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Si infiamma la lotta all’Alfa Romeo Stampa E-mail
Scritto da La redazione   
MILANO-Venerdì 8 novembre i lavoratori dell’Alfa di Arese si sono dati appuntamento in zona stazione Centrale a Milano per manifestare davanti al palazzo della Regione Lombardia la propria opposizione al piano di ristrutturazione presentato dai vertici Fiat. Questo piano prevede la cassintegrazione a zero ore per migliaia di lavoratori e la chiusura di interi stabilimenti, tra questi vi è anche lo stabilimento Alfa Romeo di Arese.

Da settimane i lavoratori dell’Alfa stanno portando avanti una lotta dura e determinata contro Governo e padroni. Le assemblee e i cortei spontanei si susseguono a ritmo incalzante, e non poche volte agli scioperi sono seguite azioni anche eclatanti come il blocco dell’autostrada o dei binari ferroviari.

Alle 9.00 circa, i pulman provenienti da Arese sono arrivati nei pressi della Centrale. In pochi minuti si e’ formato un corteo di lavoratori che speditamente si avvicinavano al piazzale della stazione dove alcuni delegati di altre aziende li stavano attendendo per unirsi alla protesta.

Fin dall’inizio il corteo ha mostrato tutto il suo furore. Il palazzo della Regione non e’ stato neppure preso in considerazione dagli scioperanti, che con le loro bandiere rosse, si sono subito indirizzati verso l’ingresso della stazione.

Era incredibile vedere quanta rabbia e quanta determinazione ci fosse negli occhi degli operai e delle operaie presenti. Chi si aspettava di trovare un gruppetto di anziani lavoratori disperati e bruciati dalle tante sconfitte subite negli anni si sbagliava di grosso. Qui si era in presenza di un gruppo di leoni feroci pronti a lottare fino in fondo.

Tra lo sbigottimento generale dei cittadini presenti, i partecipanti al corteo, composto da circa 2.500 operai, hanno iniziato a correre sulle scale che portano ai binari ferroviari. Gli altoparlanti diffondevano musiche di lotta come Bandiera rossa o l’Internazionale e le urla dei manifestanti facevano rimbombare tra le pareti dell’edificio tutta la rabbia accumulata in anni di sfruttamento.

Questa lotta è lotta di classe…alla faccia di chi ci raccontava che la classe operaia non esiste più o che se esiste non è più in grado di creare conflitto.

Alle 9.30 la stazione era bloccata e ogni binario presidiato. Tutto ciò accadeva sotto gli occhi increduli di quattro poliziotti spaesati e ammutoliti.

Dopo essersi riorganizzati i lavoratori hanno dato inizio ad un’assemblea che ha visto intervenire diversi dirigenti del sindacato ma anche molti lavoratori, che con non poca irriverenza, di tanto in tanto scippavano i microfoni dalle mani dei loro sindacalisti e facevano sentire alta la loro voce, la voce della base… l’unica voce che in realtà conta!

di Fabrizio Parlagreco

 

 

Assemblea Nazionale dei delegati Fiom

Crisi Fiat e rinnovo contratto metalmeccanici

 

PER UNA VERTENZA DI SVOLTA CHE UNISCA E RAFFORZI I LAVORATORI

 

Democrazia, lotta al precariato e aumenti salariali oltre il recupero dell’inflazione: questi i temi centrali intorno ai quali la FIOM ha costruito la propria proposta di piattaforma per il rinnovo contrattuale. Si tratta dei principali problemi dei lavoratori metalmeccanici – e non solo – emersi lungo un anno e mezzo di mobilitazioni iniziate all’insegna della rottura dell’unità sindacale di vertice con FIM e UILM sul rinnovo contrattuale del 2001, ma le soluzioni avanzate nel documento approvato dall’assemblea non rappresentano una rottura netta con le pratiche sindacali degli anni della concertazione.

Anche se sono stati fatti passi in avanti rispetto al recente passato, soprattutto nella richiesta di aumenti salariali medi dell’8,5% per i prossimi due anni, in un quadro fortemente condizionato dalla crisi della Fiat, e con FIM e UILM intenzionate ad onorare il Patto per l’Italia con piattaforme finalizzate a svuotare la contrattazione collettiva, per difendere e rafforzare il contratto nazionale occorrono rivendicazioni che uniscano e rafforzino tutti i lavoratori per dare continuità ad una lotta che si prospetta lunga e difficile.

