margini di trattativa.

Così abbiamo organizzato le assemblee con i lavoratori per sottoporre al voto le nostre proposte.

Fin dalle assemblee si capiva che lo sciopero avrebbe avuto un buon seguito: infatti non solo tutti hanno partecipato, ma in moltissimi hanno preso la parola dichiarando di essere disponibili anche a fare più di una giornata di mobilitazione viste le intenzioni dell’azienda.

Nella nostra realtà non esiste, un contratto integrativo e questo ha fatto in modo che moltissime questione fossero gestite unilateralmente dall’azienda, da quelle “minime” come le pause o le ferie, a quelle di carattere economico come l’indennità turno, ecc.

Per questo i lavoratori sentono così tanto la necessità di avere un contratto integrativo che possa raccogliere e risolvere tutte le varia problematiche.

Nei giorni precedenti alle assemblee abbiamo distribuito dei volantini nei quali si spiegavano le ragioni dello sciopero e, parlando con i neo-assunti e i co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi) è emersa la necessità di organizzare dei picchetti davanti ai cancelli per “impedire” a quei lavoratori che avrebbero voluto scioperare, ma data la loro condizione precaria non potevano.

Ovviamente si trattava di un’azione pacifica, un picchetto dimostrativo che aveva l’obbiettivo di convincere gli indecisi e di fare in modo che i precari non corressero dei rischi nei confronti dell’azienda.

Questa proposta è stata spiegata in assemblea e votata all’unanimità da tutti: la buona riuscita del picchetto non poteva, infatti, prescindere dalla partecipazione massiccia dei lavoratori a tempo indeterminato davanti ai cancelli.

Per coprire entrambe le sedi abbiamo organizzato due presidi, uno più grande sotto la direzione dell’azienda a Lambrate e l’altro più ristretto nella sede di Cinisello Balsamo.

I risultati sono stati sorprendenti: non solo moltissimi lavoratori ci hanno aiutato a coprire le entrate dei turni di entrambe le sedi rimanendo a presidiari i cancelli dalle 7.30 di mattina fino alle 17.00, ma quasi nessuno, compresi i precari sono entrati a lavorare.

Ai nuovi assunti, ancora in prova, abbiamo spiegato che se fossero rimasti uniti rimanendo tutti fuori, l’azienda non avrebbe avuto modo di fare delle ritorsioni e che la questione decisiva è sempre e comunque quella dei rapporti di forza che si riesce a mettere in campo.

Così è stato: i nuovi assunti nel corso delle scorse settimane sono stati confermati e anche i co.co.co. con la scusa del picchetto che impediva loro di entrare, non hanno subito alcuna ritorsione.

Crediamo che da questa piccola esperienza si possano trarre alcuni insegnamenti importanti. Il primo è che se uno sciopero non riesce non è mai colpa dei lavoratori.

Nel corso di questi ultimi anni si è infatti instaurata una tradizione negativa all’interno del sindacato e della Cgil, ovvero, quella di convocare iniziative di lotta nelle aziende limitandosi a mettere un comunicato sindacale in bacheca, magari il giorno prima dello sciopero.

Si è persa l’abitudine di organizzare in anticipo assemblee nelle quali spiegare ai lavoratori le ragioni delle mobilitazioni, coinvolgendoli attivamente e avendo sempre l’attenzione a capire e a recepire quali sono le esigenze e le richieste che i lavoratori stessi pongono.

Capita così, purtroppo, che gli scioperi non riescono perché non vengono preparati sufficientemente bene dai vari delegati e funzionari sindacali.

La seconda lezione, dal nostro punto di vista importante, riguarda i lavoratori precari e/o interinali.

Spesso sentiamo dire che è impossibile costruire un intervento sindacale tra i lavoratori precari, ma non è così, l’esperienza della Tim di Bologna, del resto dimostra tutto il contrario.

Nel corso dello sciopero abbiamo capito che se ci sono le motivazioni politiche, che se i rapporti di forza ci sono, anche questi lavoratori possono scioperare. La loro adesione allo sciopero per noi è stata importantissima, perché abbiamo tolto all’azienda la possibilità di appoggiarsi, durante gli scioperi, ad un folto numero di lavoratori.

Il prossimo passo, dopo la firma del contratto integrativo, sarà quello di iniziare una battaglia per la loro assunzione a tempo indeterminato.
 
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