1) La Rivoluzione venezuelana è a un bivio. Dopo aver sconfitto due volte la controrivoluzione, ora deve affrontare una nuova e furibonda offensiva. Questo significa che le forze controrivoluzionarie non si sono rassegnate alla sconfitta. Sono sempre più disperate, e la loro disperazione le rende ancora più determinate e violente. Inoltre, stanno combinando metodi legali e semi-legali di lotta (la campagna per il referendum) con preparativi per la lotta armata. I primi sono rivolti all'opinione pubblica internazionale ed hanno un’importanza secondaria. I secondi costituiscono invece l’essenza della loro strategia. Questo si combina con una campagna di sabotaggio economico, col disgregamento della catena di distribuzione del cibo, e con atti di sommossa.
2) L’arresto dei paramilitari colombiani in Venezuela indica l’esistenza di una cospirazione ben organizzata per rovesciare il governo e assassinare Chavez. I pericoli che la rivoluzione deve affrontare sono perciò molto reali. E’ dunque arrivato il momento di trarre tutte le necessarie conclusioni e di compiere passi che colpiscano in odo deciso la controrivoluzione.
3) Oggi la società venezuelana è estremamente polarizzata tra chi è a favore e chi è contro la rivoluzione bolivariana, tra destra e sinistra. A sinistra ci sono i lavoratori, i contadini e la gente povera, che stanno lottando per difendere la rivoluzione e per farla avanzare. A destra ci sono i controrivoluzionari venezuelani, guidati da banchieri, proprietari terrieri e capitalisti, che sono riusciti a trascinare dietro di sé una larga fascia della classe media. L'abisso tra i due campi antagonisti è enorme e non può essere colmata. Tutti i tentativi di compromesso sono futili.
4) L’imperialismo statunitense continua ad incoraggiare, sostenere e finanziare le forze della controrivoluzione interna, sperando che queste possano fare il lavoro sporco al posto suo. Ma è giunto alla conclusione corretta che l’opposizione interna è troppo debole per farcela solo sulla base delle proprie forze. Quindi, Washington sta preparando una campagna di terrore utilizzando forze paramilitari colombiane che lavorano in collegamento con i controrivoluzionari interni. Questo equivale ad una dichiarazione di guerra.
5) Presto o tardi, le cose si risolveranno con una vittoria decisiva di una parte o dell’altra. La rivoluzione non ha ancora superato la fase decisiva. Tutti i miglioramenti ottenuti dalle masse sotto il governo di Chavez possono ancora essere liquidati. Il movimento può essere ricacciato molto indietro. Questo è ciò per cui i controrivoluzionari stanno lottando, mentre i lavoratori stanno lottando per sconfiggerli. La questione del potere non è ancora stata risolta. In un futuro non troppo lontano la battaglia decisiva dovrà essere combattuta e vinta.
6) Chi sono i controrivoluzionari? Sono gli stessi borghesi che hanno governato il Venezuela per decenni. Hanno saccheggiato e rovinato il paese, mentre si riempivano le tasche e i conti in banca con la ricchezza creata dai lavoratori. Sono i fattorini locali dell’imperialismo statunitense. Sono gli stessi politici e burocrati marci e corrotti contro cui Hugo Chavez si è ribellato, esprimendo la volontà del popolo venezuelano.
7) Il programma della controrivoluzione è un misto di bugie, frodi e ipocrisia. Dicono di essere per la “democrazia”, ma trascurano il fatto che Chavez ha regolarmente vinto convincendo la maggioranza in ogni elezione. Dicono di essere per il rispetto della legge, ma la violano costantemente, al punto di organizzare un colpo di stato per rovesciare il governo democraticamente eletto. Dicono di essere per l’ordine, ma creano costantemente disordine e caos per mascherare i loro intrighi controrivoluzionari. Dicono di essere sinceri patrioti venezuelani, ma hanno venduto il loro paese all’imperialismo statunitense e tengono le loro ricchezze in conti bancari in Florida. Ora stanno sostengono attivamente un’invasione del Venezuela da parte di forze controrivoluzionarie straniere.
