"Mi convinco ogni giorno di più, non ho più alcun dubbio nella mia mente,
e come molti intellettuali hanno detto: è necessario andare oltre al
capitalismo. Tuttavia, il capitalismo non può essere superato nel quadro del
capitalismo stesso, ma per mezzo del socialismo, il vero socialismo, con
l'uguaglianza e la giustizia. Io sono convinto che questo si può realizzare in
modo democratico ma non con il genere di democrazia imposta da
Washington." Presidente Hugo Chavez.
Il 30 gennaio scorso, in occasione della sessione di chiusura del Forum Sociale
Mondiale di Porto Alegre, in Brasile, il Presidente del Venezuela, Hugo Chavez,
ha fatto un discorso. Egli ha fornito nuove indicazioni sul corso attuale della
rivoluzione Bolivariana. Questo discorso, riportato su www.venezuelanalysis.com,
merita di essere studiato da tutti i lavoratori e dai giovani che aspirano ad un
cambiamento rivoluzionario.
La rivoluzione Bolivariana ha cominciato come una rivoluzione nazionale
democratica, il cui obiettivo era la liberazione del popolo Venezuelano da una
oligarchia corrotta che giocava il ruolo di agenzia locale dell'imperialismo. La
tendenza marxista ha sempre fermamente difeso la rivoluzione Bolivariana contro
i suoi nemici gemelli: l'oligarchia e l'imperialismo. Nello stesso tempo,
abbiamo sistematicamente spiegato che, per allontanare i pericoli che la
minacciano e avanzare verso la vittoria finale, la rivoluzione deve
necessariamente abbattere il capitalismo e il latifondismo.
La recente nazionalizzazione di "Venepal" e il decreto sulla riforma
agraria rappresentano una svolta del processo rivoluzionario in direzione di un
confronto decisivo con i suoi nemici. Queste misure rivoluzionarie sono state
accolte con entusiasmo dai contadini e dai lavoratori. Tuttavia, queste hanno
anche provocato il furore dei reazionari a Washington e in tutto il mondo. I
nemici della rivoluzione si preparano ad una nuova controffensiva. E il solo
modo di metterli sotto scacco, è di infliggere loro un colpo decisivo.
Ma ecco, sorge un problema. È ben noto che certi membri della direzione del
Movimento Bolivariano non condividono proprio l'entusiasmo di Chavez per la
rivoluzione, e che alcuni dei suoi consiglieri non apprezzano le sue incessanti
critiche pubbliche rispetto all'imperialismo americano.
È anche chiaro che Chavez non si lascia affatto impressionare da tali
consiglieri. In riferimento alle raccomandazioni di alcuni di questi, egli ha
affermato che “della gente pretende che noi non dobbiamo dire o fare cose che
possono irritare quelli di Washington”, poi ha citato l'eroe dell'indipendenza
dell'Argentina, José de San Martin : “Siamo liberi, senza preoccuparci di
ciò che dicono gli altri!”
Queste parole sono decisamente caratteristiche di Chavez. Si tratta di un uomo
di grande coraggio e di una grande onestà. Si è mostrato implacabile con
l'imperialismo americano. Ha imputato la responsabilità delle cattive relazioni
tra il Venezuela e gli Stati Uniti alle “aggressioni costanti” di questi
ultimi. Ha criticato la Segretaria di Stato americana, Condoleezza Rice, che
recentemente ha dichiarato che Chavez è “una forza negativa nella regione.”
Ha aggiunto che le relazioni fra gli Stati Uniti e il Venezuela resteranno
cattive fino a quando l'Amministrazione Americana perseguirà la sua politica di
aggressione. Ha affermato che “la forza più negativa al mondo, oggi, è il
Governo americano.”
Il Presidente ha criticato il governo americano per avere chiesto ad altri paesi
di esercitare pressioni sul Venezuela, riguardo alla crisi con la Colombia, a
proposito del sequestro di guerriglieri a Caracas, nel dicembre scorso. “Nessuno
ha risposto al loro appello (…) loro, ogni giorno che passa, sono sempre un
po' più isolati.» Chavez ha aggiunto che l'imperialismo americano non era
invincibile. “Ricordatevi del Vietnam, considerate la resistenza in Iraq e a Cuba, e considerate ora il
Venezuela!”
