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Una marea di voti rossi castiga la destra basca e quella spagnola I lavoratori ed i giovani baschi si sono mobilitati per castigare la borghesia nella sua versione basca (PNV) o centralista (PP). Certamente il PNV e la borghesia basca sono usciti sconfitti dalle urne. I nazionalisti borghesi avevano convocato queste elezioni il giorno dopo il rifiuto del “Piano Ibarretxe” da parte del Parlamento di Madrid, con l’intenzione di conquistare la maggioranza assoluta a spese della sinistra abertzale illegalizzata. La svolta elettorale a sinistra, prodotto delle mobilitazioni che percorrono il Paese Basco e tutto lo Stato Spagnolo negli ultimi tempi, ha mandato gambe in aria tutti i loro progetti. Infatti, osservando bene i risultati, possiamo vedere come vi sia stato un vero e proprio travaso di voti dal PNV e dal PP verso i Comunisti delle Terre Basche e il Partito Socialista. In piú, tanto il PS quanto EHAK (in comparazione con Batasuna) sono gli unici partiti che, nonostante un’astensione maggiore rispetto al 2001, crescono anche in voti assoluti. Il Partito Socialista ha conseguito questo risultato smarcandosi dal “blocco costituzionalista” e dall’“unitá d’azione” con il PP che nel 2001 lo aveva portato alla sconfitta. Ora, i socialisti hanno cercato di differenziarsi dai popolari parlando di riforma degli statuti di autonomia, assumendo un atteggiamento differente nei confronti della candidatura di EHAK e dichiarandosi, fin dall’inizio, non interessati ad un accordo di governo con il PP, a differenza di quanto avvenne nel 2001. La fine dell “abbraccio mortale” con il PP ha permesso ai socialisti di tornare a conquistare una certa porzione di voto operaio e giovanile, soprattutto nelle zone operaie di Bilbao. Tuttavia, la loro politica continua ad essere ancora caratterizzata dalla collaborazione di classe non solo sul terreno dell’azione del governo Zapatero (leggi FM n. 180 Il governo Zapatero e le illusioni della sinistra italiana). Infatti, di fronte all’indebolimento elettorale consistente del PNV, che non permetterá ai nazionalisti borghesi di comporre un governo con le proprie sole forze, diversi segnali sembrano indicare la possibilitá di un accordo PNV-PSOE. I tempi del congresso di Suresnes del 1974 quando i socialisti difendevano “il pieno riconoscimento del diritto all’autoderminazione di ogni nazionalitá nel contesto della lotta per la completa emancipazione della classe lavoratrice” sembrano solo un lontano ricordo. In questo contesto di generale avanzamento delle sinistre é da segnalare il risultato in controtendenza di Izquierda Unida che perde circa 12.000 voti. L’aver partecipato nell’ultima legislatura ad un governo di collaborazione di classe con il PNV, l’essersi resa corresponsabile di una politica di tagli e di privatizzazioni, ha infine allontanato e disaffezzionato una parte del suo elettorato. EHAK, al contrario, é riuscita a mobilitare non solo i voti della sinistra abertzale, ma quelli di tanti altri giovani e lavoratori colpiti dagli attacchi portati avanti in questi anni dalla borghesia basca e da quella spagnola. Il Paese Basco ha infatti il tasso di precarietá piú alto di tutto lo stato spagnolo e il processo di deindustrializzazione, accompagnato dall’espulsione di migliaia di giovani dal mondo del lavoro, ha subito un incremento notevole negli ultimi 15 anni. EHAK é sicuramente la grande protagonista di queste elezioni perché é impressionante vedere come una sigla che manca di strutture, denaro, militanti, ecc... sia riuscita addirittura a migliorare i risultati ottenuti da Batasuna nelle precedenti elezioni autonomiche. Il simbolo rosso, la stella e il nome “comunista” non hanno spaventato, ma anzi hanno generato partecipazione. Nel Gara, quotidiano della sinistra basca, tutti i giorni venivano pubblicati articoli e lettere di persone orgogliose