|
REGGIOEMILIA - Non ci stancheremo mai di ribadire qual è il vero volto dei padroni: quando i profitti crescono, per i lavoratori crescono in modo esponenziale le ore ed i ritmi lavorativi, lo sfruttamento, la flessibilità e la precarietà (mentre il salario resta al palo); quando “arriva la crisi” i padroni presentano il conto: licenziamenti, mobilità, prepensionamenti, ed a pagarlo sono sempre gli stessi: i lavoratori.
Anche la vertenza dello stabilimento avicolo AIA (macellazione tacchini) di Bagno (RE) conferma questa legge fondante del sistema economico capitalista: al 31 luglio la crisi economica provocherà la chiusura dello stabilimento con 330 licenziamenti, con “promesse” di ricollocamento di meno del 50% dei lavoratori (80% di questi con trasferimento a Verona) e ulteriori 150 licenziamenti nel gruppo, oltre naturalmente alla vendita dell’area per fare cassa. Nonostante il rifiuto netto di questo piano da parte sindacale e la proposta di soluzioni alternative, sostenute dai lavoratori con due giornate di sciopero (28/04 e 8/05), il padronato non intende riaprire le trattative e agisce individualmente su singoli lavoratori al fine di dividere il movimento operaio. L’adesione agli scioperi è stata del 100% e l’8 maggio, al presidio davanti ai cancelli, la presenza di molte delegazioni provenienti da altre realtà ha sopperito all’assenza di parte dei lavoratori dello stabilimento. Sul palco sono saliti in serie Sindaco, rappresentanti di Provincia e Regione, Segretari e funzionari sindacali, lavoratori, mentre giungevano dati positivi circa le adesioni allo sciopero (al 100% pressoché in tutti gli stabilimenti del gruppo) a noi è stata negata la possibilità di intervenire causa “la fretta e l’urgenza di smontare tutto”. Lo spostamento a sinistra dei vertici istituzionali è stato (a parole) notevole: dichiarazioni quali “non può essere accettato che a pagare siano sempre i lavoratori”, “AIA, Veronesi (il padrone) ti incalzeremo, saremo dalla parte dei lavoratori fino al raggiungimento degli obiettivi” e simili, si sono susseguite in un crescendo di applausi. Ma di prospettive chiare e di metodi di lotta adeguati alla posta in palio nessuno ha parlato. Da questo punto di vista è stata molto più chiarificatrice delle reali prospettive istituzionali la dichiarazione di un esponente regionale della Margherita: “speriamo che l’azienda cambi idea”. Non saranno gli appelli istituzionali alla morale o all’etica imprenditoriale (il comizio ne è stato pieno) oppure i vincoli del piano regolatore a far recedere il padrone dalle proprie decisioni. Questo si potrà ottenere esclusivamente con la lotta, rifiutando di continuare a riempire le tasche di Veronesi senza batter ciglio fino alla chiusura, per poi ricevere il benservito! Abbiamo fatto appello per mezzo di un volantino approvato dal Coordinamento provinciale Giovani Comunisti affinché siano messi in atto in tutto il gruppo scioperi a scacchiera senza preavviso e tutte quelle forme di lotta che provochino il massimo danno alla produttività con conseguenze ridotte per il salario dei lavoratori fino all’applicazione della scala mobile sull’orario di lavoro a difesa di tutti i posti. Riteniamo inoltre necessario fare pressioni sulle organizzazioni sindacali per la convocazione di uno sciopero generale provinciale a sostegno della vertenza e per la costituzione di casse di resistenza. Se questo non bastasse si dovrà discutere dell’occupazione dello stabilimento, del funzionamento della produzione sotto il controllo dei lavoratori e della richiesta di nazionalizzazione. Con queste proposte abbiamo convocato l’incontro del 24 maggio per la costituzione del “Comitato di solidarietà e lotta in sostegno dei lavoratori AIA” presso la Federazione Provinciale di Rifondazione comunista al quale, oltre a compagni del partito e membri di altre organizzazioni, ha partecipato esclusivamente un membro della Rsu AIA con il quale siamo da tempo in contatto. La scarsa partecipazione, conseguente al clima predominante di scoraggiamento all’interno della fabbrica, è sicuramente dovuta ad una serie di fattori: da un lato le pratiche concertative dell’ultimo decennio che hanno posto in secondo piano la lotta di classe smobilitando i lavoratori e sul versante opposto la partecipazione durante l’ultimo anno a scioperi e manifestazioni che non hanno raggiunto nessun risultato concreto. A questo si deve aggiungere l’assenza da parte dei sindacati (che continuano a contare esclusivamente sul susseguirsi di tavoli istituzionali) di prospettive e metodi di lotta chiari. Il comitato ha approvato l’appello alle OO.SS., che sarà supportato da una raccolta firme. Con le nostre proposte saremo presenti per un’assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento per tentare di riaprire la vertenza e creare un legame stabile e duraturo dal basso tra lavoratori e studenti. |