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| Scritto da Der Funke, rivista marxista svizzera | |||||
| Mercoledì 26 Marzo 2008 06:39 | |||||
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Da oltre due settimane è in corso uno sciopero nelle officine di
manutenzione delle Ffs-Cargo di Bellinzona (le ferrovie svizzere). La
rivendicazione è chiara e inequivocabile: immediata revoca dei
licenziamenti annunciati! I lavoratori e le lavoratrici in lotta godono
del sostegno di tutta la popolazione. A partire dal resto dei
lavoratori, passando per il governo cantonale, sino al vescovo, tutto
il Ticino sostiene attivamente i lavoratori. Questo sciopero potrebbe
diventare un modello e segnare la coscienza dei lavoratori per anni. I compagni della tendenza marxista svizzera Der Funke hanno pubblicato una prima analisi di questa lotta e cercano di indicarne le prospettive.
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Già ad aprile dello scorso anno la Ffs-Cargo è riuscita ad imporre ai lavoratori di Bellinzona una riduzione di ben 50 posti di lavoro, come contropartita sono stati promessi investimenti per 30 milioni di franchi. Ora c’è sul tavolo un nuovo piano di ristrutturazione, che arriva ai dipendenti come un pugno in faccia.
Lo stabilimento di Bellinzona
Quando all’inizio di marzo sono trapelate le prime indiscrezioni sui numeri della ristrutturazione, i lavoratori di Bellinzona hanno deciso come prima cosa di fare il 4 marzo un presidio di protesta a Bellinzona dopo il quale si sono recati alla sede della Ffs di Berna, per fare anche lì un presidio. Allo stesso tempo sono stati attivamente sostenuti dal sindacato Unia che ha subito espresso solidarietà e appoggio con un comunicato stampa.
Immediatamente i lavoratori ticinesi hanno iniziato uno sciopero che dura ancora oggi (17 marzo 2008). Già dal primo giorno si sono preparati ad una lunga e dura lotta. E’ stato stabilito un piano di picchetti. I binari che portano all’officina sono stati manomessi in modo che nè locomotive nè treni merci potessero lasciare l’officina o arrivarvi. La fabbrica è stata occupata e il lavoro fermato. A conseguenza della minaccia di bloccare il Gottardo per Pasqua e di conseguenza le principali strade del Ticino, la tensione è cresciuta. C’è anche da dire che l’officina è l’unica in Svizzera che produce e immagazzina speciali dispositivi di frenaggio. Secondo ipotesi fatte dal sindacato, se lo sciopero continua i treni merci saranno costretti a fermarsi uno dopo l’altro. Secondo i notiziari dal 14 marzo già 10 convogli sono stati bloccati.
Il 12 marzo c’è stato un incontro tra rappresentanti del governo ticinese e alcuni parlamentari con i dirigenti della Ffs e il consigliere federale Moritz Leutenberger. Come risultato di questa “tavola rotonda” la Ffs si è offerta di sospendere i licenziamenti per due mesi se i lavoratori avrebbero smesso di scioperare. Il comitato di sciopero si è riunito la sera stessa e ha deciso proporre all’assemblea di fabbrica del 13 marzo di rifiutare l’offerta e di proclamare la prosecuzione dello sciopero. Il 13 marzo l’assemblea di fabbrica ha rigettato all’unanimità l’offerta della Ffs. Fino a quando la Ffs non dirà chiaramente in quali condizioni vuole portare avanti la massiccia ristrutturazione e qual’è la strategia aziendale per i prossimi anni, non si tratterà e lo scioperò verrà continuato con la stessa durezza. Il 14 marzo il sindacato SEV ha detto a chiare lettere che la Ffs deve ritirare l’intero pacchetto di licenziamenti. Questa è la rivendicazione fondamentale.