Perciò non basta erigere altri paletti contro la diffusione del precariato, dopo anni in cui i padroni hanno aggirato ogni vincolo esistente per legge; è rivendicando il contratto a tempo indeterminato per tutti che possiamo creare un fronte compatto che veda  i giovani lavoratori protagonisti. Come non si possono coinvolgere nella lotta i disoccupati e i lavoratori delle aziende in crisi senza una seria rivendicazione sulla progressiva riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per distribuire la produzione tra tutti coloro che hanno bisogno di lavorare per un salario in grado di assicurare una vita dignitosa.

Per questo abbiamo proposto all’assemblea un documento comprendente la piattaforma sotto pubblicata bocciato nella contrapposizione con il documento ufficiale. Come premessa fondamentale abbiamo posto il protagonismo di tutti i lavoratori nello sviluppo della vertenza attraverso l’elezione di delegati di trattativa e la costituzione di comitati di sciopero in tutti i luoghi di lavoro per dare continuità alle mobilitazioni mettendo in campo le forme di lotta più efficaci in ogni singola realtà produttiva. A sostegno di scioperi o occupazioni di lungo periodo in aziende strategiche, a partire dalla Fiat, abbiamo sostenuto la necessità di costituire casse di resistenza con il contributo di tutti i lavoratori.

Sebbene giudichiamo la piattaforma approvata dall’assemblea inadeguata al livello dello scontro sociale in atto, daremo il nostro voto favorevole nelle assemblee di ritorno nelle fabbriche per contrastare la linea ancora più arretrata di Fim e Uilm.

Non possiamo in nessun modo unire i nostri voti alle burocrazie di Fim e Uilm, e daremo tutto il nostro impegno perché le iniziative di lotta proposte dalla Fiom siano le più riuscite possibile.

Sara il corso della lotta che mostrerà ai lavoratori l’esigenza di avere una piattaforma e dei metodi di lotta più incisivi di quelli proposti dalla direzione della Fiom.

 

Davide Bacchelli - Paolo Brini (delegati Fiom Emilia Romagna)

 

 

 

Punti fondamentali della piattaforma, presentata da Bacchelli e Brini, respinta dall’assemblea nazionale della Fiom del 30-31 ottobre

 

• estensione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori in tutte le aziende;

• aumento salariale pari a 150 euro uguale per tutti ed interamente inserito in busta paga da gennaio 2003. Alla chiusura del contratto devono essere riconosciuti integralmente tutti gli aumenti pregressi ;

• garantire il potere di acquisto dell’intero salario contrattato attraverso un meccanismo di adeguamento automatico all’inflazione reale con rivalutazione trimestrale;

• trasformazione di tutte le forme di contratto di lavoro atipico o precario in contratti a tempo indeterminato;

• progressiva riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario a partire da 35 ore settimanali per i normalisti e 32 per il lavoro su due turni senza scambi con flessibilità. Ulteriori riduzioni di orario a parità di salario vanno applicate nei periodi di cali produttivi contro il ricorso alla CIG da parte di aziende non in crisi finanziaria;

• drastica riduzione del lavoro straordinario e a turni che deve essere sempre e comunque attivato da un accordo sindacale e disincentivato attraverso l’aumento delle maggiorazioni e delle indennità di un ulteriore 50% della paga oraria;

• drastica riduzione del lavoro notturno e festivo, a partire dal ripristino del divieto al lavoro notturno femminile;

• di fronte alle aziende che si dichiarano in crisi, per evitare licenziamenti o interventi pubblici i cui costi cadono quasi esclusivamente sui lavoratori, è necessario mettere in discussione il ruolo dei padroni che, decidendo di non investire, causano le crisi. E’ nell’interesse e nelle capacità dei lavoratori sviluppare tecnologia e produttività per ridurre gli orari e migliorare le condizioni di lavoro, nonché aumentare l’occupazione. Per questo si rivendica l’esproprio senza indennizzo e la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle aziende in crisi, a partire dal gruppo Fiat che, tra sgravi fiscali e contributivi, prepensionamenti, casse integrazioni e rottamazioni è già stato ampiamente pagato dai lavoratori. La FIOM è convinta che questo risultato si possa raggiungere solo ponendo il governo e i padroni di fronte al fatto compiuto: per questo si impegna con tutti i propri mezzi a sostenere l’occupazione degli stabilimenti Fiat, anche attraverso l’utilizzo delle casse di resistenza.

 
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