Il leader Bolivariano ha sottolineato che il Venezuela era preparato a
difendersi, armi alla mano, da qualsiasi aggressione, ed ha precisato che era
attualmente in corso la modernizzazione dell'arsenale e delle risorse delle
forze armate del Venezuela. Ma ha anche precisato che questo veniva fatto
nell'obiettivo di difendere la sovranità del paese: “Il Venezuela non
attaccherà nessuno ma non aggredite il Venezuela, perché ci troverete
preparati a difendere la nostra sovranità e il progetto che noi portiamo
avanti.”
Come Simon Bolivar, questo altro grande leader della rivoluzione nazionale
democratica in America latina, Hugo Chavez ha compreso che la rivoluzione non ha
la possibilità di trionfare se resta isolata in un unico paese. Perciò, ha
pubblicamente dichiarato che Trotsky aveva ragione contro Stalin, quando
spiegava che la rivoluzione non poteva risultare vincente in un quadro di uno
Stato isolato. Allo stesso modo, ha pubblicamente affermato che l'obiettivo era
di estendere la rivoluzione Bolivariana a tutti i paesi dell'America latina
andando anche oltre i confini del continente.
Nel suo discorso del 30 gennaio, Chavez ha puntato l'attenzione sulla recente
creazione della catena televisiva satellitare latino-americana "TeleSur"
“che ci permetterà di parlare, usando il nostro linguaggio, della realtà
vissuta dalla nostra gente.” Ha aggiunto che TeleSur sarà a disposizione del
popolo, non dei governi. Il Presidente Venezuelano ha fatto visita alla
comunità agricola di Lagoa do Junco stabilitasi a Tapes dal Movimento dei Senza
Terra (MST), in Brasile. Dopo la sua visita, ha tenuto una conferenza stampa in
presenza di più di 120 testate giornalistiche, nella quale ha criticato il
governo Americano, che pretende di dirigere la lotta contro il terrorismo, ma se
la prende con la democrazia in Venezuela. Tutto questo non è proprio opportuno
per attirargli la simpatia di Washington !
Un appello internazionalista
Malgrado la linea aggressiva e le molteplici provocazioni dell'imperialismo
americano, il Presidente del Venezuela fa sempre attenzione a distinguere
nettamente il popolo americano dai suoi dirigenti. Dopo aver sottolineato che
nessun impero è durato in eterno, Chavez ha previsto che “un giorno,
l'imperialismo americano finirà per essere rovesciato sotto gli effetti del suo
stesso declino. Allora, il grande popolo di Martin Luther King sarà alla fine
liberato. Il grande popolo degli Stati Uniti è nostro fratello, e io lo saluto!”
Il presidente ha proseguito : “Noi dobbiamo ricominciare a parlare di
uguaglianza. Il governo americano parla di libertà, ma mai di uguaglianza.
L'uguaglianza non interessa proprio a loro. La loro concezione della libertà è distorta. Il popolo americano, di cui noi
condividiamo i sogni e gli ideali, deve liberarsi. Il loro è un paese di eroi,
di sognatori, di lottatori, di gente come Martin Luther King e Cesar Chavez.”
Poi ha continuato : “Noi non possiamo attendere una fase di 10 anni di
crescita economica prima di ridurre la povertà, grazie all'effetto stillicidio,
come suggeriscono le teorie neoliberali.” Chavez ha rimproverato l'accordo
sulla Zona di libero scambio delle Americhe (Zlea), promosso dagli Stati Uniti:
“La Zlea, è la morte. Quello che hanno ottenuto, è una serie di mini-Zlea ,
visto che l'imperialismo americano non è stato tanto potente da imporre il
modello neocoloniale della Zlea.”
Chavez ha reso omaggio alla collaborazione con Cuba che, come molti paesi
dell'America Centrale, ha ricevuto petrolio venezuelano a prezzi inferiori a
quelli del mercato, in cambio di assistenza nei settori della sanità,
dell'educazione e dell'agricoltura, fra gli altri. Ha spiegato che circa 20.000
medici cubani lavorano in Venezuela in cliniche gratuite situate nei quartieri
poveri, e che il Venezuela utilizzava un metodo cubano di insegnamento della
lettura approvato dall'Unesco, grazie al quale 1,3 milioni di Venezuelani hanno
appreso a leggere e a scrivere. Ha spiegato che il Venezuela utilizza vaccini
cubani, cosa che permette ai bambini di essere protetti contro alcune malattie
come le epatiti.