8) Nella lotta tra rivoluzione e controrivoluzione i controrivoluzionari hanno un solo grande vantaggio: il controllo dei punti-chiave dell’economia. Durante il cosiddetto sciopero generale (in realtà una serrata padronale) i capitalisti venezuelani hanno inflitto un danno terribile all’economia. Le perdite totali ammontano a più di 7 miliardi di dollari. Oltre a ciò, questi cosiddetti patrioti hanno esportato miliardi di dollari nelle banche in Florida, privando così l'economia venezuelana di investimenti di cui avrebbe molto bisogno. Allo stesso tempo stanno anche disorganizzando la catena di distribuzione del cibo, controllata da 3 o 4 grandi gruppi monopolistici al fine di creare aumenti di prezzi artificiali e scarsità di generi alimentari di base. Stanno succhiando via la preziosa linfa vitale del Venezuela nel tentativo di creare la massima disorganizzazione, disoccupazione e sofferenza. Sperano che questo attenuerà l’entusiasmo delle masse per la rivoluzione. Vogliono anche provocare caos e disordine in modo da creare le condizioni per un colpo di stato da parte dei vertici militari per “restaurare l’ordine”.
9) L’elemento decisivo nell’equazione è la classe operaia. I lavoratori del Venezuela hanno già cominciato a respingere l’offensiva dei padroni. Hanno preso l’iniziativa, in certi casi hanno occupato le fabbriche abbandonate dai padroni, iniziando a introdurre elementi di controllo operaio in alcune aziende, istituituendo sindacati democratici e costringendo i padroni a pagare stipendi arretrati e indennità. Queste iniziative dovrebbero essere riprese e generalizzate, mostrano la direzione in cui andare.
10) Un ruolo particolarmente funesto è giocato dai cosiddetti “leaders sindacali” della CTV. Questi luogotenenti del capitale corrotti e degenerati hanno da tempo venduto l’anima ai padroni e alla CIA. Hanno perso qualsiasi diritto di essere considerati una parte legittima del movimento operaio. Dovrebbero essere cacciati dal movimento.
11) La costruzione dell'UNT è un compito urgente. Dobbiamo costruire e rafforzare i sindacati democratici e fornire loro un programma di lotta. Bisogna costruire una federazione sindacale di massa! Elaborare una piattaforma di rivendicazioni basata sulle esigenze immediate dei lavoratori: la lotta contro le chiusure di fabbriche e contro la disoccupazione, contro l’alto costo della vita, ecc.
12) L'UNT ha recentemente annunciato una campagna per iscrivere al sindacato l’80% della forza lavoro (campagna che è stata pubblicamente sostenuta dal presidente Chavez). Questo è un passo nella giusta direzione. Organizzando gli strati non organizzati, la rivoluzione può togliere la terra da sotto i piedi alla vecchia, marcia burocrazia sindacale di destra. Quest’iniziativa deve essere intrapresa energicamente a tutti i livelli. Contemporaneamente si deve fare un appello a tutti i lavoratori che rimangono in sindacati affiliati alla CTV affinché combattano per democratizzarli e perché questi sindacati si uniscano all'UNT. Nei casi in cui ciò non sia possibile, nuovi sindacati democratici dovrebbero essere istituiti, ma sempre con lo scopo di organizzare la massa dei lavoratori, e non solo i settori più avanzati.
13) Per impedire sabotaggi, sprechi e corruzione, i lavoratori dell’industria devono cominciare a esercitare il controllo sulla produzione. I funzionari corrotti devono essere licenziati. Ai manager che stanno dalla parte della controrivoluzione e sabotano la produzione bisogna dare un ultimatum: o desistere da tali attività e servire il popolo, oppure essere licenziati con la perdita della pensione e di tutti gli altri diritti. I casi seri di sabotaggio vanno puniti con l’arresto e l’imprigionamento. I direttori corrotti e controrivoluzionari vanno sostituiti da persone oneste e fedeli alla causa della rivoluzione. Questo può essere fatto efficacemente soltanto introducendo il controllo democratico e la gestione dei lavoratori.
14) I lavoratori sono in grado di dirigere l’industria? Gli scettici che mettono in dubbio la capacità dei lavoratori a far funzionare l’industria hanno già avuto la loro risposta. Sono stati i lavoratori a sconfiggere i tentativi dei padroni di sabotare l’economia nella serrata padronale di dodici mesi fa. I lavoratori della PDVSA hanno dimostrato la loro capacità a gestire persino le più grandi e complesse industrie. Lo hanno fatto con un alto grado di abilità e competenza.
