Prossime iniziative
Menu
Home
Verso l'11 ottobre
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Teoria marxista
Economia
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Il nostro opuscolo contro il razzismo
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
Pura selezione classista! Stampa E-mail
Scritto da Paolino Tomaselli (Comitato in difesa della Scuola Pubblica)   

Riforma Moratti

I tagli all’istruzione pubblica della Finanziaria si quantificano in 242 milioni di euro ed 80mila posti di lavoro persi. La riforma proposta dal Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (nel nuovo nome è scomparso l’aggettivo Pubblica), di cui è già stata avviata la sperimentazione in 200 scuole a livello nazionale, porta avanti con vigore il processo di privatizzazione dell’istruzione, già iniziato dallo scorso Governo di centro-sinistra. Esaudendo le richieste della Confindustria, la Moratti ha coniato una riforma finalizzata a rendere il diritto ad un’istruzione completa un privilegio per pochi: i figli dei lavoratori saranno catapultati al più presto nel mondo del lavoro. Questo non vuol dire naturalmente che avranno un posto sicuro. Al contrario: precarietà e disoccupazione sono la naturale continuazione della scuola della Moratti.

Questa riforma non è altro che la facciata organizzativa dei tagli alla scuola pubblica. Certo è proprio una "riforma al passo coi tempi": i tempi della crisi economica, dove per salvare i profitti di pochi imprenditori e banchieri viene sacrificata qualsiasi garanzia a un’istruzione per tutti. In questo articolo cercheremo di spiegare le principali novità introdotte dalla riforma nel Disegno di legge n. 1306.

Riforma dei cicli

La scuola elementare viene unita alla scuola media inferiore, creando quello che viene nominato ciclo primario di 8 anni alla fine dei quali lo studente dovrà sostenere un esame di stato. La fusione di elementari e medie comporterà il licenziamento di 30mila professori per la compressione di due cicli.

Nella prima parte del ciclo primario (le vecchie elementari) verrà introdotto il Maestro Prevalente, un unico insegnante al quale sono affidate tutte le materie principali. Così facendo si risparmia ulteriormente sul numero dei docenti. Il risultato è che avremo insegnanti sempre più esasperati dall’immenso carico di lavoro sottopagato e bambini che dovranno sottostare ad una specie di "sommo educatore". Il maestro prevalente ha anche il compito "di compilare un profilo dell’alunno" in cui è registrata l’intera crescita per poi orientarlo ai laboratori. I laboratori sono le ore lasciate scoperte dal maestro prevalente in cui i bambini vengono divisi in piccoli gruppi e affidati a maestri di serie B per svolgere attività manuali. In pratica si comincia dalla prima elementare a introdurre la separazione tra il sapere e la manualità. Una divisione che nella società capitalista accompagnerà i figli dei lavoratori per tutta la vita. A noi non è dato di pensare, ma di accrescere solo il capitale di lor signori con la nostra fatica.

Doppio binario

Al termine del primo ciclo, studenti di soli tredici anni dovranno scegliere tra due differenti percorsi: i licei e la formazione professionale. Il percorso dei licei avrà la durata di cinque anni (due bienni ed un ultimo anno) suddiviso in otto indirizzi: artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico, delle scienze umane. Tutti si concludono con un esame di stato. Terminato il liceo si avrà la possibilità di continuare gli studi all’università. Invece il percorso di formazione professionale avrà la durata di quattro anni (un triennio ed un anno) al termine del quale l’unico sbocco diretto sarà il lavoro. Se si vorrà andare all’università o ad un corso di Formazione Tecnica superiore, bisognerà prima frequentare un anno integrativo (a pagamento e a numero chiuso) sostenendo poi un esame prima di essere ammessi alla facoltà scelta. Le famiglie che non avevano avuto le disponibilità economiche per mandare i propri figli al liceo, difficilmente potranno permettersi di affrontare le spese per l’anno integrativo e l’università. Formalmente si potrà quindi passare da un percorso ad un altro, ma viene fatto di tutto per far sì che ciò sia impossibile. Si tratta di due binari separati: a seconda di quale tu scelga, il tuo cammino è praticamente segnato ed obbligatorio. Nonostante il Governo tenti di spacciare la scelta del percorso come "una libera scelta" dell’individuo, la realtà è ben diversa: la scelta dipenderà dalle disponibilità economiche delle famiglie (il costo medio annuo della frequenza scolastica nell’ambito pubblico è di 500 euro).

