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I lavoratori di Termini Imerese non mollano! Stampa E-mail
Scritto da Roberto Sarti   
La lotta dei lavoratori di Termini Imerese va avanti da oltre un mese, ma tutti i lavoratori sembrano fermamente determinati a continuare. La rabbia di chi sa di non potere trovare nessuna occupazione alternativa se la Fiat chiude è comune a tutti.

Fra i più giovani si aggiunge la beffa di chi pensava di essere riconfermato, dopo il terzo o il quarto contratto a termine. La Fiat a Termini ha fatto largo uso dei contratti “atipici”: il 70% dei dipendenti è assunto con contratti a tempo determinato o interinali.

Ancora una volta si dimostra che la flessibilità è l´anticamera del licenziamento e non serve a produrre più occupazione. “Se domani offrissero a mio figlio un contratto a sei mesi gli direi: stai a casa, perché è una doppia fregatura.” Dice, scottato dall´esperienza, Paolo.

 Ed ancora più combattivi sono i lavoratori dell´indotto che non disporrebbero nemmeno del “paracadute” della cassa integrazione.

Tutti sono determinati a non abbandonare la fabbrica al momento dell´inizio della cassa integrazione il 2 dicembre. “Non vogliamo uno zuccherino, qui lottiamo per il nostro futuro”, ripetono in molti, riferendosi alle nuove proposte di Berlusconi. Non ci stanno a scambiare Mirafiori con Termini, per poi ritrovarsi a breve con lo stesso problema davanti ai nuovi padroni della GM. “Emigrare oggi sarebbe una sconfitta enorme” non è un pensiero isolato.

Quando poniamo la questione dell´occupazione dello stabilimento, più volte annuiscono “anche prima del 2 dicembre bisognerebbe farlo”. Sulla nazionalizzazione e il controllo operaio più perplessità, ma poi si rendono conto che la fabbrica “potremmo farla funzionare noi, come ora la stiamo bloccando” osserva Peppe. La paura dell´isolamento, di essere lasciati soli, ogni tanto affiora. Oggi, però, tutta la Sicilia capisce che se Termini chiude, per l´economia dell´isola sarebbe un colpo mortale.

La solidarietà della gente comune in tutte le manifestazioni lo dimostra, come si è visto anche durante il blocco dello stretto di Messina.

Da più di un mese i lavoratori non ricevono lo stipendio. Questo indebolisce un poco la compattezza della lotta. “Abbiamo visto diverse mogli portare i certificati medici” ci spiegano. La necessità di una cassa di resistenza è impellente. Un appello per aiutare anche economicamente i lavoratori Fiat riteniamo avrebbe un successo fenomenale. Il sindacato deve avanzarla senza ulteriori indugi.

La vertenza Fiat rappresenta una tappa decisiva per il movimento operaio italiano. A Termini abbiamo visto come ogni singolo lavoratore sia intenzionato a vincerla.

 

Termini Imerese, 18 novembre 2002


 
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