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Scritto da Orlando Maviglia   
Respinto il tentativo di dividere i lavoratori

Dall’inizio dell’anno tutti i lavoratori della Motori Minarelli sono rientrati dalla cassa
integrazione ordinaria iniziata nello scorso agosto e durata, con alternanza di periodi lavorativi, undici settimane.

La cassa, che ha interessato un numero molto ampio di dipendenti (in alcune settimane quasi la totalità) era stata ancora una volta motivata dall’azienda con la crisi del settore. In effetti, dopo anni di espansione e di superprofitti e dopo una crescita drogata del mercato, dovuta agli incentivi statali sulla rottamazione, attualmente l’intero settore del motociclo subisce gli effetti negativi di una crisi di sovrapproduzione, che i padroni vorrebbero scaricare interamente sulle spalle dei lavoratori.

Nel contempo, la gara dei capitali sul mercato del motociclo che vede impegnate le case produttrici, nell’ultimo periodo ha registrato un’accelerazione e sta conducendo pochi grossi poli motoristici a fronteggiarsi a colpi di fusioni e acquisizioni, di alleanze e di patti commerciali. Da una parte, quindi, il polo motoristico “europeo” a guida Piaggio e Aprilia (per il quale si parla di una possibile integrazione con Ducati); dall’altra un polo giapponese, di cui la Motori Minarelli, con oltre l’80% di capitale Yamaha, è parte a tutti gli effetti.

La posta in gioco sembra essere, esaurito il boom degli scooter di piccola cilindrata, la conquista di nuove e più forti posizioni sul mercato delle cilindrate medio/alte e del motociclo vero e proprio. Inutile ribadire che, dal nostro punto di vista di salariati, in una guerra di capitali il nostro unico interesse è quello di rafforzare ed estendere la solidarietà tra lavoratori di aziende diverse, per condurre una lotta contro i rispettivi padroni in base ad obiettivi comuni. Le vicende degli esuberi alla Piaggio e le casse integrazioni alla Malaguti e alla Minarelli ne sono un’evidente quanto immediata dimostrazione.

Alla Motori Minarelli, anche per quest’ultima cassa integrazione, nelle vicende che l’hanno preceduta e accompagnata, abbiamo potuto constatare l’utilizzo strumentale fatto dall’azienda per piegare i lavoratori alle proprie esigenze. Nel luglio scorso l’azienda ha finalmente gettato la maschera tentando il ricatto economico sull’anticipo Inps per costringere i lavoratori e la Rsu a firmare un accordo sulla cassa, per il quale non esistevano le condizioni. Una lotta determinata con scioperi e cortei di lavoratori in produzione e cassaintegrati, una vertenza legale avviata dalla Fiom-Cgil e la prospettiva di vedere acuirsi lo scontro, hanno convinto l’azienda a ritornare sui propri passi, pagando così l’anticipo previsto. Questa lotta, pur avendo un carattere chiaramente difensivo, ha dimostrato con altrettanta chiarezza che quando i lavoratori sono uniti, le manovre e i piani dei padroni possono essere battuti. Il tentativo di far abbassare la testa agli operai, di dividerli, di isolare i loro delegati e di screditare il sindacato, è stato infatti respinto.

Si apre ora una fase nuova alla Motori Minarelli, dove le importanti questioni interne si legheranno a quelle più generali, come le deleghe del governo Berlusconi e il contratto dei metalmeccanici, in un contesto in cui la politica dei licenziamenti di massa e della precarizzazione del lavoro è funzionale ad una ristrutturazione che si vuole far pagare interamente ai lavoratori. Anche qui, non diversamente da migliaia di altre fabbriche, le nuove conquiste dei lavoratori, anche le più piccole, si scontreranno con la resistenza dell’azienda, decisa a difendere con i denti i margini di profitto.

L’attuale dirigenza, inoltre, dovrà dimostrare alla multinazionale di essere in grado di “gestirne” adeguatamente gli interessi, restringendo ogni margine di concessione alle richieste dei lavoratori e facendone, per ognuna di esse, una questione “politica”.

Il rinnovo del contratto interno sarà quindi un passaggio fondamentale per affrontare questioni nuove e questioni irrisolte. Sarà necessario per noi lavoratori arrivare, attraverso un percorso democratico, ad elaborare una piattaforma che rispecchi realmente le nostre esigenze ed a mettere in campo metodi di lotta adeguati per conquistarla. L’allargamento e la partecipazione all’attività sindacale da parte di tutti i lavoratori e la formazione di un Comitato, attivo anche su altre questioni come il SI al referendum per l’estensione dell’articolo 18 e la costruzione di un’opposizione alla guerra, appaiono sempre più i punti fondamentali su cui poggiare questa iniziativa.
 
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