Il governo vuole da una parte una scuola in cui si studiano le cosiddette "arti liberali" (filosofia, letteratura, storia, musica ecc.), costosa e quindi riservata ai rampolli della classe dominante; e dall’altra una scuola che educhi solo al lavoro, riservata ai figli dei lavoratori.

Noi riteniamo che non esista una suddivisione tra sapere e manualità ma che siano entrambe importanti alla stessa maniera per lo sviluppo di ogni individuo e che vadano studiate tutte nell’intero periodo scolastico che precede l’università. Per questo la nostra proposta è quella della costituzione di un unico percorso con obbligo scolastico fino ai 18 anni, totalmente gratuito e quindi frequentabile da tutti, in cui si studino tutte le materie (sia pratiche che teoriche) per poi avere così veramente la giusta conoscenza per attuare una scelta di indirizzo all’università.

Alternanza scuola - lavoro

Secondo la riforma, chi sceglierà il percorso di formazione professionale avrà la possibilità, compiuti i 15 anni di andare a lavorare gratuitamente per un’azienda. Le ore di lavoro saranno contate come ore di lezione. Il rapporto con le aziende verrà gestito dagli istituti ai quali saranno fornite "indicazioni generali per il reperimento e l’assegnazione delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione dei percorsi di alternanza, ivi compresi gli incentivi alle aziende e l’assistenza tutoriale" (testo del ddl). Non solo le aziende potranno usufruire di un enorme magazzino di manodopera gratuita, potendo così licenziare qualche dipendente; non solo risparmieranno sui costi della formazione dei neoassunti; ma verranno addirittura pagate! Per il Governo ricevere manodopera fresca e gratuita è un servizio che va retribuito!

Noi non siamo contrari per principio a far studiare nella pratica le materie degli istituti professionali. Come farebbe uno a diventare, ad esempio, un buon elettricista senza aver mai messo mani su un circuito? Il problema però è come gestire la formazione pratica dello studente. Il Governo è interessato solo a far regali alle imprese. La formazione tecnica deve essere gestita in primo luogo potenziando i laboratori degli istituti. In secondo luogo dando anche la possibilità di fare esperienza in azienda ma il lavoro svolto deve essere retribuito come qualsiasi altro lavoro ed il rapporto con l’azienda deve essere gestito dalle rappresentanze sindacali e studentesche. Solo i lavoratori hanno l’interesse a formarci realmente perché non gli viene nulla in tasca dal nostro sfruttamento, ma solo la speranza di avere domani dei colleghi che sappiano bene il mestiere.

Regionalizzazione dei programmi

I programmi scolastici avranno una quota nazionale di 20 ore settimanali ed una quota gestibile a piacimento delle regioni di 5 ore. Questo genererà una distinzione tra scuole dello stesso indirizzo: uno studente di un istituto lombardo ed uno veneto formalmente frequenteranno la stessa scuola ma nella sostanza studieranno cose differenti! Ciò comporta la vera e propria abolizione del valore legale di titolo di studio. Il presidente del Lazio Storace per esempio vuole "educare sino dalla giovane età a contrastare il movimento no-global"; o ancora il presidente del Veneto ha dichiarato che farà studiare il dialetto veneto ed una nuova visione delle Foibe!

A ciò va sommato il rafforzamento della dipendenza degli istituti dal volere delle aziende-sponsor. Saranno loro che interverranno influenzando la quota dei programmi regionalizzata.

Lottare uniti Vincere insieme

La Riforma Moratti è cambiata diverse volte ed i particolari di questo progetto potrebbero cambiare ancora. Ma l’impianto è lo stesso della riforma dei cicli dei precedenti Ministri della Pubblica Istruzione Berlinguer e De Mauro. Questo vuol dire che questo progetto di riforma rimarrà anche se la Moratti dovesse cadere, perché è una riforma che nasce direttamente dalla volontà di Confindustria. Solo un movimento studentesco unito a livello nazionale in base ad una precisa piattaforma programmatica combattiva ed unito ai lavoratori potrà far tornare il Governo dei padroni sui suoi passi! Questa è la proposta del Csp. Viva l’unità studenti-lavoratori! Abbasso la scuola dei padroni!

Per informazioni o adesioni: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o tel.: 3334088462

 
< Prec.   Pros. >