Il PSOE ha vinto una tornata elettorale molto importante, al termine di
una campagna surriscaldata e dai toni sopra le righe, nella quale
la destra, rappresentata dal Partito Popolare, ha mobilitato tutte le
forze della reazione, con l’utilizzo di un linguaggio che ha ricordato il periodo antecedente alla guerra civile
degli anni ’30.
Scritto da Francisco La Valle (iscritto al Pce-Iu in Andalusia)
Lo scorso 18 dicembre, Gaspar Llamazares, massimo dirigente di Izquierda Unida, ha cacciato dal principale organismo di direzione alcuni dei leader piú importanti del Pce, tra cui Felipe Alcaraz (ex capogruppo alla camera) e Willy Meyer (eurodeputato).
L’arresto di 22 militanti della Mesa Nacional (gruppo dirigente, n.d.t.)
di Batasuna, riuniti a Segura (Guipúzcoa), è stato visto dalla sinistra
abertzale (sinistra indipendentista basca, n.d.t.), secondo quanto
riportato dal Gara (quotidiano di riferimento della sinistra
abertzale, n.d.t), come una dichiarazione di guerra del governo Zapatero.
Solo la lotta per il socialismo risolverà la questione nazionale
Lo scorso 5 giugno l’Eta ha posto fine al cessate il fuoco, proclamato
nel marzo 2006, con un comunicato in cui dichiara l’intenzione di
riattivare “tutti i fronti” e di tornare alla lotta armata per
“superare l’attuale divisione istituzionale e costruire uno stato
indipendente”. L’Eta ritiene che la causa di questa rottura sia dovuta
al fatto che “non esistono le condizioni democratiche minime per poter
dare vita ad un processo di negoziati”.