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Scritto da Giovanni Savino, Fulvio Beato
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Contro la chiusura della Finmek di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) La storia del declino industriale della Finmek viene da lontano, dalle prime privatizzazioni degli anni 90. L'azienda allora si chiamava Italtel, ed era di proprietà statale. Soltanto nello stabilimento di Santa Maria impiegava negli anni Settanta ben 7000 lavoratori, ridotti a 3000 a inizio anni Novanta. La propaganda dell’epoca era tutta incentrata su come il privato avrebbe risolto i problemi delle imprese pubbliche, aumentando l’efficienza e modernizzandole. Queste idee, condivise anche a sinistra, dopo la svendita della Telecom a privati da parte dell’allora governo Prodi, portarono alla cessione dell’Italtel. All’epoca l’Italtel era la più grande impresa europea nel settore delle telecomunicazioni, capace di competere sui mercati mondiali, esportando anche in Cina. |
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Scritto da La redazione
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Scalo Merci Cosenza
Si è svolta sabato 16 luglio a Paola in provincia di Cosenza la prima giornata di lotta contro la chiusura dello scalo merci di Vaglio Lise. Centinaia di posti di lavoro tra dipendenti di cooperative, lavoratori FS e indotto sono messi in discussione da Trenitalia, che vuole chiudere lo scalo entro dicembre e abbandonare la trasversale Paola - Cosenza - Sibari. La giornata di mobilitazione indetta dal Comitato di lotta nato a metà giugno è stata un successo. |
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Scritto da Giampiero Palermo
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Circa 40 giorni fa, dopo la comunicazione da parte di Trenitalia della chiusura, entro dicembre, dello scalo commerciale cittadino, è esplosa nella nostra città la protesta degli operai della Coopercalabra. La vertenza, nata nell’indifferenza generale (con l’assenza del sindacato), ha assunto forme disperate, tra le quali il tentativo di attuare uno sciopero della fame. I lavoratori (mai sindacalizzati) hanno cercato in tutti i modi di attirare l’attenzione delle forze politiche, di quelle sindacali e dell’opinione pubblica. |
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Scritto da Francesco Santoro, Piero Ficiarà (delegati Fiom-Cgil Modena)
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I continui tentativi di aumentare i carichi di lavoro ed il massiccio ricorso alle forme d’assunzioni “somministrate” sono state caratteristiche predominanti nella tattica padronale in Terim. Gli operai hanno compreso sin da subito che scivolare su un tale asse inclinato avrebbe voluto dire peggiorare inevitabilmente le condizioni di lavoro aprendo così dei precedenti ad accettarne di sempre peggiori. Sino ad ora l’offensiva sui carichi di lavoro non è riuscita; i lavoratori hanno contrapposto alle richieste di maggior produttività una commissione “tempi e metodi” che ha dato vita ad un documento. |
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