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Scritto da La redazione   

Prima i finanziamenti pubblici, poi la chiusura e i licenziamenti

COSENZA - Dopo aver ricevuto ingenti finanziamenti pubblici, dopo la rinuncia dei lavoratori ad una consistente quota del loro salario – per favorire un improbabile aumento della capacità produttiva –, la proprietà della Legnochimica decide di chiudere lo stabilimento di Rende e licenziare tutti i dipendenti. È questo il risultato delle politiche liberiste e degli incentivi (emblematico ciò che succede alla FIAT) volte a favorire gli interessi padronali a discapito dei diritti fondamentali dei lavoratori. La Legnochimica è la più importante industria manifatturiera dell’intera provincia, la chiusura dello stabilimento provocherebbe una profonda crisi occupazionale; con conseguenze nefaste per il fragile equilibrio socio – economico dell’area cosentina, già logorato da un tasso di disoccupazione elevatissimo e da una presenza mafiosa sempre più radicata.

Per risolvere la vertenza "Legnochimica" è necessaria la stabilizzazione dei lavoratori precari, migliorare le condizioni di lavoro all’interno della fabbrica, ma soprattutto, è indispensabile la solidarietà dei lavoratori e degli studenti del comprensorio cosentino, con la convocazione, da parte dei sindacati, dello sciopero generale. Nel caso in cui le posizioni padronali non dovessero mutare, l’unica soluzione, utile ad evitare il licenziamento "in tronco" dei lavoratori e lo spettro della povertà per centinaia di famiglie, sarebbe la nazionalizzazione senza indennizzo dell’impresa sotto il controllo diretto
degli operai.

È inoltre di vitale importanza per il rilancio dell’attività dell’azienda, che la stessa, sia coordinata ed in continua collaborazione con l’AFOR, alla quale è affidata la gestione di una parte consistente dei 600 mila ettari di bosco regionali.

Pensiamo sia possibile, nel rispetto dell’ambiente, un diverso utilizzo dell’immenso patrimonio boschivo della nostra regione, in modo da abbassare sensibilmente i costi di produzione; ma anche al fine di attivare quel potenziale circuito produttivo dell’Altopiano silano, costituito da: imprese municipali di taglio-bosco, segherie ed aziende di lavorazione del legno (con conseguente ripresa produttiva della Legnochimica), nuove assunzioni nel settore forestale – attraverso il superamento della legge 442/84 – per salvaguardare ed espandere il patrimonio boschivo calabrese.

Gli effetti deleteri delle politiche concertative, anche in questa azienda, sono evidenti: più l’atteggiamento è remissivo ed accondiscendente da parte dei lavoratori e dei sindacati, più il padronato pretende di sfruttare i lavoratori, considerandoli merce di scambio con le Istituzioni o un costo da eliminare.

Non possiamo affidarci alle false promesse di intercessione dell’Esecutivo Regionale e di quei personaggi che hanno avuto ed hanno gravi responsabilità nell’atavica crisi che attraversa la nostra regione. Solo con la dura lotta, la solidarietà e l’unione dei lavoratori si potrà ottenere il diritto ad un lavoro stabile e ad una vita dignitosa.

Il giorno 12 ottobre si è svolta l’assemblea unitaria presso i locali produttivi della legnochimica. I vertici sindacali hanno comunicato la chiusura dello stabilimento. La principale preoccupazione del sindacato, dopo l’esito negativo della trattativa, è di recuperare parti del salario dei lavoratori non corrisposto negli ultimi due mesi, senza delineare alcuna linea di rivendicazione per il proseguimento della vertenza. I lavoratori hanno espresso la volontà di lottare per il mantenimento dell’occupazione criticando le indicazioni contrattuali del sindacato. Durante l’assemblea, che ha visto la forte opposizione dei lavoratori ai sindacati, è intervenuto il nostro compagno Luca Magnelli indicando nella mobilitazione dei lavoratori del circondario industriale urbano, fortemente colpito nel suo complesso da tagli occupazionali, la linea di lotta. L’ampliamento della mobilitazione fra i lavoratori dell’area industriale è possibile solo con la costruzione di una piattaforma contrattuale più alta che preveda la stabilizzazione dei lavoratori precari, miglioramenti salariali e delle condizioni di lavoro e il collegamento della vertenza con le lotte dell’autunno e con le lotte degli studenti.

La situazione odierna è stata determinata dalla linea sindacale basata sulla gestione concertativa delle relazioni fra le parti sociali che ha determinato con i provvedimenti sindacali del 97, la scomposizione dell’apparato produttivo della legnochimica in tre rami, determinando la suddivisione e l’indebolimento delle posizioni lavorative degli operai e l’avvio della mobilità. Avendo l’azienda rifiutato tutti i piani di coordinamento economico locale e avendo intrapreso le operazioni di mobilità dei lavoratori il nostro compagno ha proposto la nazionalizzazione delle strutture di produzione localizzate nel territorio nazionale ed anch’esse colpite dalla crisi, indicando la necessità di coordinare tutti i lavoratori del settore. L’intervento è stato accolto dai lavoratori molto favorevolmente e come la sola iniziativa per difendere il posto di lavoro.

 
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