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IMOLA - Il 19 dicembre 2002 è stato firmato il contratto delle Piastrelle e Refrattari scaduto il 30 giugno dello stesso anno. Com’era prevedibile il rinnovo è stato molto difficoltoso in quanto dopo l’accaduto dell’11 settembre, Assopiastrelle (Categoria della Confindustria) aveva iniziato a dire che il mercato ormai era chiuso, dato che l’America, principale sostenitrice del mercato delle piastrelle, non comprava più.
Il Cersai (Fiera annuale delle piastrelle) non è andato come speravano. Questo contratto si inserisce in una situazione generale di recessione e al tavolo delle trattative Assopiastrelle è arrivata con toni arroganti come del resto si pone adesso l’intera borghesia. I punti principali di rottura sono stati innanzitutto l’aumento salariale che Assopiastrelle voleva avvenisse secondo l’inflazione programmata dal governo che è 1,4 mentre i sindacati chiedevano l’adeguamento salariale secondo l’inflazione reale. In secondo luogo i diritti: si richiedevano più tutele per gli immigrati, superamento del limite di 9 mesi massimi di assenza complessiva per poter usufruire del trattamento economico del 100% previsto in caso di maternità, più controllo sui contratti a termine, riduzione dell’orario di lavoro con miglioramento delle norme relative alla Banca ore. Purtroppo nessuno di questi punti è stato accettato da Assopiastrelle e si è ottenuto solo qualche piccolo miglioramento. Infatti: la riduzione d’orario avverrà solo per gli addetti a ciclo continuo 4x2 e sarà di 8 ore annue. - per quanto riguarda la maternità non è stato ottenuto l’allungamento del periodo retribuito al 100%. - per quanto concerne l’aumento salariale si sono strappati 90 euro lordi, a fronte di una richiesta di 106 euro. Anche se la piattaforma presentata dalle categorie sindacali era abbastanza moderata la Confindustria non era disposta a fare concessioni costringendo così le categorie a indire scioperi per un totale di 24 ore tra settembre e dicembre dove ricordiamo che le adesioni sono state dell’85-90%. Il modo con cui gli operai hanno risposto agli scioperi ci porta alla considerazione che il clima generale di lotta che registriamo in questo periodo è di piena disponibilità da parte dei lavoratori a combattere e per questo l’atteggiamento delle categorie sindacali avrebbe dovuto essere più duro. Dall’esperienza di questo contratto si deduce che vista la combattività dei lavoratori la piattaforma doveva essere più audace e contenere queste rivendicazioni: • estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori in tutte le aziende; • aumento salariale pari a 150 euro uguale per tutti ed interamente inserito in busta paga da gennaio 2003. Alla chiusura del contratto dovevano essere riconosciuti integralmente tutti gli aumenti pregressi; • garantire il potere di acquisto dell’intero salario contrattato attraverso un meccanismo di adeguamento automatico all’inflazione reale con rivalutazione trimestrale; • trasformazione di tutte le forme di contratto di lavoro atipico o precario in contratti a tempo indeterminato; • drastica riduzione del lavoro notturno e festivo, a partire dal ripristino del divieto al lavoro notturno femminile. Questi sono i punti da cui si può partire per una lotta più generale di tutte le categorie (visto il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici e di altre categorie) per migliorare sensibilmente le condizioni dei lavoratori. |