A proposito di Cuba, Chavez ha aggiunto : “Cuba e il Venezuela seguono
ciascuno il loro cammino. Ma noi ci rispettiamo, noi concludiamo degli accordi e
noi progrediamo nell'interesse dei nostri popoli.” Ha affermato che qualsiasi
aggressione contro uno dei due paesi dovrebbe essere respinta dalla resistenza
dell'altro, “in quanto noi siamo uniti, in spirito, dal Messico fino alla
Patagonia.”
"Quando l'imperialismo si sente debole, ricorre alla forza bruta. Gli
attacchi contro il Venezuela sono un segnale di debolezza, di debolezza
ideologica. Oggi, quasi nessuno difende più il neoliberismo. Sono già tre anni
che Fidel [Castro] e il sottoscritto siamo i soli a formulare queste critiche,
al momento delle riunioni presidenziali. Noi ci sentiamo isolati, come se noi
fossimo degli infiltrati in queste riunioni.”
Chavez ha proseguito: “Considerate la repressione all'interno degli Stati
Uniti, incarnata dal Patriot Act, che costituisce una legge repressiva diretta
contro i cittadini americani. Hanno messo in prigione un gruppo di giornalisti
che rifiutavano di rivelare le loro fonti. Non hanno voluto permettere ai
giornalisti di prendere le foto dei corpi dei soldati americani, molti di
costoro sono Latinos, che ritornavano dall'Iraq. Questi sono i segnali della
debolezza di Goliath.”
“Il Sud esiste ancora!..Il futuro del Nord dipende dal Sud. Se non si
permette che arrivi un mondo migliore, se ci areniamo, e se, di fronte ai fucili
dei Marines americani e alle bombe omicide del Signor Bush, non c'è nel Sud
coordinazione e organizzazione per resistere all'offensiva dell'imperialismo, di
modo che la dottrina Bush sia imposta al mondo, il Sud verrà distrutto. »
In riferimento alla debole ed insufficiente regolamentazione delle attività
industriali, Chavez ha avvisato che il riscaldamento climatico ci riserverà
delle catastrofi, se non agiremmo con rapidità. Ha continuato aggiungendo che
prima che sopravvengano tali avvenimenti, potrebbero avvenire dappertutto delle
ribellioni, “perché i popoli non vogliono accettare passivamente il
neoliberalismo e il colonialismo.”
“Il capitalismo deve essere superato.”
Comunque, la parte più interessante del suo discorso è stata quella dove ha
affermato che era necessario ricorrere agli sforzi nazionali democratici per la
trasformazione socialista della società: « Mi convinco ogni giorno di più, non ho più alcun dubbio nella mia mente, e come
molti intellettuali hanno detto: è necessario andare oltre al capitalismo.
Tuttavia, il capitalismo non può essere superato nel quadro del capitalismo
stesso, ma per mezzo del socialismo, il vero socialismo, con l'uguaglianza e la
giustizia. Io sono convinto che questo si può realizzare in modo democratico
ma non con il genere di democrazia imposta da Washington.»
Queste parole marcano la prima indicazione chiara di una svolta decisiva nella
rivoluzione Bolivariana. Fino allora, Chavez non aveva mai parlato di
superamento dei limiti del capitalismo. Ma il corso reale degli avvenimenti ha
posto il problema sempre più nettamente : la vittoria della rivoluzione
nazionale democratica è impossibile senza intaccare la proprietà privata dei
mezzi di produzione, vale a dire senza assumere misure decisive per espropriare
i proprietari terrieri, i banchieri e i capitalisti. La sola speranza di successo della rivoluzione Venezuelana risiede
nella sua trasformazione in rivoluzione Socialista.
