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Intervista con Manzoor Ahmed, deputato pakistano Lahore - 24 marzo 2003 Manzoor Ahmed, 42 anni, eletto all’assemblea nazionale pakistana nelle elezioni di ottobre, candidato dal Partito popolare pakistano (Ppp) nel collegio del Qasur, presso il confine con l’India. Manzoor rappresenta oggi un punto di riferimento per la sinistra pakistana. Si tenga presente che dalla fondazione dello Stato, nel 1947, il Pakistan non ha mai visto un comunista entrare in parlamento.
La sua elezione è stata una vera e propria battaglia campale. Le elezioni sono state pesantemente truccate dal regime, che con evidenti brogli, ammessi anche da osservatori europei, ha probabilmente impedito che altri due candidati della sinistra del Ppp, Ghulam Abbas e Abdul Rauf Lund, venissero eletti in altri due collegi. La stessa direzione del Ppp, pesantemente compromessa, ha opposto forti resistenze a candidature che esprimevano posizioni coerentemente classiste e rivoluzionarie. Manzoor è stato eletto sconfiggendo dei veri e propri “pesi massimi”, fra cui un ex ministro della difesa, una esponente delle principali famiglie della borghesia pakistana e il nipote del secondo più grosso contrabbandiere del paese, che hanno speso somme astronomiche nella campagna elettorale; oltre, naturalmente, al candidato fondamentalista. Qual’è il bilancio delle elezioni e del periodo successivo? La nostra campagna elettorale nel Qasur è stata un successo eccezionale, il fatto che io sia stato eletto si spiega solo con la mobilitazione e le speranze suscitate dalla nostra piattaforma politica, un programma che dice a chiare lettere che il Pakistan non uscirà mai dalla sua arretratezza e da una subordinazione vergognosa all’imperialismo se non attraverso una rivoluzione. In generale, tuttavia, devo dire che per il Ppp le elezioni non sono state affatto un successo. Come spieghi il voto ai fondamentalisti? L’Mma è una coalizione di sei partiti religiosi che in passato non hanno mai preso più del 5 per cento dei voti. Il loro successo si spiega prevalentemente con la completa incapacità del Ppp di prendere una posizione chiara contro l’imperialismo Usa. Il grosso dei voti per l’Mma viene dal Baluchistan e dalla frontiera Nordovest, cioè dalle regioni confinanti con l’Afghanistan, dove la rabbia per la guerra americana è fortissima, soprattutto fra la popolazione pushton. Tuttavia sarebbe sbagliato esagerare l’importanza di questo risultato. I fondamentalisti crescono in una fase di riflusso, hanno anche un certo appoggio da parte dell’apparato statale, ma non saranno in grado di controllare i movimenti di massa una volta che i lavoratori e i contadini riprendano a lottare su vasta scala. Nel collegio dove sono stato eletto, grazie alla nostra posizione chiaramente internazionalista e antimperialista, il candidato fondamentalista ha fatto un buco clamoroso, con 1600 voti, contro i 57 mila che ho preso io. Ma nei due collegi confinanti, i fondamentalisti hanno preso 13mila e 21mila voti. Quali sono gli sviluppi dopo le elezioni? Si è creato un governo di coalizione estremamente debole e instabile. Il Ppp sta attraversando la crisi peggiore della sua storia. Dopo le elezioni c’è stata una vera e propria scissione a destra, una ventina di parlamentari su 81 sono usciti dal partito e hanno accettato di sostenere il nuovo governo, alcuni sono anche diventati ministri. Benazir Bhutto e il gruppo dirigente stanno screditando il partito, il manifesto che hanno fatto contro la guerra è ridicolo, dichiarano di essere contro la guerra ma non invitano alla mobilitazione. È chiaro che il primo obiettivo che ci poniamo è di aggregare la sinistra nel Ppp, di prendere una posizione chiaramente alternativa. La mia elezione dimostra che le posizioni rivoluzionarie possono trovare ascolto fra le masse e oggi persino fra i deputati del Ppp. La crisi del partito è così evidente che un settore potrebbe orientarsi nella nostra direzione. Cosa puoi dirmi delle altre organizzazioni di sinistra in Pakistan? Sinceramente non posso che essere molto critico nei loro confronti. Dopo la guerra in Afghanistan, il generale Musharraf ha fatto una campagna d’immagine contro il terrorismo e il fondamentalismo, e tutta la sinistra e le Ong lo hanno appoggiato, il che è una completa follia. Il Pakistan ha una grande storia di movimenti rivoluzionari, in particolare quello del 1969 che ha lasciato una tradizione ancora viva e che si riverbera nella lealtà delle masse verso il Ppp e verso la Bhutto. Su questa tradizione noi vogliamo costruire la prospettiva socialista in Pakistan. Abbiamo attraversato anni molto duri, e certamente il futuro non sarà semplice. Ma la grande mobilitazione che vediamo in tutto il mondo ci dà grande fiducia. È la dimostrazione più chiara dell’assurdità delle tesi dei fondamentalisti che parlano della guerra all’Islam, dello scontro di civiltà. Questo non è uno scontro di civiltà, è una guerra fra ricchi e poveri, fra i popoli oppressi e i loro oppressori, è una guerra di classe. |