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Scritto da Francesco Giliani
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Duemila bombardamenti aerei negli ultimi sei mesi, almeno quattro mila vittime civili nel solo 2006, la completa disorganizzazione dell’economia, un governo fantoccio di Washington corrotto fino alle midolla, la più alta mortalità infantile al mondo (165 bambini su 1.000 nati). Questo è il quadro dell’Afghanistan “democratico” dopo cinque anni di cosiddetta “guerra al terrore” condotta dall’imperialismo. Senza contare che aree crescenti del paese sono controllate dai talebani, spesso in alleanza con signori della guerra locali.
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Scritto da Fred Weston
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Gli scontri di Kabul evidenziano le contraddizioni dell'imperialismo Usa
L’occupazione in corso dell’Iraq ha oscurato per tutto un periodo le
malefatte dell’imperialismo in Afghanistan. Gli scontri avvenuti a
Kabul il 29 maggio le hanno riportate sotto i riflettori, rivelando al
mondo che cosa stia davvero succedendo in quel paese straziato dalla
guerra.
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Scritto da Andrea Davolo
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Gli esiti rovinosi dell’operazione Enduring Freedom Il sequestro della cooperante italiana Clementina Cantoni ha riportato all’attenzione del grande pubblico la situazione in Afghanistan. Se in Iraq le difficoltà dell’avventura imperialista sono sulle prime pagine di tutti i quotidiani, nonostante i periodici nonchè maldestri tentativi americani di proclamare la sconfitta degli insorgenti e l’inizio di una nuova “era democratica”, meno noti sono invece i problemi che gli Usa e le forze della “coalizione dei volenterosi” si trovano a dover affrontare in Afghanistan. Troppo presto celebrata come la vittoria della “democrazia da esportazione”, l’operazione “Enduring Freedom” si sta velocemente convertendo in una spiacevole sorpresa per i sostenitori della politica estera di Washington. |
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Scritto da Alessandro Riatti
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Abbiamo precisato in questi mesi quelli che sono le vere cause dell’intervento militare dell’imperialismo in Afghanistan. I motivi del conflitto sono più di uno: terrorizzare i paesi del terzo mondo per rivendicare l’egemonia Usa sul pianeta, schiacciare la classe operaia in patria creando un clima di unità nazionale che elimini il dissenso interno verso le politiche reazionarie del capitale, stabilirsi con le proprie truppe in una zona dell’Asia altamente strategica. Oltre a ciò vi sono interessi economici che noi marxisti non possiamo certo sottovalutare. La ragione di questo articolo è infatti un approfondimento in particolare sulla lotta per il possesso di petrolio e materie prime che coinvolge in modo particolare gli Stati Uniti e la Russia. |
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