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Minarelli Il ricatto sull’anticipo per conto dell’Inps per la nuova cassa integrazione, intentato dalla direzione aziendale dalla Motori Minarelli per forzare la volontà dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali, è stato respinto dalla lotta determinata degli operai, che non si sono lasciati ne dividere ne intimorire dalla provocazione aziendale.
Già il 26 luglio scorso, all’indomani dal mancato accordo sulla cassa integrazione, la risposta dei lavoratori alla minaccia di rimanere senza salario si era fatta sentire con 4 ore di sciopero, un presidio molto partecipato davanti agli uffici e un corteo spontaneo esterno ai due stabilimenti. L’adesione a queste iniziative di lotta era stata altissima e aveva trovato un ampio risalto sui mezzi d’informazione. Il rientro dalle ferie e dalla prima settimana di cassa integrazione di agosto, ha riproposto ai lavoratori la necessità di continuare l’iniziativa utilizzando tutti gli strumenti necessari, dall’azione legale alla mobilitazione. Ciò è avvenuto in un momento particolarmente difficile, dal momento che in busta paga mancava, come minacciato dall’azienda, l’anticipo delle spettanze per la prima settimana di cassa e la prospettiva era di rimanere quasi senza stipendio per le settimane successive. Facendo leva sul ricatto economico, la direzione aziendale contava di dividere i lavoratori e, screditando la RSU e la Fiom–Cgil, di indebolirli. Ai delegati si poneva così la questione di proporre, da subito e in prospettiva, iniziative di lotta che da una parte non penalizzassero chi oggettivamente veniva a trovarsi in una situazione difficile e dall’altra rafforzassero la solidarietà tra tutti i lavoratori, cassaintegrati e non, colpendo efficacemente l’azienda. Durante le assemblee, le proposte della Rsu si sono quindi incentrate su uno sciopero di altre 4 ore per i reparti lavorazione non colpiti dalla cassa e, contemporaneamente, su un nuovo presidio di cassaintegrati davanti agli uffici, con un corteo che questa volta percorresse la zona industriale anziché limitarsi alla sola area intorno agli stabilimenti. In contemporanea, l’appoggio fornito ai lavoratori dalla Fiom-Cgil si traduceva nell’avvio di due vertenze legali: una denuncia contro l’azienda per comportamento antisindacale, in quanto la minaccia del mancato anticipo forzava la volontà dei rappresentanti sindacali; una raccolta tra i lavoratori di 138 mandati per iniziare una causa proprio sulla questione dell’anticipo Inps. Nella "giornata di lotta e solidarietà" del 9 ottobre, indetta dalla Rsu, il successo di queste iniziative è stato pieno: reparti fermi, lavoratori in presidio e in corteo, impatto su quotidiani e telegiornale regionale. Il giorno dopo, con una lettera al vetriolo inserita nella busta paga, l’azienda comunicava la decisione "unilaterale" di anticipare, pur ritenendolo non dovuto, il trattamento di cassa per conto dell’Inps, "al solo fine di non rendere ulteriormente pesante il bilancio delle famiglie dei propri dipendenti" e "ignorando iniziative che, anche di recente, sono state assunte dai rappresentanti dei lavoratori". Aldilà delle dichiarazioni aziendali, un evidente successo della lotta e dell’iniziativa dei lavoratori, nonché della Fiom-Cgil che in questa vicenda ha saputo essere un valido strumento per la tutela dei loro interessi e dei diritti. Un risultato importante che ci rafforza tutti. |