e felici di poter finalmente votare comunista. Il voto a EHAK ha mobilitato tutti i settori della sinistra abertzale critici verso la svolta a destra che la direzione di Batasuna aveva perseguimento negli ultimi anni con la sua politica di avvicinamento al PNV, nel tentativo di chiedere alla borghesia basca quello che lei non puó dare e cioé una difesa coerente dei diritti democratici del popolo basco. C’é chi nella sinistra abertzale giammai avrebbe votato per una forza comunista e chi anche in queste elezioni ha preferito dare il suo voto ad Aralar, una organizzazione della sinistra abertzale che si é scissa da Batasuna sulla base della condanna dell’ETA e che in piú di una occasione si é dimostrata possibilista riguardo ad un accordo di governo con il PNV. Ma questa formazione ha alla fine raccolto solo il 2,3% dei voti. Il successo di EHAK, invece, dimostra che il voto della sinistra abertzale é fondamentalmente un voto di classe e rivoluzionario. Durante molti anni lo scontro di classe nel Paese Basco é stato completamente occultato dalla politica di Batasuna che aveva ridotto lo slogan rivoluzionario degli anni ’70 (Indipendenza e Socialismo) in un equazione ad una sola variabile (Indipendenza). Ora la ricerca di un alternativa di classe da parte della gioventú e della classe lavoratrice trova un’espressione nel sostegno elettorale ad EHAK. Ma questo, presto o tardi, finirá con lo scontrarsi con l’imbarazzante assenza di contenuti politici proposta da EHAK. Democrazia e Pace. Questi sono gli obiettivi per cui i Comunisti delle Terre Basche hanno dichiarato di voler lavorare. Ma come si conquistano realmente Democrazia e Pace?
L’alternativa passa attraverso la mobilitazione di massa La direzione di Batasuna cercherá ora di condizionare la politica di EHAK esigendo che questo partito, come accaduto in campagna elettorale, abbandoni qualsiasi riferimento alle idee comuniste per appoggiare la “proposta di pace” lanciata dalla sinistra abertzale nell’assemblea tenutasi lo scorso novembre presso il velodromo di San Sebastian. La proposta consiste nell’apertura di due tavoli di negoziato. Al primo parteciperanno i soggetti politici, sindacali e sociali del Paese Basco perché discutano della transizione graduale verso un nuovo quadro politico. Al secondo si siederanno, invece, i rappresentanti dell’ETA con i rappresentanti dei governi spagnolo e francese perché discutano della smilitarizzazione del conflitto. Posto che l’ETA e il governo spagnolo giungano a un negoziato, come pensa la direzione della sinistra abertzale di poter difendere e conseguire il diritto all’autodeterminazione per il Paese Basco? Come pensa di poter negoziare questo diritto democratico con lo Stato spagnolo, i cui vertici degli apparati giudiziario e poliziesco, oltre che dell’Esercito, sono sostanzialmente gli eredi degli apparati dello Stato franchista, rimasti impuniti e al loro posto? Come pensa di poter negoziare la transizione verso un “nuovo quadro politico” con i rappresentanti della borghesia basca, padrona indiscussa della finanza del capitalismo spagnolo ed europeo, o con il PNV, garante dell’ “economia di mercato”, la cui politica anti-operaia impedisce ai giovani e ai lavoratori del Paese Basco di accedere ad un posto di lavoro sicuro e dignitoso e ad una educazione pubblica di qualitá? Lo abbiamo visto giá altre volte. Di fronte alla crisi prodotta dai metodi folli e controproducenti del terrorismo individuale e di fronte all’insuccesso totale dell’applicazione della teoria stalinista delle due fasi (prima l’indipendenza, poi il socialismo), i movimenti di liberazione nazionale hanno sempre fatto giganteschi passi indietro, correndo alla disperata ricerca di una negoziazione con l’oppressore e l’imperialismo. Tuttavia, l’alternativa ai metodi dell’ETA non puó essere la capitolazione alla borghesia senza una lotta rivoluzionaria, basata sull’azione