15) In ogni caso, i lavoratori non saranno soli. Potranno contare sull’aiuto della maggioranza degli ingegneri, scienziati, tecnici e manager onesti, che non sono sabotatori o controrivoluzionari e che vogliono veramente vedere un Venezuela fiorente e prospero. I venezuelani hanno enormi riserve di talento e creatività. Attrarranno dalla loro parte la parte migliore della società venezuelana, compresa la “crema“ degli intellettuali. Le abilità creative della gente sotto il capitalismo sono menomate da un sistema che pone i profitti di pochi al di sopra degli interessi della maggioranza. Questo è vero anche per chi ricopre posizioni manageriali al livello più basso. In un’economia socialista pianificata le loro abilità verranno messe a buon frutto nell’applicazione delle tecnologie e dei metodi più moderni per aumentare la produzione nell’interesse di tutti.
16) Il controllo operaio metterà immediatamente in luce tutta la corruzione, gli sprechi e il nepotismo, i profitti e i vantaggi eccessivi dei padroni. Aprite i libri contabili! Costringete tutte le aziende a rivelare i loro veri profitti. Fate sì che i lavoratori abbiano tutte le informazioni sui grossi profitti e agevolazioni, sulle truffe e sui furti. Ciò ridurrebbe drasticamente gli sprechi e incanalerebbe queste risorse nella produzione per lo sviluppo del Venezuela. Tuttavia, il controllo operaio da solo non può risolvere i problemi fondamentali della società. È solo un passaggio di transizione verso la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e verso un’economia pianificata.
17) Gli elementi di controllo operaio esistono già. Alcune fabbriche chiuse dai padroni sono state occupate dai lavoratori. Durante il sabotaggio dell’industria petrolifera, anche Hugo Chavez ha espresso il suo sostegno per lo slogan: “Fabbrica chiusa, fabbrica gestita dagli operai”, sebbene poi il governo non abbia preso nessuna seria misura per risolvere il problema dei lavoratori che avevano occupato le fabbriche. Esperienze isolate di controllo operaio possono avere successo solo parzialmente e temporaneamente. È necessario un piano complessivo di produzione che possa integrare i differenti settori dell’economia e i rami della produzione. Ma una simile pianificazione e integrazione generale si scontra immediatamente contro la barriera dell’anarchia capitalista (il “mercato”). Nessun vero progresso può essere fatto se non si superano questi ostacoli.
18) La forza principale della controrivoluzione consiste nel suo possesso dei mezzi di produzione. Essa continua a esercitare il controllo sui punti chiave dell’economia venezuelana che usa per mettere un cappio attorno al collo della popolazione venezuelana. L’unico modo per impedire questo sabotaggio economico e per eliminare lo spreco e la corruzione che sono inevitabili conseguenze del capitalismo è quello di distruggere la mortale stretta economica della borghesia. Finché i controrivoluzionari continueranno a detenere il potere economico, la rivoluzione combatterà con una mano legata dietro alla schiena.
19) La terra, le banche, le compagnie assicurative e le grandi industrie devono essere nazionalizzate. Questo può essere fatto introducendo una legislazione d’emergenza attraverso il parlamento, sostenuta da un appello ai lavoratori perché prendano il potere dal basso, introducendo il controllo operaio per impedire il sabotaggio da parte dei padroni e per assicurare una transizione pacifica e ordinata verso un’economia pianificata. Il Presidente della Repubblica può spiegare questa misura al popolo andando in televisione ad esporre i profitti scandalosi dei padroni, lo spreco, la corruzione e il nepotismo e il sabotaggio sistematico dell’economia.
20) Nazionalizzando i punti-chiave dell’economia sotto il controllo e la gestione democratici dei lavoratori, sarà possibile introdurre una pianificazione sana della produzione che mobiliterà tutte le risorse produttive del Venezuela per la soddisfazione dei bisogni della popolazione: un vasto programma per la costruzione di case, scuole e ospedali può iniziare immediatamente, utilizzando le considerevoli rendite del paese provenienti dal petrolio che possono essere usate per finanziare un ambizioso piano di investimenti. La disoccupazione verrebbe eliminata, e ogni cittadino avrebbe il diritto e il dovere di lavorare. Un piano del genere, che garantirebbe un immediato miglioramento negli standard di vita dell’immensa maggioranza, è possibile solo sulla base della nazionalizzazione. Non si può pianificare ciò che non si controlla e non si può controllare ciò che non si possiede.
