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Scritto da Michele Fabbri
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Parte seconda
Oggi sappiamo che i cambiamenti climatici non saranno distribuiti equamente. Un aumento medio di due gradi della temperatura globale comporterà aumenti di molto superiori ai poli. Il clima globale è il risultato della distribuzione su tutta la terra del calore irradiato dal sole. Il calore va dall’equatore ai poli e non si distribusce in modo uniforme. Se la temperatura media dell’equatore aumentasse di un grado ciò comporterebbe un aumento medio delle temperature ai poli di 6,5º! Ciò provoca che una parte sempre più grande dell’Oceano Artico durante l’estate si sciolga.
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Scritto da Michele Fabbri
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Parte prima
Il 4 maggio a Bangkok l’Ipcc, (Inter-governamental Panel on Climatic Change) – l’organismo delle Nazioni Unite per lo studio del cambio climatico – ha presentato al mondo le sue proposte per gestire il processo di riscaldamento del pianeta. Negli ultimi mesi sono stati presentati altri due rapporti che confermano (con una probabilità del 95%) che il riscaldamento globale in atto è dovuto all’aumento del gas a effetto serra. Dopo 40 anni di evidenza negata, la comunità scientifica mondiale è oggi d’accordo sul fatto che il riscaldamento c’è, che è solo all’inizio, che è stato provocato in larga misura dalle attività umane e che potrebbe aumentare fino a 2-5 gradi in media nei prossimi decenni, stravolgendo il clima di tutto il globo con enormi conseguenze economiche, sociali e politiche.
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Scritto da di Serena Capodicasa
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Lo scorso gennaio la Commissione europea ha varato un pacchetto di misure in materia di politica energetica: l’obiettivo è la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 20% entro il 2020 incentivando l’utilizzo di fonti rinnovabili e di biocarburanti. Ma dietro l’improbabile facciata di un’Europa ecologista s’annidano, da un lato, il contesto internazionale poco favorevole all’approvvigionamento energetico del vecchio continente (dalla Russia al Medioriente) e, dall’altro, la possibilità di poter fare delle rinnovabili una fonte alternativa di profitti prima ancora che di energia.
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Scritto da Michele Fabbri
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Troppo poco e troppo tardi
La settimana scorsa si è conclusa la conferenza di Montreal sul clima con un
magro risultato. Il 16 febbraio di quest’anno era entrato in vigore il
Protocollo di Kyoto, un accordo ratificato da 156 Paesi di tutto il mondo (ma
non da Stati Uniti e Australia) che si proponeva di affrontare il grande
problema dei cambiamenti climatici del pianeta. Questi sono provocati in gran
parte dall’eccessiva immissione nell’atmosfera di anidride carbonica (CO2) e
altri gas a effetto serra causata, soprattutto, dall’uso massiccio di
combustibili fossili come il petrolio e il carbone.
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