cosciente e organizzata della classe lavoratrice. Solo mediante l’azione di massa, come quella che vide protagonista la classe lavoratrice contro la dittatura franchista, si possono conquistare i diritti democratici. Questi diritti non sono mai caduti come pere mature da un albero, ma sono il frutto di una relazione di forza favorevole a chi li difende. Né il terrorismo individuale, né le pratiche di piazza della Kale Borroka (guerriglia urbana), né tantomeno un tavolo di negoziati potranno mai conseguirli. La classe lavoratrice basca ha sempre lottato e continuerá a lottare in modo esemplare contro l’oppressione e lo sfruttamento. Nell’ultimo anno, il 61% delle giornate di lavoro perse per sciopero in tutto lo stato spagnolo si sono prodotte nel Paese Basco. Questa é la forza imponente che andrebbe organizzata e coordinata! Questa é la forza sulla cui spinta si possono conquistare i diritti democratici! EHAK ha ancora la possibilitá di difendere realmente un programma marxista e rivoluzionario legando la lotta per l’autodeterminazione alla lotta della classe lavoratrice per il socialismo. Sará necessario lottare non solo contro la borghesia spagnola, ma anche contro quella basca, che necessita del mercato spagnolo per i suoi prodotti e che mai permetterá di mettere in pericolo questa relazione commerciale in cambio di obiettivi democratici. Inoltre, un appello alla lotta contro il comune oppressore, rivolto a tutti i lavoratori dello Stato spagnolo, garantirebbe quell’appoggio di massa al diritto all’autodeterminazione che si ebbe, per esempio, all’epoca della transizione negli anni ’70. Sarebbe perció fondamentale che la direzione del movimento abertzale superasse quell’atteggiamento settario che l’ha portata a dividere i lavoratori su basi nazionali, costruendo sindacati come ELA e LAB che quasi mai si pongono obiettivi di fronte unico con gli altri sindacati dello Stato spagnolo, arrivando persino a boicottare gli scioperi convocati dall’UGT o da Commisiones Obreras. Non c’é nessuna contraddizione nel difendere il diritto democratico all’autodeterminazione e al tempo stesso l’unitá della classe lavoratrice oltre le frontiere nazionali! Le masse che stanno conducendo la rivoluzione in Venezuela sono coscienti che per trionfare devono trovare come propri alleati i lavoratori e gli oppressi di tutta l’America Latina. Solo estendendosi a tutta l’America Latina, la rivoluzione bolivariana potrá vincere. Allo stesso modo, la lotta di massa nel Paese Basco deve saper fare appello ai giovani e ai lavoratori di tutto lo Stato spagnolo e di tutta Europa. Dopo i fatti dell’11 marzo, la classe lavoratrice e la gioventú dello stato spagnolo non hanno mai smesso di lottare, come dimostrano le mobilitazioni che percorrono tutto il paese. Ma non c’é solo questo. La distruzione delle conquiste ottenute negli anni del boom economico, distruzione che la borghesia europea porta avanti con le politiche liberiste e anti-operaie dell’UE, pone la lotta di classe all’ordine del giorno da Lisbona a Vienna, da Londra ad Atene. L’alternativa per tutti i lavoratori del Vecchio Continente non puó che essere la lotta per una Federazione socialista d’Europa, una Federazione la cui costituzione, a differenza della costituzione dell’Europa capitalista, riconoscerá nazioni come il Paese Basco, la Catalogna ecc... Queste idee e questi metodi sono difesi nel Paese Basco da Ezker Marxista, la corrente marxista della sinistra basca, la cui influenza cresce soprattutto nei distretti industriali di Vitoria e Bilbao e all’Universitá di Pamplona. Siamo certi che molti giovani, lavoratrici e lavoratori contribuiranno nei prossimi tempi alla costruzione di questa tendenza. Lo sviluppo di Ezker Marxista fornirá quella direzione rivoluzionaria che il meraviglioso popolo basco si merita.
San Sebastian, 18 aprile 2005.
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