21) A meno che non vengano fatti passi decisivi per controllare l’economia, i venezuelani in futuro dovranno far fronte ad un caos economico crescente, alla disoccupazione e alla povertà. L’enorme ricchezza petrolifera del Venezuela non sarà sufficiente ad evitare questo. I padroni possono usare il loro potere economico per sabotare e mandare in rovina la prosperità del paese. Ma anche se non succede, il tentativo di combinare misure di nazionalizzazione con l’economia di mercato produrrà distorsioni e in modo particolare inflazione che cancelleranno i risultati ottenuti e provocheranno caos economico. La nazionalizzazione dei punti strategici dell’economia è dunque una misura urgente e assolutamente necessaria di autodifesa presa dalla maggioranza per difendere i suoi interessi più vitali e il diritto più fondamentale: il diritto a vivere.
22) Il primo passo deve essere la nazionalizzazione delle banche. Una sezione importante del sistema bancario venezuelano è controllato da di due gruppi bancari spagnoli. Inoltre un’ingente parte di tutto il denaro che circola nel sistema finanziario in un anno è in realtà di proprietà dello Stato, direttamente, o attraverso aziende statali, in particolare la PDVSA. Tuttavia il controllo su queste risorse finanziarie è in mani private e viene usato per finanziare la controrivoluzione e per sabotare l’economia. Senza la nazionalizzazione delle banche sarà impossibile pianificare l’economia. Il controllo del credito è una delle leve più fondamentali dell’economia moderna. Senza questo, non si può fare nulla. Lo stato deve sapere quanti soldi ci sono, da dove vengono e dove vanno. Una severa contabilità nazionale è la precondizione necessaria per un’economia pianificata.
23) La nazionalizzazione delle banche permetterebbe allo stato di esercitare un controllo reale e non fittizio sull’economia, di controllare il flusso di capitale e investimenti in quei settori che riflettono gli interessi della maggioranza e le esigenze oggettive dell’economia. Gli stessi impiegati di banca possono giocare un ruolo-chiave nel processo di nazionalizzazione delle banche. Sanno tutto sulle frodi e sui movimenti speculativi di capitale. Sanno come i controrivoluzionari stanno usando grosse somme di denaro per il sabotaggio e per gli intrighi. Bisogna fare un appello agli impiegati di banca perché controllino il movimento del capitale, assicurino un passaggio tranquillo delle banche sotto il controllo dello Stato e impediscano atti di sabotaggio.
24) Le conquiste della rivoluzione sono reali e si possono toccare con mano. Sono state prese misure importanti nell’interesse dei lavoratori, dei contadini e dei poveri, in modo particolare la riforma agraria e i piani di istruzione e di assistenza sanitaria che hanno beneficiato milioni di persone. Ma tutte queste conquiste sono in pericolo. Possono essere cancellate, e lo saranno se la controrivoluzione vincerà. Per garantire le conquiste della rivoluzione, questa deve essere resa irreversibile. Ciò significa un cambiamento fondamentale nella società. Questo pone la questione del potere.
25) Ogni rivoluzione nella storia viene determinata in ultima analisi dalla risposta a questa domanda: chi detiene il potere? Chi è il padrone di casa? Fino a che queste domande non hanno una risposta, la rivoluzione non è completata. Iniziando la rivoluzione bolivariana, Hugo Chavez ha lanciato una sfida alla vecchia oligarchia. Il loro potere è stato messo in discussione ma non è stato completamente tolto dalle sue mani. E’ cominciata una lotta colossale, che non si è ancora risolta in un senso o nell’altro. Tutto dipende da come si risolverà questa lotta.
26) In fondo, la questione del potere può essere ridotta a una sola domanda: chi controlla il potere dello stato? Questa è la questione decisiva. Lo stato in ultima analisi consiste in corpi di uomini armati-l’esercito, la polizia, ecc. In un regime capitalista normale, la borghesia controlla lo stato e lo usa per reprimere la maggioranza della società e per garantire il proprio potere e i propri privilegi. Controlla non solo l’esercito e la polizia, ma anche i giudici, la burocrazia e tutte le altre branche del potere esecutivo.
