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Scritto da Samira Giulitti, Sara Cimarelli   

I lavoratori prendono la parola

Il 16 aprile, quasi 500 lavoratori giovani e  molto determinati hanno riempito la storica sala “Di Vittorio”  della Camera del Lavoro di Milano,

E’ stata la prima assemblea dei lavoratori Direct Line (azienda del settore assicurativo) sul contratto integrativo.

E’ stata per  la  maggior parte di questi giovani, alle prime armi con le questioni sindacali, la prima assemblea nella quale hanno iniziato a prendere confidenza con la lotta di classe.

Il grande risultato ottenuto dimostra, contrariamente a quanti sostengono che i giovani siano “disinteressati”, come un  programma di rivendicazioni corretto e  un metodo democratico di discussione, possano coinvolgere i lavoratori.

Nonostante la nostra azienda sia una delle più grandi del settore assicurativo (800 dipendenti ca.), non esisteva ancora il secondo livello di contrattazione, con tutti i risvolti negativi che questo comporta.

In un contesto in cui, ormai da diverse decine di anni, i contratti collettivi nazionali sono stati progressivamente svuotati di quasi tutti i contenuti che potessero tutelare i lavoratori e anzi, di rinnovo in rinnovo, sono andati peggiorando quello che già c’era, spesso, il contratto integrativo diventa agli occhi dei lavoratori  l’unica prospettiva credibile per migliorare la propria condizione.

E’ paradossale notare come, mentre a livello più generale, la Cgil, si batte a parole per la difesa della contrattazione nazionale, contro i progetti di chi vorrebbe abolirla, Ministro Maroni in primis, nei fatti la situazione sia ben diversa. Si continuano a firmare contratti nazionali di pessima qualità (l’ultimo è quello dei trasporti), costringendo poi  i lavoratori a recuperare a livello aziendale tutto quello che si perde con il nazionale; così  tutte quelle aziende, la maggioranza, dove i rapporti di forza non consentono di ottenere il secondo livello di contrattazione, rimangono doppiamente svantaggiate.

I lavoratori hanno partecipato con attenzione ed interesse  all’assemblea, consapevoli che quello sarebbe stato il primo passo per una battaglia più complessiva verso il miglioramento delle loro condizioni.

In parecchi hanno preso la parola e, sebbene fossero presenti capi e capetti, nessuno si è tirato indietro nel denunciare la situazione di disagio che si vive sul proprio posto di lavoro.

Noi delegate, che fin dal primo giorno ci siamo sempre battute all’interno della Cgil per un sindacato democratico e combattivo, sia nella relazione che nei nostri successivi interventi, abbiamo spiegato ai lavoratori come il buon esito di una vertenza, che si preannuncia lunga e difficile, dipenda in primo luogo, dal livello di mobilitazione che sapremo mettere in campo e come, ogni risultato ottenuto è sempre stato il frutto della lotta. Questo è stato valido per il passato, ma ancora di più vale oggi.

Abbiamo ribadito più volte che la forza del sindacato sono i lavoratori e soltanto una partecipazione attiva da parte di tutti può determinare un salto di qualità più generale.

Gli interventi, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, si sono concentrati soprattutto su aspetti che riguardano direttamente la qualità della vita all’interno dei posti di lavoro: ferie, turni, pause e via dicendo, piuttosto che su rivendicazioni di carattere salariale.

Questo la dice lunga di come nelle nuove realtà del mondo del lavoro, della cosiddetta “new economy ” si sia costretti a lavorare.

Soprattutto nei call-center , dove molto spesso il sindacato non esiste  e dove convivono mille tipologie di contratti, dagli interinali ai co-co-co, dove i diritti più elementari vengono regolarmente calpestati. Dalle pause alle ferie, tutto viene concepito come “gentile concessione“ delle aziende. Grosse responsabilità di questo le ha anche il sindacato, la Cgil su tutti.

Non sono lontani, infatti, gli anni in cui l’esistenza del lavoro flessibile e precario veniva sostenuta come necessaria per creare nuovi posti di lavoro che avrebbero ridotto il tasso di disoccupazione.

Dopo più di 10 anni ne vediamo i risultati: padroni sempre più arroganti e lavoratori sempre più sfruttati!

Ecco perché nella nostra piattaforma rivendichiamo come unica soluzione accettabile l’assunzione a tempo indeterminato.

Non a caso questo è stato uno dei passaggi più applauditi nell’assemblea.

Ridurre al minimo l’incidenza dei turni nelle fasce serali, piuttosto che il numero dei fine settimana lavorativi è per noi importante tanto quanto la richiesta di un aumento in busta paga.

Da sempre la battaglia di tutto il movimento operaio è stata quella per conquistare condizioni di lavoro dignitose, ma purtroppo negli ultimi anni, il sindacato ha permesso che si firmassero accordi che vanno contro questo principio come quelli che, per esempio, prevedono, il turno di notte anche per le donne.

Come delegati ci opponiamo fermamente a questa logica e il fatto che nel corso dell’assemblea i lavoratori abbiano sostenuto le nostre posizioni, dimostra quale sia la direzione che il sindacato dovrà prendere nel prossimo periodo. Crediamo che soltanto in questo modo sarà possibile migliorare le condizioni di tutti i lavoratori;

La risposta finale è stata estremamente positiva, tutti hanno espresso il loro voto favorevole rispetto ai contenuti della piattaforma concludendo con un fragoroso applauso l’assemblea.

Il giorno dopo abbiamo presentato la piattaforma approvata dai lavoratori all’azienda; e grazie al risultato ottenuto con l’assemblea, abbiamo riscontrato come l’azienda abbia assunto atteggiamenti meno arroganti rispetto al passato, arrivando persino a sostenere di essere d’accordo con il 90% dei contenuti. Ma questo non ci deve trarre in inganno.

E’ evidente che se l’assemblea fosse andata male non si sarebbero fatti scrupoli nel rigettare la piattaforma, magari arrivando a sostenere di non volerla nemmeno discutere.

Da questo dobbiamo imparare che maggiore sarà il livello di mobilitazione che  riusciremo a metter in campo e maggiori saranno le possibilità di ottenere dei risultati.

Consapevoli che a piattaforme rivendicative adeguate devono necessariamente corrispondere metodi di lotta altrettanto adeguati, siamo convinti che gli scioperi che dovremo portare avanti nelle prossime settimane (se le aperture dell’azienda tali non saranno), dovranno essere innanzitutto il risultato di una discussione e di un coinvolgimento da parte di tutti i lavoratori.

Se è vero che questo contratto integrativo è dei lavoratori, uno dei nostri obiettivi deve essere quello di renderli partecipi della trattativa.

Proponiamo pertanto che una delegazione eletta in assemblea affianchi la rappresentanza sindacale e che tutte le questioni decisive riguardanti la vertenza vengano discusse e approvate in assemblea.

Questo, dal nostro punto di vista significa compiere un alto passo verso la costruzione di un sindacato che sia veramente democratico e controllato dai lavoratori.

Siamo consapevoli che non sarà un percorso facile, ma sappiamo anche che, così com’è stato per il passato, lottando uniti si può vincere.
 
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