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Ad Aversa il Csp è intervenuto nella mobilitazione contro l’aggressione imperialista all’Iraq, con una campagna portata avanti nelle scuole con raccolte firme e con assemblee di classe e d’istituto.
Venerdì 14 marzo c’è stata una mobilitazione imponente (circa 3000 persone), ma questa mobilitazione è stata sviata su linee apolitiche ed elettoralistiche. La macchina organizzativa era diretta da Nicola Graziano, candidato dell’Ulivo alle scorse amministrative, che ha radunato attorno a sé anche Rifondazione e l’associazionismo di base. L’Ulivo non ha una influenza reale fra gli studenti, ma sono riusciti a cogliere l’indignazione profonda dei giovani contro il conflitto e hanno tentato di sfruttarla, anche in modo discutibile (alcune scuole hanno partecipato al corteo perché i presidi giustificavano tale assenza e facevano pressioni per spingere i giovani a partecipare, non per motivazioni di pace ma puramente elettorali e clientelari). I disobbedienti casertani hanno tentato di egemonizzare il corteo con il sound system, questione su cui si è spaccato il corteo. Dietro al sound system c’erano: la scuola che “promuoveva” il corteo, i girotondini, e alcuni insegnanti, questa parte iniziale del corteo contava su circa 700-800 persone. A distanza di 200 metri c’era il nostro spezzone, di circa 500 persone e dietro altre scuole. Quell’esperienza ci è servita a farci rivedere dagli studenti delle scuole in cui non siamo presenti e a propagandare il corteo per il sabato successivo all’inizio dei bombardamenti. Siamo riusciti ad avere la parola alla fine del corteo e si vedeva fra gli studenti una certa determinazione a lottare, determinazione che non aveva risposta da parte degli organizzatori della marcia per la pace. Il pomeriggio c’è stata l’assemblea del Csp, abbiamo cominciato ad organizzarci in vista del probabile scoppio della guerra, continuando a sviluppare la nostra campagna nelle scuole. Poi nella notte fra mercoledì e giovedì sono cadute le prime bombe su Baghdad. Nella serata di mercoledì c’erano in tutta la città le nostre locandine che annunciavano il corteo per il sabato. Giovedì 20 abbiamo convocato per il pomeriggio l’assemblea del Csp, alcuni compagni vedevano la difficoltà nell’organizzare praticamente in un giorno il corteo, ma tali perplessità sono svanite di fronte alla risposta degli studenti medi. Venerdì mattina tutta la città parlava del nostro corteo, il movimento aversano per la pace (girotondi, rifondazione, ulivo) cominciava a spaccarsi di fronte al nostro invito ad aderire. Alcuni ci hanno risposto che gli studenti non erano pronti, che compito del movimento era “educare alla pace” (ho chiesto cosa significasse, non ho avuto risposta) ci hanno tacciato di avventurismo e di arroganza per aver osato proporre un altro corteo dopo quello da loro organizzato (nel frattempo le bombe piovevano su Baghdad). Per noi è stato illuminante l’intervento di una professoressa, che aveva ideato il passato corteo: “Gli studenti sono poco informati, non hanno interessi, il vostro è avventurismo!” La risposta è venuta sabato mattina. Circa 1.000 studenti aversani erano per le strade cittadine a gridare “Contro la guerra criminale, sciopero, sciopero generale!”, un corteo politico, per nulla silenzioso, combattivo e che era salutato con favore dalla città. Il nostro spezzone apriva il corteo con lo striscione “- Missili, + Libri, Fermiamo la guerra!” e i nostri compagni erano alla testa anche degli altri spezzoni (uno spezzone era persino formato da ragazzi di una scuola media inferiore). Intanto si è spaccato il movimento aversano per la pace: una delle associazioni ha rilasciato una dichiarazione in cui riteneva “inconcepibile” la mancata partecipazione al corteo da parte del movimento. Il livello politico era molto alto, sia grazie al nostro intervento ma anche a una situazione fertile fra i giovani. Gli studenti chiedono risposte, fanno domande, si interessano e vedono che noi non li trattiamo come massa di manovra, buoni solo a fare parate per gli interessi di qualcuno. Lo slogan sullo sciopero generale ha riscosso successo perché la nostra spiegazione su come sia il proletariato a muovere la società convince i ragazzi, si accorgono materialmente di come il capitalismo sia in decadenza e di come il lavoro non ci sia. In un futuro di incertezze noi siamo l’unica risposta, perché siamo armati delle idee e del metodo marxista. Il corteo è la dimostrazione di come le nostre idee possano avere un’ampia risonanza. |