27) Tuttavia ci sono periodi eccezionali nella storia, periodi in cui la lotta di classe entra in stallo, in cui le cose non sono ben delineate. Il Venezuela sta attualmente attraversando una situazione complessa di questo tipo. Lo stato venezuelano è uno stato borghese? Finché la borghesia rimane la classe dominante, finché questa continua a possedere e controllare i punti cruciali dell’economia, finché il suo potere economico non viene spezzato, il Venezuela resta un paese capitalista e di conseguenza lo stato rimane uno stato borghese. Questo significa che la rivoluzione non è stata compiuta fino in fondo, si è fermata a metà strada, e perciò può ancora essere rovesciata.
28) Lo stato è ancora uno stato borghese, ma è uno stato borghese con caratteristiche peculiari. La più peculiare è che la borghesia ha -almeno temporaneamente- perso il controllo di parti cruciali del proprio stato. Questa sembra un’affermazione contraddittoria, ma è solo l’espressione di una contraddizione reale che esiste nella società. La società venezuelana è spaccata da cima a fondo. L’estrema polarizzazione di classe coinvolge tutto, compreso lo stato, che è che è anch’esso diviso. Un settore dell’esercito è passato dalla parte della rivoluzione bolivariana. Questo include la stragrande maggioranza dei soldati semplici, gli ufficiali intermedi, ma anche un numero significativo di alti ufficiali, come lo stesso Chavez. Questo crea delle enormi difficoltà per la borghesia venezuelana, che non ha la stessa presa sull’esercito e la casta di ufficiali che esiste, ad esempio, in Gran Bretagna o negli Stati Uniti.
29) Molti ufficiali sostengono sinceramente la rivoluzione. Gli strati superiori saranno stati purgati in seguito al fallimento del colpo di stato dell’aprile 2002. In generale, lo stato d’animo prevalente è sfavorevole alla controrivoluzione. Le minacce esterne costituite dall’imperialismo statunitense e dalla Colombia avranno galvanizzato l’istinto naturale dell’esercito a combattere facendolo serrare le fila attorno al presidente. I controrivoluzionari si trovano, almeno per il momento, in una posizione difficile. Ma dall’esterno è difficile dire qual è il vero equilibrio di forze nell’esercito. Questo sarà chiarito soltanto dagli eventi.
30) In ultima analisi, i rapporti di forza nell’esercito sono determinati dai rapporti di forza tra le classi nella società. Quanto più la rivoluzione avanza e segna colpi decisivi contro il suo nemico, e quanto più le masse sono allertate e attive, tanto più l’ala rivoluzionaria dell’esercito prenderà coraggio e si rafforzerà. Al contrario, tentennamenti e arretramenti sconforteranno l’ala rivoluzionaria e incoraggeranno i controrivoluzionari.
31) Chavez e i suoi sostenitori si stanno appoggiando sul sostegno delle masse per infliggere colpi all’oligarchia e all’imperialismo. Originariamente non avevano una prospettiva socialista, ma solo l’idea di eliminare la corruzione e modernizzare il Venezuela. Volevano una società più onesta, più giusta e più equa, ma immaginavano che questo fosse possibile senza rompere i confini del capitalismo. Ma questo li ha portati immediatamente in conflitto con la borghesia e con l’imperialismo. Le masse hanno invaso le strade e hanno impresso una dinamica completamente diversa al processo. Il movimento di massa ha fornito uno stimolo a Chavez e lui a sua volta ha incoraggiato il movimento in una direzione rivoluzionaria.
32) Quando Hugo Chavez ha fondato il movimento bolivariano, voleva ripulire le puzzolenti stalle di Auge che erano la vita politica venezuelana. Questo era un obiettivo limitato e molto modesto -ma si scontrava con la feroce resistenza dell’oligarchia dirigente e dei suoi servi. Gli ha procurato l’eterno odio dei ricchi e dei potenti e la fedeltà e l’affetto delle masse. Hugo Chavez per la prima volta ha dato voce e qualche speranza ai poveri e agli oppressi. Questo è il segreto della straordinaria devozione e lealtà che essi gli hanno dimostrato. Li ha riportati alla vita e questi vedono se stessi in lui.
33) Ciò spiega l’odio egualmente straordinario che la classe dirigente mostra nei confronti di Chavez. E’ l’odio del ricco per il povero, dello sfruttatore per lo sfruttato. Dietro questo odio c'è la paura -paura di perdere la loro ricchezza, il loro potere e i loro privilegi. Questo è un abisso che non può essere colmato da belle parole. E’ la divisione di classe fondamentale della società.
