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| Tribuna congressuale: Utopia della decrescita o alternativa rivoluzionaria? |
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| Prc | |||
| Scritto da Serena Capodicasa* | |||
| Martedì 01 Luglio 2008 02:53 | |||
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Uno dei temi che si impone con una certa urgenza al nostro dibattito, è senza dubbio la questione ambientale. I roboanti annunci del governo sul rilancio del nucleare, l'emergenza rifiuti in Campania, i piani padronali di devastazione del territorio (inceneritori previsti non solo in Campania ma anche da molte altre giunte di centrosinistra, Tav e ponte sullo stretto) ci indicano che è necessario costruire anche su questo piano una netta opposizione all'offensiva della borghesia, sia che venga dispiegata dal governo delle destre sia che trovi voce negli esponenti del Pd.
Il nuovo modello di sviluppo proposto nei documenti 1, 2 e 5 riflette chiaramente le influenze della teoria della decrescita: dalla «critica allo sviluppismo» del primo documento che avanza un concetto di «ecologia politica» basato sul «risparmio, il ripristino, la conservazione, il riuso», all' «elaborazione ecopacifista» del secondo per una «sinistra che pratica il risparmio energetico, lo sviluppo delle energie rinnovabili, altri consumi, cooperazione», fino alle proposte della quinta mozione «per un altro modo di fare economia, sociale, non più affidato alla crescita, ma basato su una capacità di interazione con i cicli ambientali», gli echi sono particolarmente forti.
Questa corrente di pensiero, elaborata e sviluppata da accademici come Serge Latouche e Mauro Bonaiuti, di fronte alla collisione tra un capitalismo votato all'accumulazione illimitata e la limitatezza delle risorse naturali, mette in discussione il concetto di crescita come «mito fondativo della nostra società» e riscopre quello della «giusta misura», da applicare in primo luogo alle dimensioni delle strutture produttive, essendo quelle medio-piccole «le sole in grado di operare scelte in favore di un'autentica sostenibilità ecologica» (Bonaiuti). Anche da un punto di vista politico vale lo slogan «piccolo è bello» dato che si ritiene che la democrazia possa funzionare solo in piccole unità di circa 30mila abitanti (Fotopoulos).Il carattere utopistico di questa idealizzazione del locale in un contesto di capitalismo globalizzato non sfugge però allo stesso Latouche: «Un capitalismo eco-sostenibile è (…) irrealistico sul piano pratico (…) tuttavia l'eliminazione dei capitalisti, il divieto della proprietà privata degli strumenti di produzione, l'abolizione del rapporto salariale o del danaro getterebbe la società nel caos».
(Pubblicato su Liberazione del 1 luglio 2008) Leggi gli altri articoli comparsi sulla tribuna:
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