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Contratto nazionale dei metalmeccanici Mentre scriviamo non si è ancora chiuso il referendum sulla piattaforma proposta dalla Fiom ai lavoratori metalmeccanici. Le votazioni sono state prorogate fino al 10 gennaio per consultare tutti i lavoratori impegnati in prima linea nelle lotte in difesa del posto di lavoro, a partire dalla Fiat e l’indotto dell’auto. Comunque, dai primi dati disponibili si possono già trarre alcune conclusioni che, se confermate dai risultati definitivi, ci permettono di intravedere il quadro entro il quale si svilupperà la vertenza.
Due anni fa la piattaforma unitaria Fim-Fiom-Uilm per il rinnovo del biennio economico 2001-2002 fu approvata dal 78% dei votanti, pari a 397.721 lavoratori, appena un quarto dei metalmeccanici. Allora spiegammo questo dato con il fatto che le richieste salariali avanzate per il solo recupero dell’inflazione non corrispondevano alle esigenze dei lavoratori; che il sostegno dato dai dirigenti della Fiom in nome dell’unità sindacale di vertice era un alibi estremamente debole anche per giustificare il piccolo passo indietro rispetto alle proposte uscite dall’assemblea nazionale dei delegati RSU Fiom; e che comunque Federmeccanica sarebbe andata al muro contro muro, anche sulla base del prevedibile scarso consenso dei lavoratori alla piattaforma: il risultato è stato un accordo separato fatto sulla testa e contro le tasche dei lavoratori. La Fiom nei comunicati ufficiali parla di una partecipazione al voto di oltre 400 mila lavoratori, mentre i suoi dirigenti più cauti dicono oltre 350mila. Il primo obiettivo dichiarato dell’organizzazione è il superamento di quota 363 mila, il numero delle firme raccolte nell’estate 2001 per il referendum contro l’accordo separato tra Federmeccanica e Fim-Uilm. Lo scopo è verificare se la piattaforma proposta è all’altezza della fiducia e dell’autorità concesse alla Fiom dalla maggioranza dei metalmeccanici in una fase di mobilitazioni che però non ha portato nessun risultato tangibile per i lavoratori. E’ evidente che raccogliere almeno 400mila consensi darebbe alla proposta della Fiom la dignità di presentarsi come la piattaforma dei metalmeccanici, prima di tutto agli occhi dei lavoratori, poi di fronte a Fim e Uilm e al quel settore di apparato della Fiom che ancora fa leva sul valore dell’unità sindacale per tornare a svolgere quel tranquillo ruolo di “controparte responsabile” dal quale è stato strappato dall’esplodere del malessere che i lavoratori hanno accumulato negli anni della concertazione. E’ un risultato possibile: nelle tre settimane in cui si sono svolte le assemblee di fabbrica – dal 18 novembre al 6 dicembre – la mobilitazione di delegati, funzionari e dirigenti ha permesso - per stare all’unico dato a nostra disposizione relativo all’Emilia Romagna - di tenere un numero di assemblee maggiore del 12,5% (2.057 contro 1.827) rispetto a due anni fa, ben oltre l’aumento dell’occupazione nell’industria metalmeccanica del 6,5% (136.806 dipendenti contro 128.397). Inoltre, considerando anche i dati del Veneto e di Brescia, è evidente che la scelta di partecipare al referendum quando sono potenzialmente presenti anche le piattaforme di Fim e Uilm, significa già schierarsi a sostegno della proposta della Fiom che, infatti, raccoglie un favore non inferiore al 94% dei votanti, oggi tra il 53% e il 62% degli aventi diritto (nel 2000 la partecipazione fu maggiore, ma il consenso alla piattaforma unitaria, lo ripetiamo, si fermò al 78% sebbene non esistesse alcuna proposta alternativa con un sostegno diffuso). L’altro elemento che sta emergendo in maniera evidente è il prevalere dell’opzione di aumenti salariali uguali per tutti rispetto agli aumenti riparametrati a secondo del livello professionale: 70,4% contro 26,1% in Emilia Romagna; 76,3% contro 19,5% nel Veneto; 86% contro 12% a Brescia. La piattaforma che così viene a definirsi si differenzia nettamente nelle quantità e nella qualità delle richieste salariali rispetto a quelle di Fim e Uilm che non si spingono oltre i 92 euro riparametrati, contro i 135 euro uguali per tutti scelti dai lavoratori sulla base della proposta della Fiom. Il verdetto che sta’ uscendo dalle fabbriche apre allo scontro con Federmeccanica, che si appoggerà alle posizioni arretrate di Fim e Uilm per arrivare ad un altro accordo separato, cosa che angoscia chi in Fiom non riesce più a firmare accordi, a prescindere dal contenuto. Inevitabilmente il corso della vertenza e la necessità dei lavoratori di tenere per fare prevalere i propri interessi, faranno emergere l’esigenza di avere una piattaforma e dei metodi di lotta più incisivi di quelli proposti dalla direzione della Fiom, un salto di qualità possibile solo attraverso la partecipazione attiva dei lavoratori stessi. Questo è il compito che si devono dare per primi i comunisti attivi nella Fiom, lavoratori e delegati, creando i contatti ed il coordinamento necessari a contrastare le tendenze concertative presenti ancora nel nostro sindacato, pronte a riemergere se la conduzione ed il controllo della vertenza prevalentemente dall’alto, come abbiamo visto finora anche nelle mobilitazioni alla Fiat, costando maggiormente ai lavoratori che non ai padroni, creerà le condizioni per fare un passo indietro sulla vertenza e per invocare il ritorno alla tranquilla unità di vertice come unica condizione per rafforzare il sindacato e i lavoratori ed evitare accordi separati. Ma oggi i lavoratori sono pronti ad ascoltare altri argomenti, e gli insuccessi di alcuni scioperi in solidarietà alle lotte alla Fiat sono soprattutto dovuti alle proposte delle direzioni sindacali non rispondenti in maniera credibile alle domande che sempre più lavoratori avanzano sui metodi e gli obiettivi delle mobilitazioni. E’ la reazione contraddittoria alla necessità di lottare efficacemente per soddisfare le proprie concrete esigenze. La risposta va costruita attraverso l’unione delle vertenze contrattuali di tutte le categorie e a tutti i livelli con le lotte in difesa dei posti di lavoro, a partire dalla Fiat, sulla base di una piattaforma generale sviluppata nei luoghi di lavoro, che rigetti ogni compatibilità con le imposizioni dei padroni. |