Home arrow Antifascismo arrow Agguato fascista
Prossime iniziative
Menu
Home
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Teoria marxista
Economia
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
Agguato fascista Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Lania   

Combattiamo il fascismo e il sistema capitalista che lo alimenta

La notte del 16 marzo un agguato fascista colpisce tre militanti del centro sociale Officina della Resistenza Sociale (O.R.So) di Milano. Colpiti a freddo mentre passeggiavano in strada, due compagni rimarranno feriti e uno perderà la vita. Davide Cesare, Dax per gli amici, operaio, 26 anni, morirà dopo essere stato selvaggiamente picchiato e colpito con tredici coltellate.

Alcuni giornali hanno subito cercato di avvalorare la tesi di una rissa finita male, di un’occasionale lite di strada. In realtà l’omicidio ha ben precise ragioni politiche: un vero e proprio agguato da parte di tre fascisti, armati per colpire quei militanti che davano fastidio precisamente per il loro impegno antifascista nel quartiere. Guarda caso, quando la Digos è andata a prendere gli aggressori, subito scoperti, traditi dal loro cane di nome Rommel, hanno trovato una casa che è un campionario di gadget nazi-fascisti: cartoline da Predappio, candele di cera nera col volto di Mussolini, materiale di propaganda, un busto del Duce… Bisogna proprio bendarsi gli occhi, per non vedere qual è la matrice politica che sta dietro quest’aggressione!

Come se non bastasse, la stessa notte dell’omicidio, gli amici di Dax accorsi all’ospedale S. Paolo hanno dovuto subire la brutalità di polizia e carabinieri. Come riferito da numerosissime testimonianze, comprese quelle del personale dell’ospedale, gli agenti hanno aggredito e inseguito giovani inermi e addolorati per la morte dell’amico, senza alcuna ragione… se non, evidentemente, quella di essere identificati come facenti parte di una realtà politica non corrispondente alle simpatie dei suddetti agenti.

Sabato 22, c’è stato un grande corteo per le vie di Milano in ricordo di Dax. Migliaia di persone, la cui presenza andava ben oltre l’area della sinistra antagonista, hanno manifestato assieme, accomunate dalla rabbia per quanto successo e dalla volontà di reagire. Delegazioni di antifascisti erano presenti da moltissime città italiane e anche dall’estero. “Nessuna aggressione senza risposta” diceva giustamente uno striscione. Ma qual è la risposta più efficace per combattere i fascisti?

 

Fiducia nelle istituzioni?

 

La risposta più sbagliata, è quella di chi pensa che la lotta contro il fascismo si combatte facendo appello alle istituzioni. È illusorio pensare che le istituzioni di questo Stato siano in grado di fermare questi gruppi, perché le idee e le azioni che portano avanti sono funzionali a questo
sistema.

Per la borghesia, che detiene il potere dello Stato, l’esistenza di gruppi che si richiamano al fascismo, che propagandano l’odio verso i “comunisti”, gli immigrati, gli omosessuali, ecc., entro un certo limite, non solo non desta preoccupazione, ma fa anche comodo. È un fatto che, in tutti questi anni, le istituzioni non abbiano voluto porre fine a questo fenomeno.

Nella prima metà degli anni’90, dopo decine e decine di aggressioni nei confronti di immigrati, militanti di sinistra e comunità ebraiche, sull’onda dello scalpore generale, lo Stato decise di portare avanti nel 1993 la cosiddetta operazione Runa: il Decreto Mancino avrebbe dovuto porre fine all’attività di tutte le organizzazioni fasciste allora esistenti in Italia. In realtà si sciolsero formalmente i gruppi, ma i fascisti furono lasciati liberi di organizzarsi diversamente. E così i quadri della disciolta Azione Skinhead di Milano, furono liberi di riciclarsi, divenendo i dirigenti locali di Forza Nuova (che nasce nel 1997). I militanti del Movimento Politico di Roma, hanno potuto riorganizzarsi e costruire il gruppo Base Autonoma (presente soprattutto nel Lazio). Mentre il Veneto Front Skinhead, addirittura, è sempre rimasto operativo, senza mai sciogliersi veramente.

