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Il miglior sciopero degli ultimi vent’anni! MILANO - Questo è stato il commento di un esperto delegato, Emanuele Geronimo della Ecobat, della zona di Paderno (paese alle porte di Milano) alla fine della manifestazione dei metalmeccanici della zona il 6 giugno. Come dargli torto visto che lo sciopero e la manifestazione hanno visto un adesione superiore all’80% nelle fabbriche e la partecipazione di oltre cento operai al corteo.
Per la prima volta da anni si è vista la partecipazione attiva di tanti lavoratori, che prima di partire hanno improvvisato con bombolette spray e vecchi lenzuoli striscioni contro l’accordo separato firmato da Fim, Uilm e padroni e contro il governo Berlusconi. C’erano anche molti giovani che hanno attraversato la zona industriale colorandola con bandiere rosse della Fiom e gridando slogan a ripetizione. Il corteo ha occupato simbolicamente per alcuni minuti una delle principali arterie che portano a Milano per poi chiudersi con un’assemblea davanti alla principale fabbrica della zona, la Metalli preziosi. L’iniziativa, promossa da un gruppo di delegati della zona, si inseriva nel pacchetto di 16 ore di sciopero convocato dalla Fiom a livello nazionale. La situazione di partenza non era tra le migliori, la zona è composta da tante piccole e medie aziende che prese individualmente hanno un basso valore conflittuale, ma se unite e coordinate possono avere un peso determinante. Come delegati ci si era resi conto che se non si fosse organizzata una campagna capillare lo sciopero rischiava di essere poco partecipato. A tale proposito abbiamo messo in piedi un coordinamento dei delegati della zona, abbiamo steso un piano e abbiamo cominciato a portare avanti una campagna come da tempo non si vedeva. Alcuni delegati si sono responsabilizzati di coprire con assemblee il numero più alto di aziende, anche quelle poco o per nulla sindacalizzate, è stato prodotto un volantino distribuito, con l’aiuto anche di altri lavoratori e studenti, in modo capillare nelle fabbriche. Dopo un primo momento di difficoltà, dove più di un delegato ha incominciato a esprimere qualche perplessità sulla riuscita della manifestazione, l’esempio e l’audacia dei più determinati hanno ricompattato il fronte mostrando che la macchina organizzativa stava ingranando, man mano che la data di avvicinava si incominciava a capire che il successo sarebbe stato alla nostra portata. Questo anche grazie all’impegno profuso dagli studenti del Collettivo Pantera dell’università Statale di Milano, che da subito hanno accolto con entusiasmo la proposta di aiutarci, e dei compagni della rivista FalceMartello, che hanno giocato un ruolo importante nei volantinaggi e garantendo un supporto logistico decisivo con autoparlanti, megafoni e microfoni all’atto conclusivo della manifestazione. Va detto che la Fiom provinciale si è limitata solo a patrocinare l’iniziativa, nessun aiuto concreto è arrivato: nè in termini di pubblicizzazione dello sciopero agli attivi della zona, in cui si contano molte fabbriche metalmeccaniche che si sarebbero potute coinvolgere, nè in termini logistici. Per esempio solo la sera prima della manifestazione ci hanno avvisato che gli autoparlanti della Fiom erano rotti, solo quella stessa sera si sono ricordati di chiedere il permesso alla questura per la manifestazione. I motivi per cui la Fiom provinciale poco o nulla si è spesa possono essere i più diversi, sicuramente ha pesato la mancanza di fiducia di alcuni dirigenti sul buon esito dell’iniziativa. Inutile impegnarsi in qualcosa che si dava già per scontato che fallisse. Se il tutto fosse finito con un fallimento ancora una volta le responsabilità sarebbero ricadute sui delegati. Il coordinamento messo in piedi per preparare questa iniziativa ora continuerà a lavorare per portare a buon fine la vertenza. La prima lezione che si deve evincere da questa esperienza è che per portare avanti questa battaglia è necessario un lavoro paziente di coinvolgimento dei lavoratori per renderli partecipi e coinvolgerli nell’organizzazione della lotta. Questo è il compito che vogliamo darci, questo è l’unico modo che ci permetterà di vincere. |