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Contro la repressione delle destre si radicalizza la lotta degli studenti friulani Stampa E-mail
Scritto da Matteo Molinaro (Comitato in difesa della Scuola Pubblica di Udine - Csp)   
Dopo le aspre contestazioni dell’anno scorso alla riforma della scuola, il Csp di Udine ha deciso di rilanciare le mobilitazioni studentesche all’insegna dell’unità con i lavoratori, l’altro settore della società che sta pagando un prezzo alto per queste politiche.

 Lo sciopero generale indetto dalla Cgil il 18 ottobre è stato un momento di lotta fondamentale per gli studenti che ha visto la partecipazione di più di 1.500 ragazzi. Dopo un percorso di assemblee, quindi, si è deciso di convocare una manifestazione studentesca per il 29 novembre che però, sotto una pioggia battente, ha riunito poche centinaia di studenti; lo sconforto successivo tra alcuni attivisti c’era ma, fondamentale, è stata la risolutezza nel convocare un presidio per l’arrivo del ministro Moratti voluto dall’assessore Guerra per gli Stati Generali dell’istruzione di quattro giorni dopo.

Questi Stati Generali dovevano essere l’occasione per presentare la proposta di riforma, nello specifico la sua applicazione in Friuli, e per spiegare il ruolo della giunta regionale di centro-destra nell’istruzione, in particolare riguardo alla devolution, che produrrebbe una scuola regionalizzata e sempre più subordinata ai profitti delle imprese locali.

Se la tanto amata ministra pensava di ricevere un’accoglienza accondiscendente e arrendevole di fronte alla sua proposta, ha dovuto subito ricredersi… infatti ci siamo ritrovati in circa un migliaio decisi a contestarla duramente. Come Csp avevamo concordato diversi autobus e corriere per raggiungere il convegno posto, guarda caso, fuori Udine, ma l’azienda dei trasporti ha attuato un boicottaggio completo nei nostri confronti. Gli autobus non sono arrivati. Abbiamo prontamente affrontato la situazione, e pieni di entusiasmo, ci siamo messi in marcia per circa 7 km, gridando slogan contro la ministra e il governo. Alcuni studenti, muniti di regolare invito, sono entrati nella sala della conferenza e, come segno di protesta, hanno esposto uno striscione con lo slogan: ”No a una scuola di padroni, via la ministra, dimissioni”. Questa contestazione totalmente pacifica ha avuto una risposta molto dura da parte delle forze dell’ordine; un dirigente della questura, dopo aver detto ai ragazzi di uscire, li ha strattonati, prendendoli  per i capelli e, dietro un angolo, al riparo da flash indiscreti, malmenandoli con spintoni, calci e pugni. Nel frattempo, all’esterno i manifestanti facevano pressione per entrare, e venivano allontanati dai questurini, con metodi molto discutibili (un ragazzo ci ha rimesso la cartilagine nasale).

L’assessore Guerra si è in seguito dissociata dall’“eccesso di zelo” avuto dalle forze dell’ordine, ma noi sappiamo bene che la responsabilità di ciò che è accaduto ricade completamente su chi ha voluto blindare l’incontro cercando di impedire qualsiasi forma di dissenso. Certo, tale reazione manifesta la debolezza di questi governanti che per difendere le loro politiche di tagli e sfruttamento non esitano a mostrare il loro vero volto.

 La reazione successiva degli studenti friulani è stata incredibile: il giorno successivo noi del Csp siamo usciti con un volantino che spiegava i fatti avvenuti, le ragioni della nostra lotta e invitando tutti gli studenti alla mobilitazione; in pochissimi giorni abbiamo organizzato e coordinato una serie di autogestioni che hanno sconvolto la routine scolastica della maggior parte di scuole, mentre alle assemblee del Csp partecipava quasi un centinaio di ragazzi.

Le autogestioni hanno avuto un netto carattere politico: inizialmente il motivo principale è stato contestare la repressione subita ma, nello sviluppo della lotta, le rivendicazioni sono diventate molto più radicali chiedendo le dimissioni della Moratti e dell’assessore Guerra, il ritiro totale della controriforma e della devolution, la cacciata di Berlusconi e di tutto l’esecutivo…

In queste mobilitazioni non si è discusso solo di problematiche scolastiche ma anche di questioni più generali come l’emancipazione della donna, la recessione argentina e la lotta di disoccupati e lavoratori, che hanno interessato un grande numero di studenti. Siamo anche riusciti a raggiungere poli studenteschi minori dove i nostri attivisti hanno tenuto assemblee spiegando le ragioni della nostra lotta e il valore delle nostre rivendicazioni; questo ha permesso che il Csp fosse conosciuto in tutta la regione e le mobilitazioni fossero estese: molte delle scuole dove siamo stati sono subito entrate in autogestione o hanno occupato solidarizzando con noi.

Imponente è stata la manifestazione udinese di sabato 14 dicembre dove più di 2.500 studenti sono scesi in piazza decisi più che mai e consapevoli che la cacciata del governo doveva essere l’obiettivo della nostra lotta.

Un primo risultato è stato raggiunto: a causa della manifestazione l’assessore Guerra ha deciso di rimandare l’incontro per l’organizzazione dei nuovi Stati Generali coi quali si riproponeva di ricomporre la spaccatura con gli studenti; noi, alla manifestazione, avevamo proposto, sia nei comizi sia con un volantino il boicottaggio dell’evento spiegando che non poteva essere di certo lei l’interlocutrice delle nostre istanze date le sue politiche scolastiche in totale contrapposizione con le nostre idee.

La settimana successiva una nostra delegazione ha partecipato a una manifestazione a Trieste, portandovi tutta la propria combattività e spiegando, ai movimentisti di turno, che non eravamo lì per ascoltare musica assordante, bensì per lottare!!!

Abbiamo quindi deciso di indire un’assemblea pubblica dove sono stati invitati assieme agli studenti, insegnanti e lavoratori. La nostra volontà è quella di unire le istanze studentesche con quelle di un movimento operaio sempre più forte; è proprio per questo che abbiamo voluto come relatore Paolo Brini, delegato Fiom-Cgil di ritorno da Termini Imerese, il quale, davanti a una settantina di  studenti e alcuni insegnanti, ha spiegato le ragioni della lotta Fiat generando grande entusiasmo nel richiamo finale a una lotta per il rovesciamento del capitalismo e di tutte le sue barbarie, per una società comunista!

Da questa assemblea gli studenti hanno imparato molto ed è fondamentale che sia stato fatto il primo passo verso una lotta unitaria con gli insegnanti.

Sta a noi dimostrare le nostre volontà e idee proseguendo le mobilitazioni e lottando contro una scuola sempre più classista, unendoci con i lavoratori per il sovvertimento totale dei rapporti di forza nella società.
 
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