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FRIULI - Anche nel distretto industriale del “Triangolo della sedia” è partita ormai da un mese e mezzo la campagna referendaria attraverso interventi di fronte alle fabbriche, per discutere con i lavoratori non solo dell’articolo 18, ma anche della necessità di respingere i continui attacchi ai diritti dei lavoratori da parte di governo e Confindustria.
Nella zona industriale di Cividale del Friuli e del bacino produttivo conosciuto come “Triangolo della sedia”, nel quale sono occupati dai 10 ai 12 mila dipendenti, l’attività del comitato non si è limitata solo a dare informazioni sul referendum, ma è diventata anche un’occasione per discutere con i tanti lavoratori che abbiamo incontrato. Gli interventi non hanno riguardato solo le aziende medio-piccole, che costituiscono il tessuto vitale di queste realtà industriali e sono direttamente interessate dal referendum, ma anche quelle di grandi dimensioni; entrambe in questi ultimi anni hanno visto ristrutturazioni, assunzioni di tanti giovani con contratti flessibili e il peggioramento delle condizioni lavorative. Questo il frutto delle testimonianze raccolte fra i lavoratori che hanno espresso il loro malessere e la loro frustrazione, ma anche la voglia di capire e di lottare. L’immobilismo del sindacato in queste zone, dalla mancanza di un intervento in occasione degli scioperi generali dello scorso anno all’attuale schieramento per il sì al referendum, ma senza partecipazione attiva ai comitati, ha purtroppo demotivato i tanti lavoratori disponibili a mobilitarsi, favorendo gli imprenditori locali, che a fronte della crisi economica che minaccia l’erosione dei loro profitti, hanno fatto sempre più ricorso ai contratti precari e all’uso di forza lavoro immigrata, che essendo più ricattabile, contribuisce a spingere al ribasso le condizioni salariali di tutti i lavoratori. Frequenti sono i fenomeni di caporalato e il diffondersi di tappezzerie di imprenditori cinesi, che sfruttando manodopera immigrata dalla propria nazione e sottoposta a ritmi insostenibili, rappresentano le ultime forme di sfruttamento del capitalismo friulano locale. La fotografia di questa realtà industriale mette ancora più in evidenza la necessità di aprire una battaglia contro gli attacchi dei padroni e per democratizzare il sindacato, affinché i lavoratori abbiano la possibilità effettiva di incidere per difendere i salari e i diritti fondamentali. Un primo passo in questa direzione è stato fatto con la costituzione del Comitato per il sì che ha rappresentato un’occasione per unire i lavoratori dal basso, per discutere di fronte ai luoghi di lavoro e in un’assemblea pubblica che si è tenuta il 29 maggio a Manzano (uno dei tre comuni che costituiscono il distretto della sedia) di come sia necessario, dopo il voto al referendum, ripartire con una controffensiva per la riconquista dei diritti che la classe operaia ha perso. Negli ultimi due anni numerose sono state le manifestazioni e gli scioperi che anche in Friuli hanno visto la partecipazione di lavoratori, giovani precari, immigrati e studenti, ma la voce di chi è sceso in piazza per protestare contro la guerra, i tagli all’assistenza sociale e all’istruzione e per rivendicare salari dignitosi e un posto di lavoro sicuro non è stata ascoltata: coloro che hanno convocato le mobilitazioni non hanno portato avanti una battaglia determinata per fermare l’arroganza del governo e dei padroni. Questa riflessione è stata condivisa anche da molti lavoratori durante l’intervento che il comitato per il sì ha potuto effettuare all’assemblea sindacale di una delle imprese più grandi della provincia udinese, la Danieli s.p.a, che ha visto la partecipazione di circa 60 operai metalmeccanici. Ciò dimostra la consapevolezza da parte di questi lavoratori che è necessario invertire la tendenza con cui sono state finora portate avanti le loro rivendicazioni e rilanciare una lotta organizzata dal basso: solo l’unità di tutti i lavoratori, immigrati e precari potrà realmente cambiare i rapporti di forza nelle piccole come nelle grandi imprese e permettere alla classe operaia di vincere! |