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Resistere un minuto più del padrone! La vertenza Fiat si avvicina al punto critico. Di fronte alla mobilitazione crescente dei lavoratori, il governo e l’azienda stanno mettendo in atto tutte le classiche manovre diversive. Ogni giorno fanno filtrare una notizia diversa: ieri dicevano che la Toyota poteva comprare lo stabilimento di Termini, oggi ci dicono che si possono spostare produzioni dalla Polonia all’Italia, Berlusconi afferma che Termini non chiuderà… Chiacchiere, fumo per confondere e dividere i lavoratori, per cercare di scatenare una guerra fra poveri.
Vogliono insinuare in ogni lavoratore Fiat il dubbio che forse può salvarsi individualmente, che l’incubo del licenziamento può ricadere su qualcun altro, su un altro stabilimento, su un altro compagno di lavoro. A questo sciacallaggio, che vuole colpire non solo la lotta dei lavoratori, ma anche la loro dignità, dobbiamo rispondere uniti. La crisi Fiat può essere risolta in un solo modo: nazionalizzando la fabbrica sotto il controllo operaio, come argomentato dall’appello che pubblichiamo a pagina 4, appello che sta incontrando un’attenzione crescente. I dirigenti della lotta, i lavoratori più coscienti e attivi hanno una responsabilità enorme sulle proprie spalle: quella di rendere chiaro a tutti i lavoratori Fiat, e a tutti coloro che li stanno sostenendo, che questa battaglia si può vincere in un solo modo: tenendo unito il fronte, non accettando la tattica divisoria dell’azienda e del governo. È un compito difficile, il ricatto occupazionale e il peso degli scioperi si fanno sentire fra i lavoratori. Può essere assolto solo se attorno ai lavoratori Fiat si crea non solo una solidarietà generica, ma una partecipazione attiva alla lotta da parte dell’intero movimento operaio, degli studenti, dei disoccupati. Bisogna portare la risposta all’altezza dell’attacco, ogni altra alternativa è fumo negli occhi. Da questo punto di vista sarebbe utilissimo riunire in un’assemblea nazionale i lavoratori del gruppo Fiat per discutere un programma di lotta comune e costituire un coordinamento nazionale di tutti gli stabilimenti impegnati nella lotta. Non c’è solo una questione di democrazia ma anche il bisogno di evitare che le burocrazie sindacali mettendosi alla testa della mobilitazione finiscano col tradire i lavoratori come si è visto altre volte in passato. Solo formando dei comitati di lotta che decidono su ogni aspetto della mobilitazione e della gestione della vertenza è possibile vincere. Bisogna unire la democrazia dal basso alla radicalità della piattaforma e delle forme di lotta. E qui entra in gioco la questione dell’occupazione degli impianti. A molti questo può parere un obiettivo troppo. Altri temono che occupare gli impianti significhi chiudersi in una trincea e restarvi assediati fino a quando la Fiat vincerebbe prendendo i lavoratori per fame. Non è così. Dobbiamo tenere conto che la lotta della Fiat si produce in un momento di enorme mobilitazione sociale, l’Italia è percorsa da manifestazioni gigantesche, la disponibilità a lottare cresce in tutti i settori della società. Occupare gli impianti Fiat con la rivendicazione di espropriare l’azienda come unico modo per salvare tutti i posti di lavoro non significherebbe chiudersi in un vicolo cieco, ma al contrario fare delle aziende occupate il centro motore, il punto di riferimento attorno al quale si potrebbero saldare tutte le lotte attualmente in corso nella società. Ricordiamoci che non sono solo i lavoratori Fiat a rischiare il posto, sono ormai centinaia le aziende che dichiarano crisi, esuberi. La recessione economica sta provocando un’ondata di licenziamenti nell’industria e nei servizi. La lotta alla Fiat può diventare il perno attorno al quale si mobilitano tutti i lavoratori colpiti dalle ristrutturazioni. Il 19 novembre a un presidio dei lavoratori dell’Alfa Romeo, è stato accolto con ripetuti applausi l’intervento di Dario Salvetti, del collettivo Pantera della Statale di Milano. E’ solo l’inizio di un processo che deve continuare e rafforzarsi. L’unità studenti-lavoratori può diventare un punto di forza della mobilitazione, come altre volte in passato. Il Csp (Comitato in difesa della scuola pubblica) ha deciso di impegnare i propri militanti in una campagna nazionale a difesa dell’occupazione e a sostegno dei lavoratori Fiat: “Per un posto di lavoro dignitoso alla fine degli studi”. Ci auguriamo che presto altre strutture del movimento studentesco si orientino decisamente in questo senso. Lo stesso vale per il movimento No global. La manifestazione di Firenze del 9 novembre dimostra quanto il movimento sia ampio e in crescita, dopo lo sciopero generale del 18 ottobre, dopo le manifestazioni di questi giorni contro l’arresto dei 20 compagni della rete Sud ribelle la disponibilità di lotta non solo non cala ma addirittura si espande. Governo e padroni ci hanno dato fino ad oggi solo inganni, repressione e menzogne. L’arresto dei venti compagni non è solo un attacco al movimento No global e al movimento contro la guerra, è anche una minaccia implicita ai lavoratori Fiat, cosa resa chiara anche dal quotidiano confindustriale Il Sole 24ore, che in un editoriale dichiara: gli scioperi sono legittimi, le forme di lotta attuate dagli operai di Termini Imerese sono invece inaccettabili. Se scrivono queste cose, è perché sanno cosa rischiano e perché temono il contagio delle mobilitazioni. Nei prossimi giorni e settimane arriveremo al punto decisivo. Da comunisti prenderemo il nostro posto in questa lotta e ci mettiamo a completa disposizione dei lavoratori della Fiat, animati dalla più grande convinzione e fiducia nelle forze e nella capacità dei lavoratori di prendere in mano il proprio destino e di essere una volta di più all’altezza della sfida. Come nel 1980, da questa lotta o si vince o si perde tutti assieme: lavoratori, disoccupati, precari, studenti. Resistere un minuto più del padrone! Uniti vinceremo! |