|
Per i figli dei lavoratori catapecchie invece che scuole!
La tragedia di San Giuliano riporta alla luce in maniera prorompente lo stato dell’edilizia scolastica. 26 alunni e 3 lavoratori hanno pagato con la propria vita, anni di tagli ai finanziamenti destinati all’istruzione pubblica. Come sempre i giornalisti hanno cercato di trovare in questa tragedia lo zampino del destino. Un giornalista ha chiesto al prete della zona dove fosse Dio di fronte ad una tale sciagura. Nemmeno un prete, però,ha potuto evitare una risposta materialista: “Dov’è Dio? Dov’erano gli uomini! Non è Dio che fa i calcoli del cemento armato”.
Scuole a pezzi
Il terremoto non avrebbe causato quelle vittime se quella scuola non fosse stata situata all’interno di un edificio fatiscente e fuori norma. Tale situazione non rappresenta l’eccezione ma la norma. C’è uno studio condotto dal ministero dell’Istruzione Pubblica secondo cui il 57% delle scuole italiane non ha l’agibilità statica e ben il 73% non ha il certificato per la prevenzione degli incendi. Perché questa ricerca non viene resa pubblica? Nonostante questo, la Finanziaria prevede addirittura il taglio di circa 100 milioni di Euro per la ristrutturazione a norma di sicurezza degli edifici pubblici che ospitano scuole…
Quanto gli edifici scolastici fatiscenti siano diffusi è stato dimostrato involontariamente dagli stessi tecnici del Ministero delle Infrastrutture arrivati a San Giuliano per fare luce sull’accaduto. Hanno dichiarato solennemente ai giornalisti che la scuola crollata era un caso raro: una costruzione inagibile dal ‘57 fatta da un palazzinaro senza scrupoli. Peccato che per un errore sulla mappa, si stessero riferendo all’asilo nido limitrofo, tutt’ora in piedi e tutt’ora utilizzato.
I problemi legati all’edilizia non finiscono qui: istituti di 2000 alunni con una sola scala di emergenza, porte di sicurezza bloccate con i lucchetti, solai di cemento armato e addirittura tetti con copertura in asfalto ed infiltrazioni d’amianto nei soffitti, barriere architettoniche ecc.! Secondo un’indagine della Uil scuola il 20% degli impianti igienico-sanitari ed il 18% degli impianti elettrici monitorati sono fuori norma. Ci fa ridere che la Riforma Moratti voglia introdurre l’utilizzo del computer alle elementari: prima quantomeno ci vorrebbero i computer (attualmente ce n’è uno ogni 24 alunni) e le elementari (in edifici sicuri si intende).
Nessun edificio sicuro nel capitalismo
Ricordiamo che dopo la tragedia del terremoto in Irpinia c’erano state tante promesse, si diceva “mai più”, si stanziavano fondi per decine di migliaia di miliardi di lire per l’edilizia a norma anti-sismica…Dove sono finiti quei soldi? Soldi intascati dalle clientele democristiane e camorriste della Campania. Ancora oggi il Tribunale di Napoli celebra un inutile processo a Gava e altri potenti democristiani per una maxitangente di 32 miliardi sugli appalti del dopo terremoto, ma questi reati (come sempre) cadranno in prescrizione. Per il governo e per gli enti locali la sicurezza degli edifici pubblici, i piani di evacuazione, l’organizzazione dei soccorsi, la tutela del territorio, sono soltanto costi inutili.
La violazione di qualsiasi norma edilizia è implicita nella stessa natura del capitalismo. Per gli imprenditori edili tali norme sono semplicemente una scocciatura che fa lievitare i costi. Il materiale scadente viene utilizzato sia per risparmiare sia per lucrare sui soldi ricevuti dagli enti pubblici. A San Giuliano, ad esempio, i lavori di ristrutturazione della scuola erano terminati nel maggio 2002. Ma il tetto non era ancorato all’edificio ed era di cemento armato. Quando c’è stata la scossa, è caduto trascinandosi il solaio costruito con travi degli anni ’50. Nessuno ha fatto i calcoli statici per la sopraelevazione della scuola, non c’è traccia di una scheda o di un certificato che provasse a spiegare se le colonne di cemento (edificate nel 1953) potevano reggere la nuova struttura.
Adesso l’ingegnere responsabile dei lavori replica alle accuse dicendo che “San Giuliano non era considerata zona sismica”. In realtà nel 1998 il rapporto della Protezione Civile riclassificava l’intera zona colpita dal sisma, spostandola dalla classe 0 alla classe 2, in una scala di rischio sismico che ha un grado di rischio massimo pari a 3! Le imprese stesse non sono obbligate a consegnare i calcoli di costruzione agli enti locali e per quanto riguarda i controlli riportiamo le parole dell’ex preside della scuola di San Giuliano “Più volte ho chiesto la verifica dell’idoneità statica della scuola. L’ufficio tecnico, senza fare il sopralluogo, mi rispondeva ogni volta a stretto giro confermando che era tutto a posto”.
Piano per l’edilizia scolastica: subito!
I sindaci tremano di fronte all’idea che i loro comuni entrino nelle mappe sismiche, perché poi costa molto di più costruire (circa il 15% in più), l’ossessione del guadagno porta a tagliare le spese e a costruire in modo selvaggio, aspettando i condoni. Tanto cosa importa? I figli della borghesia vanno in scuole di qualità, sicure…invece i figli dei lavoratori devono seguire le lezioni in catapecchie che possono crollare da un momento all’altro! Come Comitato in difesa della Scuola Pubblica ci battiamo per un immediato raddoppio dei finanziamenti all’istruzione pubblica e per un piano di edilizia scolastica e di ristrutturazione per dare ai figli dei lavoratori e dei disoccupati scuole al posto che trappole per topi.
Sappiamo che sotto questo sistema che si basa profitto a tutti i costi, non ci sono vie d’uscita. Anche per questo un reale piano di’edilizia scolastica non può che avvenire sotto il controllo degli studenti e dei lavoratori del settore edile. Anche questo è compito della classe operaia: mai più un’altra San Giuliano!
|