34) La rivoluzione è dalla parte della democrazia. Ma una lotta coerente per la democrazia inevitabilmente porta la rivoluzione in conflitto con gli interessi secolari dei proprietari terrieri, dei banchieri, dei capitalisti e dell’imperialismo. Quindi: se la democrazia rivoluzionaria vuole raggiungere i suoi obiettivi, deve essere pronta ad andare oltre i confini del capitalismo. Deve prendere misure concrete per distruggere il potere economico dell’oligarchia. Se questo non viene fatto la rivoluzione verrà inevitabilmente sconfitta, vincerà la controrivoluzione e la democrazia verrà sradicata dal Venezuela.
35) Nonostante giurino per la democrazia una frase sì e una no, l’oligarchia venezuelana e l’imperialismo sono i nemici della democrazia. Vogliono una “democrazia” in cui ognuno può dire quello che vuole a patto che sia la minoranza ricca a decidere cosa succede. L’unica classe che è sinceramente interessata alla democrazia è la classe operaia con i suoi naturali alleati: i contadini poveri e i poveri delle città. La vera democrazia si raggiungerà solo quando il potere dell’oligarchia sarà distrutto per sempre e il potere sarà nelle mani dei lavoratori. Ciò che è necessario non è la vuota finzione della formale democrazia borghese, dove il vero potere è nelle mani di banchieri e capitalisti, ma una democrazia genuina dei lavoratori, basata sulla nazionalizzazione della terra, delle banche e delle grandi industrie e su una pianificazione democratica della produzione.
36) Il programma immediato deve essere:
a) l’unificazione delle banche e la nazionalizzazione del sistema bancario;
b) l’unificazione delle compagnie d’assicurazione e la nazionalizzazione del sistema assicurativo;
c) l’abolizione del segreto commerciale: aprite i libri contabili!
d) il controllo e la gestione operaia della PDVSA e delle altre grandi aziende e la nazionalizzazione di tutti gli altri settori dell’industria petrolchimica, del gas e dell’energia;
e) l’organizzazione della popolazione in associazioni dei consumatori e cooperative per controllare i prezzi e la distribuzione del cibo e di altri prodotti, cosa che può essere realizzata attraverso la nazionalizzazione dei monopoli che controllano la catena di distribuzione del cibo;
f) la nazionalizzazione della terra, l’espropriazione delle grandi proprietà e la formazione di cooperative di contadini per far funzionare l’agricoltura;
g) la nazionalizzazione delle grandi aziende di trasporti e la creazione di un sistema di trasporti unificato;
h) un monopolio statale per il commercio estero.
37) L’imperialismo statunitense sta giocando al gioco del gatto col topo con il Venezuela. Essendo stato sconfitto in due assalti diretti, sta ricorrendo a metodi d’assedio. Sta facendo pressione sugli altri governi dell’America Latina perché lo aiutino ad isolare la rivoluzione venezuelana, che considera un pericoloso punto focale per lo scontento delle masse nel continente. Sta minacciando di mettere in ginocchio il Venezuela con le sanzioni economiche. Allo stesso tempo sta attivamente preparando una campagna di terrorismo e sovversione.
38) Avendo paura di intervenire direttamente, Washington sta attivamente cospirando con i circoli dominanti in Colombia, non soltanto per isolare il Venezuela e per fargli pressione, ma anche per preparare un intervento diretto contro la rivoluzione venezuelana. Istiga continuamente l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) per interferire negli affari interni del Venezuela. Il ruolo dell’OAS è come quello di un vicino amichevole che consiglia ad una persona che viene attaccata da un gruppo di banditi di stare ferma e di non urlare così forte, poiché ciò provocherebbe soltanto i rapinatori e disturberebbe l’intero vicinato. Con “amici” del genere, i Venezuelani non hanno certo bisogno di nemici!
39) Naturalmente è necessario fare uso della diplomazia, adottare ogni misura possibile per impedire l’isolamento del Venezuela, per sviluppare relazioni amichevoli, rapporti commerciali, ecc. con l’Argentina, il Brasile e senza dubbio con Cuba. Tuttavia, sarebbe estremamente imprevidente basarsi su questo. I governi possono cambiare, e possono essere trascinati sotto la pressione dell’imperialismo. Non c’è alcuna garanzia che questo non accada nel caso del Brasile o dell’Argentina.