E’ da citare una frase del dirigente della lotta Gianni Frizzo: “Noi tutti lottiamo da giorni non solo per vincere una battaglia, ma per vincere la guerra“ (Notiziario del 13 marzo 2008)
Inoltre negli ultimi anni il Ticino è sempre stato oggetto di distruzioni di posti di lavoro e chiusure di stabilimenti appartenenti ad aziende statali. Tra il 1991 e il 2004 la Ffs, le poste e la Swisscom hanno cancellato in Ticino circa 2000 posti di lavoro. Le officine Ffs possono essere definite come il cuore industriale di Bellinzona. Con la ferrovia del Gottardo cominciò 125 anni fa l’ascesa della tranquilla cittadina. Quasi ogni cittadino di Bellinzona ha un parente che lavora “nell’officina” o che vi ha lavorato, ciò fa sì che un’ampia parte della popolazione è colpita personalmente dai licenziamenti. L’ultimo attacco ai posti di lavoro dell’officina Ffs-Cargo di Bellinzona viene percepita in primo luogo non come un attacco del capitale nei confronti dei lavoratori ma come un’offensiva del resto della Svizzera contro il Ticino. Per completare il quadro non si può non citare un’altra ragione di questa enorme combattività. La tradizione della lotta di classe in Ticino è molto più radicata che nella Svizzera tedesca. La combinazione di tutti questi fattori ha portato ad una delle lotte più dure degli ultimi anni, se non degli ultimi decenni.
Alla notizia dei licenziamenti il governo di Friburgo ha reagito molto duramente, mentre i lavoratori sembravano mantenere la calma. Il 12 marzo l’assemblea di fabbrica ha quindi deciso un’ora di sciopero di avvertimento. Queste pause pranzo prolungate sono state portate avanti fino a mercoledì 19 marzo, giorno in cui si è tenuto nel consiglio nazionale il dibattito sul futuro della Ffs-Cargo. Per il momento a Friburgo si sta rinunciando ad uno sciopero vero e proprio. È stato però chiaramente fatto presente che questa opzione non è esclusa, al contrario: se dopo le trattative non si giungerà a nessuna soluzione, i lavoratori di Friburgo si fermeranno. Il 14 marzo c’è stata a Friburgo una manifestazione alla quale ha partecipato una delegazione di circa 70 lavoratori dal Ticino. In segno di solidarietà con i colleghi della Ffs-Cargo i macchinisti ticinesi hanno fermato, alla partenza della delegazione ticinese, alle 7:30 circa, tutti i treni regionali per 5 minuti. Alla manifestazione a Friburgo ha partecipato anche il presidente del Partito socialista Christian Levrat.Ha accusato la Ffs di atteggiamento dittatoriale e ha invitato i lavoratori a “non ammorbidirsi”.
Retroscena E’ chiaro che sono stati commessi degli errori da parte di singoli dirigenti aziendali negli ultimi anni. Tuttavia a noi non interessa quale imprenditore abbia sbagliato strategia ma quali condizioni e quali interessi stanno dietro ad un simile processo. La politica del libero mercato è dagli anni ’90 il paradigma, non solo nell’economia, ma praticamente anche in tutte le posizioni politiche. La nascita delle Spa da ex aziende statali va capita nel contesto della mutata situazione dell’economia capitalista a partire dagli anni settanta. La situazione attuale della Ffs illustra in modo concreto la strategia dei capitalisti. I borghesi spingono la trattativa verso la privatizzazione e individuano la responsabilità principale nelle carenti doti dirigenziali della direzione aziendale. Chiedono dei consigli di amministrazione che “capiscano veramente qualcosa di trasporti e flussi finanziari – invece degli attuali consulenti d’impresa e giuristi” (citazione dell’8 marzo). I rappresentanti del movimento operaio hanno diverse posizioni sul futuro della Ffs. Nell’ala destra dell’SP si è parlato finora solo di fusione dell’Ffs-Cargo con la BLS-Cargo e di aumento delle sovvenzioni. La prudenza di questi burocrati non deriva alla fine che dal loro coinvolgimento nella crisi della società Cargo. Christiane Brunner, candidata dell’SP al consiglio federale negli anni 90, è anche membro del tanto criticato consiglio d’amministrazione. Il consigliere federale dell’SP in carica Moritz Leuenberger, che come ministro