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| Orrore senza fine in Afghanistan |
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| Internazionale | |||
| Scritto da Francesco Giliani | |||
| Giovedì 21 Dicembre 2006 04:27 | |||
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Duemila bombardamenti aerei negli ultimi sei mesi, almeno quattro mila vittime civili nel solo 2006, la completa disorganizzazione dell’economia, un governo fantoccio di Washington corrotto fino alle midolla, la più alta mortalità infantile al mondo (165 bambini su 1.000 nati). Questo è il quadro dell’Afghanistan “democratico” dopo cinque anni di cosiddetta “guerra al terrore” condotta dall’imperialismo. Senza contare che aree crescenti del paese sono controllate dai talebani, spesso in alleanza con signori della guerra locali.
Un recente rapporto congiunto del Pentagono e del Dipartimento di Stato constatava che i soldi usati per addestrare la polizia afgana (1,1 miliardi di dollari) non hanno sortito alcun risultato significativo. Sotto accusa è finita anche la DynCorp International, multinazionale della sicurezza basata in Virginia che si è intascata un bel gruzzolo di soldi stanziati dal governo USA e non riesce a produrre un resoconto di ciò che ha fatto in Afghanistan. Il 2006 è stato l’anno più sanguinoso in Afghanistan sin dall’invasione del 2001, l’aumento degli attacchi alle truppe di occupazione ha finora lasciato sul campo anche 200 soldati Nato/Isaf. Il “pantano afgano” non ha impedito a Blair, in visita a Kabul, di fingersi ottimista ed indicare ai soldati britannici che in quelle zone desertiche “è in gioco il futuro dell’umanità”. Coprire obiettivi imperialisti con fraseologia democratica non è una novità né un’esclusiva dei politici britannici. Tuttavia Blair, lasciando trasparire una parte del suo vero pensiero, ha aggiunto che per “ricostruire l’Afghanistan” potrebbero essere necessari alcuni decenni… Chissà, sarà di questo tipo l’exit strategy che proporrà il governo italiano al prossimo rifinanziamento della missione?
Il conflitto, inoltre, si sta allargando al Pakistan, destabilizzando ulteriormente la regione. Il controllo talebano sulle regioni meridionali del paese sta cementando un’alleanza coi signori tribali del nord del Pakistan, particolarmente nella vasta regione del Waziristan (con una superficie pari ad un decimo dell’Italia). Musharraf, presidente filo-Usa del Pakistan, aveva bombardato a tappeto il Waziristan nell’estate 2006. Al tempo stesso Musharraf, avendo sottovalutato la ribellione in quella regione, è stato costretto a firmare un accordo di pace favorevole ai capi tribali ed ai partiti fondamentalisti. In questo momento, quindi, il Waziristan pare essere sfruttato dai talebani come retrovia da cui organizzare attacchi alla Nato nel sud dell’Afghanistan. Questa situazione sta provocando scontri diplomatici tra il presidente afgano Karzai e Musharraf, accusato dal primo di voler “schiavizzare” l’Afghanistan. Ma le tensioni si potrebbero presto acutizzare anche tra il Pakistan e l’imperialismo Usa. Un diplomatico europeo, alla condizione di rimanere anonimo, ha infatti detto alla Cbs News che “molte persone si chiedono se Musharraf può effettivamente essere ciò che dichiara di essere, ovvero un bastione contro gli estremisti islamici”.
18/12/2006
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