40) In ultima analisi, i soli veri alleati dei venezuelani sono i lavoratori e i contadini oppressi dell’America Latina. Si potrà sempre fare affidamento su di loro per difendere la rivoluzione venezuelana, non sui loro governi. In definitiva, la vera difesa della rivoluzione venezuelana non consiste nella diplomazia, ma in una coerente politica rivoluzionaria e internazionalista che abbia lo scopo di diffondere la rivoluzione in tutta l’America Latina e oltre.
41) Il presidente Chavez ha affrontato coraggiosamente gli imperialisti. Ha detto: “Se ci sarà un intervento imperialista, li combatteremo per 100 anni”. Indubbiamente le masse sarebbero pronte a fare i più grandi sacrifici per la rivoluzione. Sono state riportate alla vita politica e gli si è dato nuove speranze e un senso della propria dignità umana. Le masse hanno tremende riserve di energia rivoluzionaria. Questo è qualcosa che gli imperialisti e i controrivoluzionari sono incapaci di capire. Tuttavia, fare affidamento solo sulla capacità di sacrificio delle masse è un errore. Le masse possono sacrificare il loro “oggi” per il “domani” solo fino a un certo punto. Questo deve sempre essere tenuto presente.
42) In ultima analisi, la questione economica è decisiva. Solo nel 2003, il Pil venezuelano è crollato del 18%, nonostante l’alto prezzo del petrolio. Secondo alcune stime, gli standard di vita sono caduti al livello degli anni ’50. Con questi mezzi la controrivoluzione sta cercando di minare il sostegno al governo, che incolpa per le conseguenze del proprio sabotaggio. Finora, i piani della controrivoluzione non hanno avuto successo. Le masse rimangono fermamente fedeli alla rivoluzione e al presidente Hugo Chavez. Ma una tale situazione non può durare indefinitamente.
43) Per il momento l’economia venezuelana è stata aiutata dalla crescita del prezzo del petrolio. Nel 2003 il prezzo di un barile di petrolio venezuelano (26,65 $) era circa 17% più alto dell'anno precedente. Il presidente Chavez ha cercato di alleviare gli effetti della crisi introducendo controlli sui prezzi e sugli scambi. Parte dell’utile della PDVSA è stato indirizzato a programmi sociali ed edilizi. Severi controlli sugli scambi hanno risollevato i proventi interni della BCV da 13 miliardi a gennaio fino a 22 miliardi adesso. Anche la svalutazione del tasso ufficiale di cambio del dollaro da 1.600 a 1.920 bolivar ha aiutato. Il tasso di crescita è nettamente in salita benché questo sia in parte il riflesso di una ripresa naturale dopo la forte caduta causata dalla serrata padronale.
44) Queste misure sono parzialmente riuscite ad alleviare le condizioni delle masse. Sono servite a prendere tempo, ma ci sarà un prezzo da pagare per questo. Su base capitalista, queste misure tendono a produrre conseguenze inflazionistiche. Il Bolivar si sta svalutando rapidamente sul mercato nero. L’inflazione cresce del 27% annuo - il tasso più alto nella regione. A lungo termine, questo è insostenibile. Prima o poi si rifletterà in nuove e più dure crisi economiche, scarsità di beni e disoccupazione. Dunque, il problema fondamentale rimane.
45) Se la rivoluzione non avanza, se non prende il controllo dei vertici dell’economia, la crescita della disoccupazione e della povertà può minare lo spirito combattivo delle masse. Per ora, questo non sembra essere il caso. La ripresa economica ha fornito un margine di respiro. Le masse rimangono tenacemente fedeli a Chavez. Il bilancio delle forze di classe è ancora favorevole alla rivoluzione e sfavorevole alla controrivoluzione. Ma questo può cambiare. Se le masse non vedono un cambiamento fondamentale, e soprattutto un’azione decisa contro i controrivoluzionari, frustrazione e delusione possono insediarsi. Il pendolo può oscillare indietro verso destra.
46) A partire dai meno coscienti, dai non organizzati, uno stato d’animo di apatia può instaurarsi nelle masse. Non vedendo progressi reali, i lavoratori possono stancarsi ed essere delusi. Ad ogni passo indietro, i reazionari prenderanno coraggio e passeranno all’offensiva. Gli elementi vacillanti possono accodarsi dietro alla controrivoluzione. Questo stato d’animo può contagiare lo stato. Alcuni degli “amici” della rivoluzione negli strati superiori della burocrazia, dell’esercito e della polizia, possono abbandonare il Presidente e passare alla controrivoluzione, dicendo che la rivoluzione è stata egemonizzata da estremisti e non sta portando nient’altro che caos. La stampa venduta intensificherà la sua campagna di diffamazione e calunnia. Sarà allora pronto il palcoscenico per un colpo di stato controrivoluzionario con la scusa di ristabilire l’“ordine”.