Ma il modello del cosiddetto “socialismo reale”, che ha fallito in Unione
Sovietica, non esercita alcuna attrazione sulle masse del Venezuela
profondamente impregnate di spirito democratico. Quello che bisogna fare è un
ritorno alle tradizioni democratiche della Rivoluzione d'Ottobre, al programma
di Lenin e di Trotsky. Questa è la sola garanzia di vittoria! A questo
proposito, Chavez ha affermato: “Noi dobbiamo reinventare il socialismo. Che
non può essere il tipo di socialismo che esisteva in Unione Sovietica. Il
socialismo emergerà con lo sviluppo di nuovi sistemi basati sulla cooperazione,
e non sulla competizione.”
Il Presidente ha puntualizzato che il Venezuela tenta di mettere in atto una “economia
sociale”: “È impossibile, nel quadro del capitalismo, di risolvere i gravi
problemi inerenti alla povertà della maggioranza della popolazione mondiale.
Noi dobbiamo andare oltre il capitalismo. Ma noi non possiamo affidarci al
capitalismo di Stato, che è una perversione simile a quella esistente
nell'Unione Sovietica. Noi dobbiamo riappropriarci del socialismo in quanto tesi
e in quanto progetto ma di un nuovo tipo di socialismo, un socialismo
umanitario, che ponga sopra di tutto gli uomini, e non le macchine o lo Stato.
È questo il dibattito che noi dobbiamo promuovere attraverso il mondo, e il
Forum Sociale Mondiale è un buon posto per fare questo.”
Il socialismo è democratico, o non è! Prima di tutto, il controllo e
l'amministrazione del sistema industriale, della società e dello Stato devono
stare ovviamente nelle mani della classe operaia. È il solo mezzo per evitare
la formazione di una burocrazia, questo abominevole cancro sul corpo dello Stato
operaio, e di assicurarsi che le masse facciano propria la rivoluzione e si
identifichino con essa fin dall'inizio. La partecipazione attiva dei lavoratori
è la condizione primaria del socialismo.
Chavez ha aggiunto che, malgrado la sua ammirazione per il rivoluzionario argentino
Che Guevara, considera i metodi del Che come inapplicabili. “L'idea di uno,
due, tre Vietnam non ha funzionato, in particolare in Venezuela.” Questo è
esatto. L'obiettivo del Che, quello dell'espansione della rivoluzione in tutta
l'America latina, era corretto e necessario. Ma disgraziatamente la sua tattica
era sbagliata.
Questa è sfociata nella sua tragica morte, che ha privato la rivoluzione di una
guida eccezionale.
Risulta necessario trarre lezioni dalla storia e parlare chiaramente: durante
decine di anni, in America latina, la tattica della guerriglia ha portato a
tutta una serie di sconfitte. La rivoluzione Cubana ha colto di sorpresa gli
imperialisti americani. Ma costoro hanno imparato la lezione. Di conseguenza,
ogni volta che un “foco” (un “focolaio” rivoluzionario) è
apparso, gli americani si sono dati premura di schiacciarlo prima che potesse
svilupparsi come si è visto con la sorte tragica del Che in Bolivia.
La guerriglia è stata un aiuto necessario alla rivoluzione operaia nei paesi
come la Russia zarista o la Cina, o dove esisteva una classe contadina molto
diffusa. Ma questo non è il caso dell'America Latina, dove la grande
maggioranza della popolazione vive nelle città. La cosiddetta «guerriglia
urbana» non è niente altro che terrorismo individuale sotto un altro nome.
Questa tattica è sempre stata rifiutata dai marxisti, in particolare dai
marxisti russi dell'epoca di Lenin. Questa tattica conduce invariabilmente alla
sconfitta e i popoli del Venezuela, dell'Argentina, d'Uruguay e della
Colombia lo sanno bene per averne fatto la dura esperienza.
Il grande vantaggio della rivoluzione Venezuelana consiste nel fatto di essere
essenzialmente una rivoluzione urbana che gode di un sostegno importante
nelle campagne che si appoggia sull'attivismo delle masse, in particolare
della classe operaia e dei suoi alleati naturali: i poveri delle città, i
disoccupati, la gioventù rivoluzionaria, le donne e gli intellettuali
progressisti.
