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Accordo alla Fiat di Pomigliano Stampa E-mail
Scritto da Piero di Nardo   
Un’altra truffa per i lavoratori!
 
Lo scorso 24 aprile nella sede dell’unione industriali di Napoli i sindacati confederali e i rappresentanti della Fiat di Pomigliano hanno sottoscritto un accordo sulla rimodulazione dei contratti di lavoro.
Già in molti lo hanno definito la “melfizzazione” di Pomigliano riferendosi alla riformulazione della tempistica di lavoro. La stessa Fiom che pure ha sottoscritto l’accordo, resasi conto dell’enorme insoddisfazione generatasi nella base all’indomani della firma, manifestatasi anche attraverso scioperi in vari reparti della fabbrica, ha deciso di stralciare la parte dell’accordo riguardante la tempistica.

Per capire cosa comporta letteralmente una modifica degli orari di lavoro e soprattutto in che modo si articolerà questa modifica bisogna andare indietro alla legge che solo pochi giorni prima il governo Berlusconi aveva approvato “sull’organizzazione di taluni aspetti del lavoro e dell’orario di lavoro”.

Questo decreto legge, tra le altre cose, stabilisce:

Che il lavoro straordinario entra all’interno del lavoro regolarmente programmabile e non sarà più, di conseguenza, lo “straordinario non preventivabile in alcun modo”.

Viene dato al lavoro (art. 35-41 della costituzione) un peso/valore legato a doppio filo (o meglio dipendente in linea diretta) alle esigenze produttive cicliche (periodiche/costantemente non programmabili-prevedibili), cosa che determina la vita dei lavoratori in base ai capricci dei padroni del mercato, denominate eufemisticamente “cause di forza maggiore” (art 5).

Appare chiaro, a questo punto, che la rimodulazione della tempistica sarà a vantaggio dei padroni e non dei lavoratori, e che le esigenze di vita di un lavoratore dovranno essere legate a doppio filo con quelle della Fiat. Il solito discorso: se la fabbrica va bene devi lavorare per produrre di più, se la fabbrica va male, o accetti di lavorare quando e come decide il padrone o te ne vai a casa perché licenziato. Il decreto legge dell’8 aprile non è una casualità, ma servirà alle grandi aziende ed in primis alla Fiat per poter creare un clima in fabbrica repressivo e l’eliminazione dei diritti sindacali e di ogni tutela sul lavoro.

La Fiat di Pomigliano ha saputo sfruttare a pieno l’aiuto datogli dal governo e l’ipocrisia dei vertici sindacali (soprattutto della Cgil) che si sono seduti al tavolo delle trattative a firmare un accordo capestro. La strada che sta percorrendo la Fiat appare chiara, ovvero chiudere intere unità produttive (vedi l’Alfa di Arese) per poi pretendere che gli altri settori sopperiscano con un lavoro raddoppiato e con diritti sindacali dimezzati.

Può essere, a questo punto, interessante analizzare anche un’altra parte dell’accordo che i sindacati rivendicano come conquista. Fondamentale, ad esempio, appare l’aspetto delle 1.000 assunzioni promesse dalla Fiat in 5 anni. A questo proposito l’azienda non ha garantito assolutamente che vi saranno queste assunzioni, ma ha legato il tutto al prossimo ciclo produttivo. Inoltre sarebbe assurdo non considerare che anche se si assumessero 1000 lavoratori in 5 anni, questi andrebbero solo in parte a sostituire quelli espulsi dalla produzione nell’ultimo anno alla Fiat di Pomigliano.

A dicembre, durante la vertenza Fiat, gli stessi sindacati si lamentavano del fatto che “la crisi generale della Fiat sta investendo fortemente il settore auto in Campania: all’Alfa di Pomigliano d’Arco sono già stati persi oltre 1000 posti di lavoro, con una riduzione della produzione di circa il 20% nell’ultimo anno” (Napoli, 4/12/2002 Fim - Fiom - Uilm - Fismic Campania).

Con questo meccanismo l’azienda sostituirà nell’arco di 5 anni 1.000 lavoratori a tempo indeterminato con altrettanti lavoratori con contratto precario. Naturalmente questi saranno maggiormente ricattabili e non godranno degli stessi diritti sindacali degli altri lavoratori. Cosa ancora più assurda è che gli stessi lavoratori con contratto a tempo indeterminato che sono stati licenziati potrebbero rientrare in fabbrica con un contratto precario.

In quest’ultimo mese, a livello nazionale, si è riaccesa la battaglia per il contratto nazionale dei metalmeccanici con la Fiom che si oppone frontalmente agli accordi presi tra Fim, Uilm e Confindustria. Mentre a livello nazionale la Cgil convoca scioperi in difesa dei diritti dei lavoratori e in ogni caso mette da parte l’idea della concertazione ad ogni costo, a livello locale la stessa Cgil firma accordi scandalosi che aumentano la precarietà e peggiorano terribilmente le condizioni di vita dei lavoratori.

La crisi Fiat non è ancora terminata e la crisi economica in cui ci troviamo non permetterà una crescita della produzione tale da risolvere i problemi di questa azienda. Le condizioni di vita dei lavoratori in fabbrica peggioreranno sempre di più ed in questa ottica la parola d’ordine della nazionalizzazione dell’azienda sotto il controllo dei lavoratori presto ritornerà all’ordine del giorno. Solo una Fiat in mano ai lavoratori potrà realmente garantire condizioni di vita migliori agli stessi.

- Immediata revoca dell’accordo firmato tra i sindacati confederali e i vertici Fiat.

- Trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato.

- Immediata revoca del contratto nazionale metalmeccanici firmato di FIM UILM e vertici Fiat.

- Nazionalizzazione della Fiat sotto il controllo dei lavoratori.
 
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