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La lotta è la sola via! L’Omero é una piccola scuola della periferia milanese, dal ‘97 accorpata a un altro liceo classico del centro e dal 2000 anche ad un liceo scientifico. Le strutture sono sempre state molto scadenti con conseguenti disagi per gli studenti; disagi che si presentano tutti gli inverni come, ad esempio, i caloriferi che non funzionano o i locali che si allagano dopo ogni pioggia; recentemente però le piogge sono state molto più abbondanti ed hanno provocato dei danni al tetto tanto che alcuni pannelli sono stati rimossi per evitarne il crollo.
Spinti da questa situazione d’emergenza noi studenti abbiamo deciso di mobilitarci: prima siamo andati dal preside per sollecitare un suo intervento in Provincia, quindi abbiamo convocato un’assemblea d’istituto dove abbiamo spiegato non solo la nostra situazione ma anche come questa fosse la conseguenza di anni di tagli al settore pubblico, a cui si lega anche l’ultima Finanziaria. All’assemblea sono intervenuti anche alcuni professori che ci hanno esortato a non prendere iniziative "di massa" ma ad affidare la nostra mobilitazione ad una delegazione scelta di studenti, genitori e professori che andasse in provincia a presentare un documento in cui esporre i nostri disagi; noi abbiamo accettato la proposta di fare un documento ma abbiamo stabilito che la delegazione si recasse in provincia alla mattina ed abbiamo raccolto le firme di tutti gli studenti che volessero accompagnare la delegazione. L’iniziativa era stata fissata per l’8 ottobre ed ha avuto una partecipazione altissima: su circa 200 studenti 130 non sono entrati a scuola ma sono venuti in provincia. La cifra é tanto più significativa se si considera che l’Omero negli anni più recenti aveva perso le tradizioni di lotta studentesca che pure ha alle sue spalle. In provincia una delegazione formata da 4 studenti, 2 genitori e 2 professori é stata ricevuta dagli ingegneri responsabili che hanno assicurato che a breve termine la provincia si impegnerà a realizzare lavori di manutenzione ordinaria, ma a medio termine (2 o 3 anni) l’Omero sarà spostato di sede in una scuola che abbia sufficienti spazi liberi. Di fatto si tratta di una strisciante chiusura. Questo perché sarebbe antieconomico ristrutturare una scuola con così pochi studenti. Entro un mese sapremo cosa sarà deciso; per ora é stata convocata un’altra assemblea d’istituto in cui decidere il da farsi. Questa vicenda porta ad alcune riflessioni: 1. Possiamo fidarci del preside? Evidentemente no. Ci ha preso in giro perché ci aveva assicurato di aver spedito lettere su lettere in provincia, mentre in seguito abbiamo scoperto che l’unica lettera é stata spedita il 7 ottobre. Ci ha dimostrato di non avere nessun interesse verso la scuola né verso i disagi che subiremo: é preoccupato solo di contenere gli allarmismi perché siamo in periodo di iscrizioni e nessun genitore mandarebbe il figlio in una scuola che chiuderà tra due anni e di contenere la nostra mobilitazione dicendo che si impegnerà a far sentire la "nostra voce". Finora purtroppo tra gli studenti sono prevalse le illusioni verso il ruolo che potrebbe giocare il dirigente scolastico. Si tratta di un passaggio naturale e siamo sicuri che queste illusioni si scioglieranno presto come neve al sole. 2. E’ possibile risolvere i problemi per via istituzionale? La nostra situazione ha dimostrato chiaramente che le istituzioni si limitano al minimo indispensabile con scelte determinate da esigenze di bilancio e non dai bisogni reali degli studenti. 3. Da cosa é causata questa situazione? Il problema della nostra struttura si lega a questioni più generali: la riforma dell’Autonomia Scolastica ha portato al paradosso per cui la scuola sta crollando ma i singoli istituti non possono denunciarlo perché ci perderebbero in immagine (e quindi iscritti!); anni e anni di tagli al settore pubblico fanno adesso sentire i loro effetti. 4. Come dobbiamo reagire? E’ evidente che la mobilitazione di una scuola piccola come l’Omero sarebbe un fallimento. Ma anche se l’Omero fosse più grande, la mobilitazione della singola scuola è in ultima analisi perdente. L’unica soluzione è unirci agli altri studenti: solo una mobilitazione nazionale può fermare la distruzione della scuola pubblica. Questo però non basta: dobbiamo unire la nostra lotta a quella dei lavoratori che stanno lottando contro la Finanziaria e contro il Governo. Lo abbiamo fatto con lo sciopero generale, lo rifaremo per qualsiasi altra lotta in futuro. Dalla nostra piccola esperienza, un grande insegnamento: solo la lotta paga! 5. Una lotta inizia sempre in maniera confusa. Quando gli studenti vedono i problemi nella loro singola scuola, reagiscono con una mobilitazione del singolo istituto. Ma all’interno di questa lotta parziale noi possiamo portare rivendicazioni generali, riunire in maniera organizzata attorno a collettivi o Comitati in difesa della Scuola Pubblica gli studenti più coscienti. Così oggi siamo tanti torrenti dispersi, ma stiamo già convergendo nel formare un magnifico fiume in piena. |