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La lotta operaia sempre! La Terim è una delle più importanti aziende metalmeccaniche della provincia di Modena. L’obiettivo di questa cronistoria è quello di evidenziare il ruolo delle politiche concertative dei vertici sindacali e, nel contempo, mettere a disposizione dei lavoratori un’analisi alternativa che valuti concretamente gli avvenimenti in corso. A settembre del 2002 il più importante terziario della Terim viene assorbito, dando vita ad un nuovo stabilimento a Rubiera (RE). Ciò venne presentato dalla Rsu come un investimento dagli effetti benefici, non solo in quanto riprova della solidità aziendale, ma specialmente come valido trampolino per creare nuova occupazione.
Per noi era sin da allora insensato il sentimento di compiacimento che avremmo dovuto provare, perché risultava evidente che i profitti ottenuti dalla Terim (creati tramite la nostra forza-lavoro) avevano permesso nuovi investimenti a discapito dei nostri salari sempre più al palo. Inoltre, forte era anche la diffidenza in merito alla natura delle assunzioni che il padrone avrebbe effettuato in un periodo di piena recessione. L’unico affare lo fecero gli azionisti Terim rilevando, ipoteticamente a 2 lire, un’azienda in difficoltà. Poco dopo la fusione, anziché assistere ad una pioggia di assunzioni, si verificarono gravissime denunce di repressione, sommate a pessime condizioni di lavoro (operai che acquistavano di tasca propria strumenti di lavoro, pause non rispettate, ecc). Nella discussione sindacale emerse che i lavoratori della nuova sede avrebbero ottenuto il premio di produzione in rapporto alla produttività del singolo stabilimento e non alla sommatoria dei due. Sin da allora nella nostra agitazione sindacale sostenemmo che il premio di produzione non deve essere legato alla produttività, dato che, qualora non si raggiungano i parametri previsti, i lavoratori restano a bocca asciutta. Il premio di produzione deve essere fisso e indipendente dai profitti dei padroni. Queste disuguaglianze crearono sgomento tra i lavoratori di Baggiovara (MO), che accolsero l’appello dei loro colleghi di Rubiera. Organizzandosi spontaneamente, molti di loro sottoscrissero un volantino di denuncia che rivendicava parificazione contrattuale verso l’alto e rielezione immediata della Rsu di Rubiera. Quando i lavoratori si organizzano in modo spontaneo, spesso anche i riformisti slittano a sinistra appoggiando, nei limiti delle compatibilità padronali, le rivendicazioni proletarie. Infatti, spinta dagli operai, la Rsu si interessò delle questioni sollevate e, per sedare gli animi, risolse almeno temporaneamente gli episodi di repressione e riuscì a parificare i contratti. Dopo soli due mesi, il loro orientamento in merito agli investimenti Terim, almeno formalmente, era già cambiato. A novembre lo stabilimento di Rubiera, fra interinali e tempi determinati, supera le 100 unità. Ma soltanto fra dicembre e gennaio, sotto l’ala della legalità e con la scusa del possibile conflitto in Iraq, vengono licenziati quasi 30 interinali e si ipotizza che i tempi determinati, 47 operai in scadenza a febbraio ed aprile, verranno lasciati a casa per evitare cassa integrazione per tutti. E’ importante sottolineare l’atteggiamento della Rsu, battagliero in prima istanza ma dopo una settimana con le spalle strette affermando che se c’è crisi non bisogna scandalizzarsi se avvengono tagli! Ad oggi, i contratti in scadenza a febbraio sono stati rinnovati per 3 mesi, anticipando le commesse di aprile, ma presto si arriverà ad un bivio: noi, attivisti sinceri della sinistra sindacale, continueremo a sottolineare l’atteggiamento opportunista dell’apparato sindacale. La crisi non è prodotta dagli operai ma dal capitalismo: che la paghino loro! Contro la disoccupazione l’unico valido strumento è la scala mobile sulle ore di lavoro a parità di salario: il lavoro esistente deve essere suddiviso tra tutti i lavoratori e su questa base si deve definire la durata della settimana lavorativa, lasciando immutati i salari della vecchia settimana da adeguare al movimento dei prezzi. Nessun altro programma può essere accettato per l’attuale periodo di crisi. Alla Terim, come in ogni azienda in crisi, dobbiamo prepararci a lottare con queste nuove parole d’ordine contro ogni licenziamento e per trasformare i contratti precari in assunzioni a tempo indeterminato. Alla minaccia della disoccupazione non si può rispondere con contratti di solidarietà che dividono la miseria tra i lavoratori. Bisogna abbandonare la concertazione a tutti i livelli, contrattaccando l’offensiva padronale intensificando la lotta di classe. |