47) Le masse hanno speso enormi energie per portare la rivoluzione a dove è arrivata oggi. Ha percorso molta strada, ma il punto decisivo non è ancora stato oltrepassato, e c’è ancora un pericolo reale che l’intero processo possa essere invertito. C’è una crescente consapevolezza di questo nella base. La frustrazione sta già crescendo tra gli attivisti. Questo è un avvertimento. Questa frustrazione potrebbe portare a stati d’animo di impazienza e avventurismo di sinistra da parte di una fascia di attivisti che sono andati molto più avanti del resto della classe. Questo potrebbe avere conseguenze negative per la rivoluzione.
48) La reazione è stata sconfitta, ma non è scomparsa. Sta aspettando una situazione più favorevole per agire. L’idea che sia possibile fermare la controrivoluzione attraverso la “moderazione” è estremamente stupida e del tutto controproducente. La controrivoluzione e l’imperialismo non possono essere fermati da dolci parole. Lo scandalo dei paramilitari colombiani lo dimostra. Non serve moderazione ma azioni decise.
49) La rivoluzione ha attratto molti amici. La maggior parte di loro sono autentici ed onesti. Ma alcuni di questi “amici” non stanno agendo negli interessi della rivoluzione. Non sono affatto rivoluzionari, ma riformisti. Ed è il destino storico del riformismo raggiungere sempre risultati che sono diametralmente opposti a quelli che si intendeva raggiungere. Sono, naturalmente, guidati dalle migliori intenzioni. Ma la via per un posto molto caldo è lastricata da questo genere di buone intenzioni.
50) I riformisti dicono che non dobbiamo fare nulla che provochi gli imperialisti, dobbiamo essere cauti, diplomatici ecc. ecc. Ma l'argomento di non “provocare” gli imperialisti è profondamente falso. Gli imperialisti non hanno bisogno di essere provocati. Sono stati ostili alla rivoluzione dal primissimo giorno. Non hanno perso alcuna occasione per attaccarla. Hanno già organizzato due tentati colpi di stato e ne stanno preparando un terzo sotto il pretesto del referendum. Non è questo o quel discorso, questa o quella azione che li provoca -essi considerano l'esistenza stessa della rivoluzione come una provocazione. Non saranno soddisfatti finché non sarà distrutta.
51) I falsi “amici” della rivoluzione e gli pseudo-marxisti sostengono che poiché la rivoluzione venezuelana è democratica e popolare, e non socialista, non può intraprendere azioni contro la proprietà privata. Questo è un puro sofismo. La Rivoluzione Americana del 18° secolo era una rivoluzione democratico-borghese, eppure i rivoluzionari del 1776 non esitarono nel confiscare la proprietà dei sostenitori della Corona inglese. Dopo la Guerra Civile Americana, il governo degli Stati Uniti non esitò nel confiscare le proprietà dei padroni di schiavi che valevano miliardi di dollari nella moneta attuale. Questi esempi tratti dalla storia americana mostrano chiaramente che le esigenze della rivoluzione travalicano i cosiddetti sacri diritti di proprietà.
52) Da quando i diritti di proprietà di una minoranza sfruttatrice ed oppressiva hanno più importanza dei bisogni della stragrande maggioranza? Democrazia significa governo della maggioranza. E noi siamo per una democrazia coerente. La rivoluzione venezuelana, seguendo l’eccellente esempio della Rivoluzione Americana, allo stesso modo non esiterà nel prendere misure per eliminare il potere economico della minoranza controrivoluzionaria.
Città del Messico,
20 maggio 2004.
Leggi la Seconda Parte
Vedi anche:
Solidarietà fra i lavoratori italiani e venezuelani! (20 maggio 2004)
Venezuela: Per sconfiggere la reazione la rivoluzione deve avanzare verso il socialismo
GIU' LE MANI DAL VENEZUELA! Appello al movimento operaio internazionale
Il socialismo è la sola via per la rivoluzione in Venezuela! di Roberto Sarti (17/03/2004)
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