dei trasporti può essere considerato responsabile dei fallimenti della Ffs-Cargo, ha condannato lo sciopero come un errore. Ciononostante, gradualmente si sta delineando una svolta nell’SPS. Questo ha espresso solidarietà mediante un comunicato stampa) e il suo presidente Christian Levrat ha visitato i lavoratori di Friburgo. Da parte loro i sindacati si schierano compatti a favore della lotta e la sostengono attivamente. Il ritiro dei licenziamenti e la difesa degli interessi dei lavoratori sono in questo momento il loro obiettivo dichiarato. Dopo Benedikt Weibel le redini della Ffs sono ora nelle mani di un altro massacratore sociale dalla linea dura: il dirigente Andreas Meyer. Per lui la questione non è più “se” licenziare e ristrutturare, ma “come“. Con la sua gestione questa rotta è già stata intrapresa. La prosecuzione dello sciopero dopo che Meyer ha “rassicurato“ che i licenziamenti a Bellinzona e Friburgo sono momentaneamente sospesi, è un chiaro segnale del fatto che non gode di nessuna fiducia da parte dei lavoratori. E a ragione. La massiccia reazione dei lavoratori, che sono scesi in uno sciopero selvaggio senza alcun avvertimento, non è casuale. La polarizzazione della società ha raggiunto il punto in cui si producono esplosioni in diverse direzioni. La contraddizioni del capitalismo che si sono accumulate a livello nazionale ed internazionale cominciano ad affiorare in superficie. Dopo 15 anni di massacro sociale, con un massiccio aumento della produttività senza un parallelo aumento dei salari reali e innumerevoli attacchi, la classe lavoratrice è in fermento. Sono presenti tutte le condizioni per una recessione su scala mondiale. E’ palese che nel prossimo periodo potremo e dovremo avere a che fare con un aumento dei conflitti tra le classi. In Svizzera siamo all’inizio di questo processo. Le lotte nei cantieri edili e in Ticino non potrebbero rappresentare una dimostrazione migliore del fatto che siamo ad un punto di svolta.
Il 19 marzo si tiene una manifestazione a Berna alla quale i lavoratori industriali ticinesi e i lavoratori edili scenderanno in piazza assieme. Nello stesso giorno il parlamento discute del futuro della Ffs-Cargo. Questa manifestazione deve rappresentare un altro punto alto della lotta degli edili e dei ferrovieri e non mancherà il suo obiettivo.
Dopo il dibattito nel consiglio nazionale i lavoratori di Friburgo decideranno se continuare comunque lo sciopero. Il dibattito rappresenterà un segnale anche per i ticinesi. Questi minacciano di bloccare la ferrovia del Gottardo per Pasqua, cosa che metterebbe in tilt l’intero traffico di Pasqua. Inoltre bisognerà fare i conti con ulteriori azioni, nel caso in cui la Ffs-Cargo non retrocederà incondizionatamente dal suo piano di ristrutturazione.
Estensione dello sciopero
Queste caratteristiche non si possono spiegare semplicemente con la particolare storia del Ticino, la sua vicinanza con l’Italia e la tradizionale forza del sindacato. Sono anche la dimostrazione della capacità dei lavoratori di sviluppare durante una lotta un’enorme esperienza in poco tempo e di capire istintivamente quali passi sono da intraprendere e quali no. Si pone quindi la questione di quale può essere un esito vittorioso di questa lotta. In primo luogo ci sono le rivendicazioni economiche che devono essere conquistate. Il piano di ristrutturazione deve essere ritirato, nessun posto di lavoro deve essere toccato e non ci deve essere nessun peggioramento delle condizioni di lavoro. I lavoratori non hanno nessuna responsabilità per gli errori dei capitalisti e ancor meno per il funzionamento ingiusto, caotico e irrazionale che caratterizza l’economia di mercato. Non ci facciamo nessuna illusione. Se questa lotta sarà vittoriosa, la crisi della Ffs-Cargo non sarà archiviata. Un’ulteriore offensiva arriverà e, sulla base dell’esperienza, sarà preparata meglio di quella attuale. Ciò significherà sicuramente che dovremo lottare ancora e ancora e ancora! Non dobbiamo farci ingannare e dividere. L’esperienza della solidarietà in questo