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Il mese di dicembre sembra aver portato, nelle università italiane, un nuovo clima di lotta che da tempo sembrava sopito. In molti atenei la protesta degli studenti per la difesa del diritto allo studio, che per ora si sviluppa ancora su basi embrionali, sembra dilagare. Per comprendere da dove nascono i disagi bisogna, però, procedere a ritroso.
Da diversi anni una serie di leggi approvate a livello regionale hanno sancito la quasi totale privatizzazione degli enti che gestiscono il diritto allo studio (da EDISU a ADISU). Tutto ciò ha comportato un aumento dei prezzi, un peggioramento della gestione dei servizi uniti ai continui tagli alle borse di studio. In Campania la legge sul diritto allo studio è stata approvata solo in estate e per varie deficienze di natura burocratica non è ancora in vigore. Le università napoletane già da anni vivono in condizioni di estrema precarietà e il panorama del diritto allo studio è tutt’altro che consolante. In questi anni sono state chiuse diverse mense la cui gestione è stata poi affidata a privati con conseguente aumento dei prezzi fino al 100%, non ci sono residenze per i fuori sede poiché quelle che c’erano sono state chiuse e la stessa EDISU svolge meno del 30% dei servizi che dovrebbe garantire. Inoltre da quest’anno a causa dei tagli ai fondi e di parametri meritocratici sempre più elevati il numero di borse di studio si è ridotto quasi del 50%. A pagare le spese di questa gestione non sono stati solo gli studenti, ma anche i lavoratori dell’EDISU che rischiano dall’anno prossimo di vedersi ridurre di parecchio lo stipendio ed in alcuni casi anche di essere licenziati. In questo contesto, la legge regionale sancisce un ulteriore peggioramento non solo perché regolarizza il percorso di privatizzazione avviato da tempo, ma anche perché introduce nuovi e gravi elementi. Nella legge è specificato che l’ADISU deve cedere sempre più poteri ai vari atenei che gradualmente dovranno impossessarsi dei servizi collegati al diritto allo studio e garantirli direttamente agli studenti. In che modo queste università azienda possono gestire questi servizi? Esternalizzando il tutto a privati! Inoltre secondo la stessa legge i fondi per il diritto allo studio vanno prelevati dalle tasse, da fondi ministeriali, ma anche e soprattutto dai privati. Da tutto ciò si può dedurre come la riforma dell’università e le modifiche ai regolamenti sul diritto allo studio vadano nella stessa direzione: effettuare, attraverso il processo di privatizzazione, una fortissima selezione di classe all’interno delle università e quindi impedire ai figli dei lavoratori di studiare. Se non ci pagano le borse di studio, se ci tagliano ogni forma di diritto allo studio e ci rendono la vita impossibile con i ritmi carcerari della riforma solo chi avrà tempo e denaro a sufficienza potrà laurearsi. Va aggiunto inoltre che se si procede in questa direzione, anche la condizione dei lavoratori dell’università peggiorerà terribilmente visto che la loro assunzione sarà vincolata dall’ingresso di aziende private che per assumere pretenderanno un contratto precario e sempre maggiore sfruttamento. Le nostre lotte non devono e non possono fare a meno dell’unità con i lavoratori che sempre di più subiscono attacchi ai propri diritti. Ancora un volta diventa fondamentale unirsi al movimento dei lavoratori per respingere con forza questi attacchi: o studenti e lavoratori lottano uniti o si perde tutti! Bisogna rivendicare con forza: • No alla privatizzazione degli enti di diritto allo studio: ritiro immediato delle leggi regionali sul diritto allo studio. • Assegnazione delle borse di studio attraverso parametri non meritocratici, ma di reddito. • Aumento di aule e strutture: costruzione di mense e residenze. • Trasporti gratis per gli studenti. • Che nessun lavoratore dell’EDISU venga licenziato o subisca riduzioni di salario. • Riattivazione di tutti i servizi che l’EDISU dovrebbe garantire attraverso l’assunzione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato. • Per un’università pubblica, gratuita e di qualità. |