|
- Referendum articolo 18 - Mancano ormai pochi giorni al voto sul referendum per l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle aziende sotto i 15 dipendenti. Come delegati e attivisti sindacali che tutti i giorni si battono nei propri posti di lavoro per difendere gli interessi dei lavoratori vogliamo fare un ultimo accorato appello perché tutti si spendano fino all’ultimo per raggiungere il quorum e far vincere il SI. Siamo convinti che lo statuto dei lavoratori e dunque l’articolo 18 vada sempre e comunque difeso, rivendicarne l’estensione è il modo migliore per difenderlo perché più lavoratori ne usufruiscono più sarà difficile per i padroni togliercelo. Anche se il quorum non fosse raggiunto un buon risultato sarebbe comunque importante perché l’ambiente che questo genererà tra i lavoratori creerà le basi per una ripresa delle mobilitazioni contro gli attacchi alle pensioni, ai salari e ai contratti che il padronato sta preparando.
Ci dicono che se questo referendum passasse le piccolissime aziende artigianali sarebbero costrette a chiudere. A parte che spesso le condizioni di lavoro in queste realtà sono fatiscenti e che i padroni approfittano della possibilità di licenziare senza giustificato motivo per ricattare e sfruttare ancora di più i propri dipendenti, non si capisce perché non dovremmo pretendere anche per loro condizioni di lavoro dignitose. Comunque questo argomento è assolutamente strumentale perché la legge delega 848, varata recentemente, permette di suddividere le medie e grandi aziende in tante piccole imprese di 15 dipendenti, perciò estende l’attacco all’articolo 18 a tutti i lavoratori. Vincere il referendum significa dunque annullare gli effetti della 848. Altrettanto strumentale è l’argomento secondo il quale questo referendum non riguarda i lavoratori precari, i problemi degli immigrati e le condizioni di lavoro più in generale. Chi sostiene questo in realtà teorizza una difesa dei lavoratori per settore, questo fa il gioco dei padroni perché indebolisce il fronte nel suo complesso, del resto chi sostiene queste teorie è proprio chi si è reso responsabile in questi anni di tutte quelle forme di flessibilità (vedi pacchetto Treu) che hanno significativamente peggiorato le condizioni di tutti. La battaglia per l’articolo 18 deve servire proprio a ricostruire un fronte di lotta di tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di contratto, condizioni e salario. Se i diritti valgono veramente per tutti, per i precari, per i lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti, per gli immigrati, solo superando le divisioni nel fronte della classe lavoratrice e unendo le nostre forze su una piattaforma di lotta unificante potremo tornare a vincere. Chi non accetta questo è destinato a sostenere le compatibilità di sistema che si traducono in flessibilità e peggioramento continuo delle condizioni di lavoro. Il referendum non è il terreno più favorevole per difendere i nostri diritti, ma ora è importante raggiungere il quorum e vincere questa battaglia. I padroni e il governo sanno che il modo migliore per far fallire il referendum è quello di parlarne il meno possibile. Non hanno argomenti per difendere il NO e dunque solo una bassa affluenza alle urne potrebbe salvarli. Hanno fatto di tutto per portare a buon fine la loro strategia. Hanno messo la scadenza referendaria in piena estate dopo due turni elettorali e hanno ricevuto un contributo generoso da parte della sinistra e dai sindacati nel depotenziare e confondere le forze che i lavoratori avrebbero potuto mettere in campo per vincere. Infatti se poteva essere scontato il servilismo dei dirigenti della Cisl nei confronti del padronato (schierandosi decisamente contro il referendum), non poco disorientamento ha creato tra milioni di lavoratori l’esitazione fino all’ultimo della Cgil e l’opposizione di Cofferati e della gran parte del gruppo dirigente dei DS. La Cgil si è schierata per il SI solo a sei settimane dal voto (per 6 mesi ha tergiversato e rinviato sistematicamente la discussione), lo ha fatto sotto le pressioni delle categorie e con tanti di quei distinguo che il messaggio che è arrivato ai lavoratori non è esattamente quello di chi farà di tutto per vincere. E che dire dell’impegno profuso nella campagna una volta presa una posizione? Qualche iniziativa pubblica, qualche manifesto e un appello sul sito Internet nazionale. Un po’ poco per il principale sindacato del paese che conta milioni di iscritti e che se mettesse i suoi attivisti nelle condizioni di fare una seria campagna faciliterebbe sicuramente il risultato. La sinistra della Cgil è riuscita ad ottenere che il sindacato si schierasse per il SI, ma con la logica d’apparato che sempre l’ha contraddistinta, in cambio è uscita dai comitati di sostegno al referendum depotenziandoli. Se era possibile c’è chi è riuscito a fare di peggio. La scelta dei Ds di dare libertà di voto e l’opposizione di Cofferati ai referendum, che è arrivato perfino a criticare apertamente la Cgil per la sua scelta, è stata una doccia fredda per milioni di lavoratori che avevano aderito agli scioperi e alla raccolta di firme organizzati dallo stesso Cofferati contro gli attacchi del governo Berlusconi all’articolo 18. Ancora una volta i dirigenti sindacali hanno dimostrato che a una lotta radicale preferiscono anteporre i propri interessi d’apparato. La forza profusa dai lavoratori e dai giovani negli scioperi e nelle mobilitazioni di questi due anni dimostrano che nella società c’è voglia di lottare. Votare SI è solo il primo passo per rilanciare le lotte, riprenderci il nostro sindacato e tornare ad essere protagonisti per vincere le battaglie che ci attendono nel prossimo futuro. Diamo un colpo ai padroni, al governo e a quei dirigenti sindacali che con il loro moderatismo ci conducono a una sconfitta dietro l’altra. Stefano Pol (Coordinamento nazionale Nidil-Cgil), Paolo Grassi (Collegio nazionale sindaci Nidil-Cgil), Paolo Brini, Orlando Maviglia (direttivo regionale Fiom Emilia Romagna), Davide Bacchelli (direttivo provinciale Fiom Bologna), Mario Iavazzi (Cgil Bologna), Fiammetta Fossati (direttivo provinciale Nidil-Milano), Sara Signoretti (direttivo provinciale Nidil-Bologna), Domenico Minadeo (delegato Filcea-Cgil Rsu Irce Imola), Giampietro Montanari (delegato Fiom-Cgil Rsu Cesab Bologna) Ivan Serra (delegato Fiom-Cgil Rsu Rcm Bologna), Samira Giulitti e Sara Cimarelli (delegate Fisac-Cgil Direct-Line Milano), Nunzio Vurchio (delegato Fiom-Cgil D’Andrea Milano), Fabrizio Parlagreco (delegato Fiom-Cgil Amisco Milano), Giuseppe Marazzi, Antonio Forlano e Laura Parozzi (delegati Filt-Cgil Ups Milano), Lorenzo Esposito (delegato Fisac-Cgil Banca d’Italia Milano), Vincenzo Longhi (delegato Filcea-Cgil General Detergent Milano), Laura Bassanetti (delegata Filt-Cgil Aci Global Milano). |