La lotta parlamentare ed extra-parlamentare
Alcuni irrecuperabili settari pensano che la lotta parlamentare non può giocare
alcun ruolo nella rivoluzione. Questo dimostra che costoro non capiscono nulla
di rivoluzioni, e poco di tutto il resto. I bolscevichi russi prendevano molto
sul serio la lotta parlamentare, e abilmente organizzavano le rivendicazioni
democratiche e le rivendicazioni sociali ed economiche della classe operaia,
collegandole all'idea della presa del potere. Questo è il solo mezzo di
costruire una base di massa, di mobilitare le masse e, quindi, di creare le
condizioni oggettive di un capovolgimento rivoluzionario. Non esiste altra via
possibile.
La rivoluzione Bolivariana si è innescata su un piano elettorale e ha inflitto
colpi su colpi ai controrivoluzionari, culminando con la magnifica vittoria del
referendum dell'agosto 2004. In questo modo, ha potuto attirare a sé il
sostegno delle masse.
Ma la lotta non è certamente terminata. Seguendo una legge dialettica, la lotta
parlamentare alla fine deve trovare una sua risoluzione all'esterno del
parlamento. I riformisti e i cretini parlamentari, questo non lo comprendono! È
per questo che costoro guidano il movimento sempre alla sconfitta come
abbiamo visto in Cile. Se l'ala riformista e filo borghese del movimento
bolivariano avranno la prevalenza, la medesima sorte attende il popolo del
Venezuela.
Detto questo, gli elementi riformisti e filo borghesi non hanno ancora vinto la
partita. Il movimento Bolivariano è sotto la pressione delle masse, che esigono
che la rivoluzione proceda, che infligga colpi decisivi ai suoi nemici. Le masse vogliono il potere. I lavoratori pretendono la
nazionalizzazione delle imprese e i contadini la ridistribuzione delle terre,
per finirla con il potere dei grandi proprietari terrieri. Questo è un fatto
decisivo! Contrariamente a quello che pretendono i riformisti, la rivoluzione
non è terminata. La rivoluzione è appena agli inizi!
Qualsiasi siano i limiti del movimento Bolivariano, le sue incertezze, le sue
contraddizioni, le sue ambiguità e la sua mancanza di un programma chiaramente
espresso, il movimento ha il merito innegabile di avere impegnato le masse nella
lotta, di aver organizzato, mobilitato e inspirato milioni di oppressi che, fino
a quel momento, non erano mai stati organizzati. Si tratta di un grandioso
risultato! E l'uomo che ha fornito l'ispirazione a questo magnifico movimento,
che gli ha fornito una direzione e una bandiera si chiama Hugo Chavez.
Coloro che denigrano Chavez, che ne sminuiscono il ruolo o attaccano i
marxisti che lo sostengono, (pur conservando la loro indipendenza politica e
organizzativa), dimostrano di essere completamente incapaci di capire le
rivoluzioni e il ruolo che in queste devono giocare i marxisti. Non bisogna
criticare o brontolare ai margini del movimento, ma partecipare attivamente alle
lotte, fianco a fianco con i lavoratori più consapevoli e con la gioventù
rivoluzionaria, spiegando con pazienza quello che risulta necessario, spingendo
il movimento sempre più avanti. Tutto il resto non è che la sterile impotenza
del settarismo. Marx sottolineava che un passo in avanti del movimento operaio
nella realtà vale un centinaio di programmi corretti (e Marx conosceva
perfettamente l'importanza di un programma corretto).
Ugualmente, Lenin affermava che, per le masse, un'oncia di esperienza vale una
tonnellata di teoria (e Lenin non ha mai sottovalutato l'importanza della
teoria!). Le masse Venezuelane hanno ben appreso dall'esperienza di questi
ultimi anni, e quindi hanno assunto una grande sicurezza. Soprattutto, hanno
acquisito un senso molto vivo della democrazia. Non sopportano più metodi
burocratici ed autocratici. Questa è una garanzia molto forte contro i pericoli
di un futuro Stato totalitario. In queste condizioni, sarebbe impossibile, o per
lo meno molto difficile, imporre una dittatura di tipo staliniano. Quello che è
all'ordine del giorno, è uno Stato democratico fondato sul lavoro come lo
Stato Sovietico instaurato da Lenin e Trotsky nell'Ottobre 1917, prima della sua
degenerazione burocratica.
Per una Federazione Socialista dell'America latina!