Attualmente esistono in Italia almeno una decina di organizzazioni di estrema destra che si richiamano in modo palese al fascismo, ma le istituzioni non fanno proprio nulla, anche se in teoria ci sarebbero leggi in proposito. E la propaganda non passa solo dalle organizzazioni politiche... I fascisti possono contare sul lavoro organizzato in ben precisi gruppi di tifoserie di calcio, su associazioni “culturali”, riviste, fanzine, librerie, case discografiche, strutture sportive, luoghi di ritrovo. Un arcipelago che erroneamente viene spesso considerato al di fuori della politica, rendendo più difficile in questo modo anche solo la mappatura del fenomeno. Intendiamoci, si tratta di organizzazioni marginali che, per di più, nelle condizioni storiche attuali, difficilmente potranno ambire ad un appoggio di massa.

Per quanto marginali, però, le idee che portano avanti sono pericolose e giocano un ruolo nefasto nel dividere artificialmente i lavoratori e i settori più oppressi di questo sistema.

 

Battaglia politica

 

Il primo compito di una lotta antifascista deve essere quello di spiegare e far comprendere le ragioni della nostra opposizione, soprattutto tra i più giovani. È necessaria una battaglia politica, che si ponga l’obiettivo di coinvolgere le strutture sindacali, i partiti di sinistra, gli studenti, gli immigrati. Va spiegato l’inganno che si cela dietro la demagogia dei gruppi dell’estrema destra: anche se parlano di “difesa dei lavoratori”, di “lotta al capitalismo”, in realtà il fascismo ha sempre giocato il ruolo di cane da guardia degli interessi della borghesia.

Storicamente il fascismo si è configurato come un sistema particolare di reazione capitalista, il cui scopo è sempre stato quello di abolire completamente le organizzazioni operaie. Il cane da guardia di una borghesia in crisi, che sfrutta queste bande col fine ultimo di aumentare lo sfruttamento dei lavoratori e perpetuare il proprio sistema di potere. Quando è stato necessario la borghesia non si è fatta scrupoli nell’utilizzare la manovalanza fascista contro scioperi e occupazioni studentesche, oppure per compiere stragi e attentati per fermare l’avanzata del movimento dei lavoratori (come è avvenuto negli anni ’70 con la strategia della tensione). È per questo che il punto di partenza della lotta contro i fascisti non può essere l’astrazione dello “Stato democratico”, ma sono le organizzazioni vive del proletariato. I sindacati, le organizzazioni di sinistra, i centri sociali, le comunità immigrate, hanno un interesse diretto nella battaglia contro i fascisti, perché questi elementi (che siano più o meno organizzati) mireranno sempre a minacciare il nostro diritto di esistere, la nostra agibilità politica. Ed è per questo che, per risolvere definitivamente il problema, è necessaria una battaglia politica più generale contro il capitalismo e lo Stato borghese, per costruire una società basata sugli interessi dei lavoratori.

 

Mobilitazione di massa

 

La lotta contro i fascisti non può basarsi né sulle istituzioni, né sulla politica della non-violenza, che serve solo a dare coraggio a queste bande e alle loro vili azioni. Ma questa lotta non può basarsi neanche sull’“azione diretta” di piccoli gruppi isolati, che cercano scorciatoie alla mobilitazione cosciente delle masse. Le aggressioni fisiche isolate, o le provocazioni, si sono sempre rivelate inefficaci ad arginare il fenomeno, mentre sono sempre state efficacissime nel bruciare giovani militanti gettati solo in infiniti scontri, col rischio aggiuntivo di esporre l’intero movimento alla repressione poliziesca. Cosa ancora più importante, con queste azioni non si riesce a raggiungere la massa dei giovani e dei lavoratori, che vedono al massimo due gruppi che si picchiano, senza nessuna presa di coscienza di cos’è il fascismo.

Tutta l’esperienza storica ha dimostrato che solo la mobilitazione cosciente delle masse può concretamente sbarrare la strada ai fascisti. Le energie dei compagni vanno impiegate per costruire la più ampia mobilitazione, con campagne specifiche nelle scuole, nei posti di lavoro, nei quartieri. Campagne che pongano anche le basi per creare strutture di autodifesa unitarie: per difendere le iniziative pubbliche, l’agibilità dei singoli militanti e quando occorre per spazzare via con azioni di massa, compatte e disciplinate, queste bande di reazionari al servizio della borghesia.

Spetta agli attivisti più coscienti dare un canale corretto a questa lotta. Senza dimenticare che è la crisi organica del sistema capitalista che genera e alimenta aberrazioni politiche come il fascismo; un sistema ormai marcio, che merita di essere abbattuto. E senza dimenticare tutti quei compagni, che hanno dato la vita nel tentativo di costruire una società, dove non ci possa essere spazio per le ingiustizie, l’ignoranza e l’arroganza. Noi lotteremo anche per loro.
 
< Prec.   Pros. >