conflitto si radicherà nella coscienza dei lavoratori. Come marxisti abbiamo in ogni momento il compito di partire dalle rivendicazioni economiche quotidiane legandole all’obiettivo di costruire una società socialista. Chiediamo la fine delle Spa e la rinazionalizzazione della Ffs sotto il controllo operaio. Così come vediamo il comitato di sciopero eletto come punto di partenza per la formazione di un comitato di fabbrica che sostituisca l’attuale commissione aziendale. Questo comitato di fabbrica deve essere eletto dall’assemblea di fabbrica che si riunisce regolarmente senza le dirigenze aziendali. Il comitato deve rendere conto all’assemblea di fabbrica e deve impegnarsi per rispettare ogni decisione dei lavoratori. Le decisioni prese dall’assemblea sono vincolanti per la dirigenza della società. Il controllo operaio rappresenta naturalmente un duro colpo contro i rapporti di produzione basati sulla proprietà privata e quindi contro l’ordine capitalista. I lavoratori possiedono lo stesso bagaglio di conoscenze necessarie per il funzionamento di un’azienda capitalista rispetto ai manager. Il rivoluzionario russo Lev Trotskij ha spiegato nel “Programma di transizione“ che il primo passo verso il controllo effettivo su un’industria è l’apertura dei libri contabili. I capitalisti giustificano gli attacchi nei confronti della classe operaia con fattori economici congiunturali. Tagli dei salari, licenziamenti, flessibilizzazione dell’orario ecc. sarebbero inevitabilmente dovuti a “fattori congiunturali“. Attraverso il mantenimento del segreto sui libri contabili i capitalisti possono nascondere le vere condizioni dell’azienda così come del settore. Prima di tutto con l’apertura dei libri contabili i lavoratori possono dissolvere questa cortina fumogena. Solo così possono essere in grado di capire la reale situazione economica e il funzionamento del sistema capitalista. Questo inoltre è il primo passo verso il rovesciamento dei rapporti di forza esistenti. Anche se queste rivendicazioni, di fronte ai rapporti di forza tra lavoro e capitale nella situazione attuale, possono apparire alquanto visionarie, le discussioni future dovranno svilupparsi in questa direzione. Solo se si porta avanti una discussione sulle alternative, questa può avere un riflesso nella coscienza della classe lavoratrice. La situazione internazionale in questo momento non è sfavorevole. Come internazionalisti cerchiamo di connettere la nostra situazione con l’esperienza dei lavoratori di altri paesi. La rivoluzione venezuelana offre l’esperienza attuale per quanto riguarda la conduzione socialista delle fabbriche in cui i lavoratori e le lavoratrici autogestiscono la fabbrica, con successi minori o maggiori. Così come il tour di iniziative con un rappresentante del FRETECO organizzate dalla Gioventù dell’Unia a febbraio, ha mostrato che persino in un paese come la Svizzera sono vivi l’interesse e l’attualità di una discussione sulle alternative possibili. Tutto ciò conferma il nostro chiaro orientamento come Tendenza Marxista Internazionale (TMI) e della correttezza della nostra prospettiva. L’esperienza acquisita da questa lotta segnerà la coscienza della classe lavoratrice nella prossima fase. Il nostro compito come lavoratori e marxisti è chiaro: si deve fare tutto il possibile per portare questa lotta alla vittoria! Ciò che possiamo fare è far riferimento all’esperienza accumulata in 200 anni di lotta di classe nel sistema capitalista ed esprimere la nostra solidarietà in tutti i modi possibili. Adesso bisogna continuare a mantenere alta la pressione a tutti i livelli. Nelle fabbriche, per le strade, nelle scuole e nelle università tutti gli attivisti del movimento operaio devono sostenere i lavoratori in lotta. La tendenza marxista “Der Funke” fa appello a solidarizzare in modo militante con i lavoratori dell’officina di Bellinzona e del call center di Friburgo. La loro lotta è anche la nostra lotta.
18 marzo 2008
Visita il sito dei lavoratori delle officine in sciopero
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