Nel suo discorso, Chavez ha citato la frase di Marx che Trotsky richiamava
spesso: “Per avanzare, ogni rivoluzione ha bisogno della frusta della
controrivoluzione.” Chavez ha enumerato le molteplici azioni tentate
dall'opposizione e dall'amministrazione americana per sottrargli il potere. “Ma
noi abbiamo resistito, ed ora passiamo all'offensiva. Per esempio, la nostra
industria petrolifera è in piena ripresa. (…) Nel 2004, abbiamo orientato 4
miliardi di dollari provenienti dai fondi petroliferi verso investimenti
sociali, l'istruzione, la sanità, i piccoli crediti, la casa, a vantaggio dei
poveri fra i poveri. I neoliberisti definiscono sperpero tutto questo. Ma questo
non è sperpero, visto che consente ai poveri di vincere la povertà.” Ed ha
aggiunto che “prima, la ricchezza se ne andava fuori dal Venezuela, od era solo profitto per i ricchi.”
Chavez ha criticato le privatizzazioni: “Le privatizzazioni fa parte del piano
neoliberista ed imperialista. La salute non può essere privatizzata, in quanto
è un diritto umano fondamentale, allo stesso titolo dell'educazione,
dell'acqua, dell'elettricità e di tutti gli altri servizi pubblici. Questi non
possono essere abbandonati nelle mani del capitale privato, che schernisce i
diritti del popolo.» Tutto ciò è molto vero. Bisogna lottare contro le
privatizzazioni. Ma la soluzione più efficace consiste nella formulazione di un
progetto di autentica produzione socialista, sotto il controllo democratico e
amministrativo della classe operaia.
Nel discorso di Chavez sono presenti naturalmente alcuni elementi con i quali i
marxisti non sarebbero d'accordo.
Chavez ha difeso il Presidente del Brasile, «Lula» Da Silva, che è stato
invece severamente criticato dalla sinistra latino-americana, e accolto da
vivaci dissensi al momento del suo discorso al Forum Sociale Mondiale. Messa da
parte la naturale reticenza che prova un invitato a criticare il suo ospite,
Chavez considera i leaders come Lula in Brasile, Kirchner in Argentina, o ancora
i nuovi dirigenti in Uruguay, come potenziali alleati nella lotta contro
l'imperialismo americano. Allo stesso modo esprime un giudizio favorevole nei
confronti del Presidente della Russia, Vladimir Putin.
Non c'è nulla di scorretto nel fatto di tentare di utilizzare sul fronte
diplomatico tutte le aperture per tentare di rompere il muro di isolamento
diplomatico che Washington sta cercando di costruire attorno al Venezuela. Al
contrario : il governo di Chavez è obbligato a farlo.
Fin tanto che la rivoluzione rimane isolata, Chavez è obbligato a cercare di
instaurare relazioni commerciali e diplomatiche con gli Stati che non gli sono
ostili. Ma non potrà contare fermamente e indefinitamente su questi punti di
sostegno diplomatico. E immaginarsi, come fanno alcuni, che la rivoluzione
Bolivariana possa continuare, grazie a tali sostegni, è come marciare
direttamente verso l'abisso. Questi punti di sostegno possono crollare o
trasformarsi nel loro contrario nello spazio di 24 ore.
L'unico sostegno affidabile della rivoluzione Bolivariana consiste nei milioni
di lavoratori e di contadini oppressi dell'America latina, così come il
movimento operaio del mondo intero. La rivoluzione Bolivariana può già contare
sulla simpatia di milioni di persone. Se dimostra di essere in grado di prendere
la rotta decisiva per spezzare le catene dell'imperialismo e per mettere un
termine definitivo alla schiavitù del capitalismo, questa passiva simpatia si
trasformerà in azione militante.
L'imperialismo americano sarà privato della possibilità di intervento, in
quanto in ogni parte del mondo dovrà far fronte a movimenti di
contrapposizione, invece che ad un solo movimento all'interno dei propri
confini.
Per due secoli la borghesia latino-americana ha tradito gli ideali rivoluzionari
di Simon Bolivar. Questi ideali non si tradurranno in realtà fino a quando i
lavoratori del Venezuela e di tutta l'America Latina non prenderanno nelle loro mani il potere. Quello di cui hanno necessità
è un esempio coraggioso. Con le armi di una politica e di programmi corretti,
il Venezuela può loro fornirlo.
1 febbraio 2005
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova.
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